Arianna di Arianna
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TEMA:IN CHE SENSO POSSIAMO PARLARE DELLA RISURREZIONE COME EVENTO STORICO?

La risurrezione di Gesù è il centro della Fede della Chiesa, poiché è il punto fondamentale riguardo a tutta la storia e la vita di Gesù stesso.
La Fede cristiana è credere, fare un’esperienza di Gesù, malgrado ci siano i dogmi e le verità.
Al centro della nostra Fede c’è il Padre che risuscita il Figlio. Tutti, discepoli, apostoli, hanno raggiunto la vera Fede in Gesù dopo la venuta dello Spirito Santo, gli evangelisti, infatti, hanno descritto la Pentecoste in modo diverso tra loro e la forma con cui la racconta il Vangelo è una garanzia di veridicità.
Per noi, di questa epoca, la conoscenza storica di Gesù non è più possibi-le perché fisicamente non lo vedremo passare qui vicino a noi, ma nella preghiera, nella lettura, nei Sacramenti lo possiamo conoscere e contemplare tutt’ora. Per gli apostoli, però, la conoscenza arriverà dopo, anche se si accede alla risurrezione grazie alla loro testimonianza. Loro vedono Gesù con gli occhi della Fede, come i discepoli di Galilea quando fanno la pesca miracolosa, o le apparizioni a Gerusalemme, o ancora i discepoli di Emmaus.
Ciò che fa nascere la Chiesa e la Fede è la predicazione del Vangelo e il fattore caratteristico è proprio che i discepoli, dopo la morte di Gesù, si riuniscono e partono per “ammaestrare” e predicare i popoli.
La risurrezione rimane comunque un mistero, ma i segni ci sono, come spiegavo prima, ad esempio i discepoli di Emmaus che, quando incontrano Gesù, pensano che sia un uomo qualunque, ma lo riconoscono allo spezzare del pane.
Oggi la Chiesa ha davanti a sé una mentalità in cui tutto deve essere spiegato; ma in che modo possiamo parlare del contenuto e del significa-to della risurrezione di Gesù se non si riesce a dimostrarla? Il Nuovo Te-stamento ne parla senza descriverla!
La sua storia è centrata soprattutto sulla morte e sulla passione.
La risurrezione, infatti, si può definire un evento storico che non si conclude; vale a dire che ha un effetto retroattivo, o meglio, raggiunge Adamo ed Eva ma non solo, arriva anche all’ultimo bambino che nascerà sulla Terra.
Gesù non ci da prove della sua risurrezione, per non obbligarci a credere, ma ci da, in ogni modo, dei segni che possono bastarci, lasciandoci liberi, poiché, la religione cristiana non è soltanto una religione del libro, come l’ebraismo o l’islamismo, il cristianesimo fa esperienza dei fatti e di cose reali; si tratta di credere, di fare propria l’esperienza che fu anche quella degli apostoli.
Non si può dire di essere testimoni di Gesù solo perché abbiamo verificato la sua storia; san Paolo non ha avuto verifiche eppure era un apostolo e proprio lui ci ha spiegato quattro importanti fatti: la morte di Gesù, la sepoltura, le apparizioni e la sua risurrezione. La testimonianza per essere vera deve essere fatta in scienza e verità, dobbiamo quindi conoscere i fatti e vederli con gli occhi della fede, come è successo agli apostoli quando hanno visto Gesù Risorto.
Storicamente non solo il Nuovo Testamento parla della morte di Gesù, ma possiamo trovarla anche in alcune fonti profane come, ad esempio, le lettere di Tacito.
Anche la morte e la sepoltura sono ambedue realtà storiche verificabili come la risurrezione. I Vangeli ne parlano ma non la hanno mai descritta, però esistono schemi che possono esprimere queste realtà; il primo ci spiega che Gesù si è svegliato dal sonno della morte e si è levato dalla tomba e dallo sheol (luogo momentaneo dove vanno tutti quelli che sono morti), il secondo dice che Gesù è salito al cielo, è stato esaltato e ascende al cielo.
