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Rastafarianesimo

Il Rastafarianesimo o Rastafar-I (rastafarai) è un movimento religioso e culturale nato intorno al 1930.

Storia
Il Rastafarianesimo è nato come religione “di supporto” al movimento nazionalista etiope, chiamato “Etiopismo”. Esso cominciò a svilupparsi quando fu incoronato re dell’Etiopia Ras Tafari, con il nome di Hailé Selassié I. Fu riconosciuto Negus Neghesti (Re dei Re), Eletto da Dio, Luce del Mondo, Leone Conquistatore della tribù di Giuda: quest’ultimo titolo gli fu attribuito per essere tornato cinque anni dopo dal suo esilio volontario durante l’occupazione italiana. Questo episodio era descritto nelle Sacre Scritture, e quindi fu creduto Cristo venuto per la seconda volta. La tribù di Giuda ebbe origine dall’incontro tra la regina di Saba e Salomone, narrato nell’antico libro sacro per il rastafarianesimo, il Kebra Nagast.

Insieme all’Etiopismo c’era anche un altro fattore che muoveva gli etiopi: la Diaspora Nera. Si trattava di una corrente di ispirazione cristiana che pretendeva il recupero della dignità culturale e nazionale degli africani deportati e schiavizzati.
Nei primi del ‘900 gli etiopisti, con