La risurrezione è la sua esaltazione (Giovanni la associa alla Croce) e non è una trasformazione, fisica o chimica, del corpo o una semplice rianima-zione come è capitata a Lazzaro, che è rivissuto e poi morto per la seconda volta, ma è un nuovo stato di vita presso il Padre.
Il Nuovo Testamento ci parla di due tipi di apparizioni dopo la risurrezione di Gesù, ma non le descrive, le troviamo nel Vangelo di LC e GV e anche in 1Cor. Entrambi ci parlano dell’esperienza Pasquale ed hanno un’intenzionalità catechetica.
A volte, però, troviamo anche delle incongruenze; prima Gesù Risorto appare a Gerusalemme, poi in Galilea, ma qual è in realtà il significato delle apparizioni?
Il Risorto appare a chi ha fatto esperienza di Fede, ma distinguiamo le apparizioni in tre aspetti: il primo, l’iniziativa da parte di Gesù di rivelarsi; il secondo, gli apostoli identificano il risorto con Gesù, questo proba-bilmente non sarebbe accaduto se essi non avessero avuto la Fede; il terzo, le apparizioni sono legittimazione della missione della Chiesa e lo con-fermano.
La missione del cristiano è continuare l’opera di Gesù, il quale è venuto per rivelare il Padre facendo presente l’opera di Dio.
Parlando ora del sepolcro vuoto, possiamo affermare che non è una prova della risurrezione di Gesù poiché da qui sorgono alcuni problemi, come quello storico-archeologico o quello ermeneutico, ossia dell’interpretazione.
I Vangeli ci forniscono alcune diverse interpretazioni anche del momento in cui le donne trovano il sepolcro vuoto, ad esempio: che quella non era la tomba di Gesù, ma di Giuseppe di Arimatrea; oppure, dato che erano state le donne, a scoprire il sepolcro vuoto, la loro testimonianza non ve-niva presa in considerazione, poiché a quel tempo le donne non erano ascoltate; o che, addirittura, nessuno si preoccupava del fatto accaduto.
A questi avvenimenti si possono dare diverse interpretazioni, ossia che qualcuno avesse portato via il corpo, o che lo avessero trasferito, o che Gesù non era morto veramente, oppure che le donne avessero sbagliato sepolcro.
La scoperta del sepolcro vuoto, quindi, non è una prova sufficiente, ma le parole dell’angelo (“perché cercate tra i morti colui che è vivo”) sono impor-tanti per affermare la risurrezione di Gesù.
E’ differente dall’immortalità dell’anima la risurrezione; se l’anima di Gesù fosse immortale si potrebbe ritrovare il suo corpo nel sepolcro e lo spi-rito sarebbe apparso ai discepoli, invece è apparso loro nel suo vero corpo.
Gli studiosi hanno dato alcune soluzioni alla questione del sepolcro vuoto; qualcuno pensa che sia tutta una leggenda, oppure è un segno storico del trionfo di Gesù sui suoi nemici, o ancora alcuni autori, ricordando la celebrazione del Triduo, ne distinguono un’origine culturale.
Anche se abbiamo affermato che non basta il sepolcro vuoto per provare la sua risurrezione, questo è in ogni modo un segno che ce la conferma.
Nel Nuovo Testamento possiamo trovare una riflessione sulla corporalità di Gesù Risorto che distingue il corpo naturale, ovvero quello carnale, tra quello spirituale, totalmente aperto a Dio.
Il Nuovo Testamento ci spiega, infatti, la causa del perché il suo corpo non si trova: è stato assunto al cielo nella totalità del suo essere.
Il Corpo di Cristo, vale a dire la risurrezione, diventa storica ed è garanzia della novità del Regno di Dio e il cristiano partecipa alla sua Gloria. La morte è sconfitta dalla vittoria, quindi la risurrezione di Gesù è un fatto in cui possiamo soltanto credere, iniziando dai primi cristiani fino ad arrivare a noi; la risurrezione è una realtà storica e quello che dimostra non è un fatto qualunque.

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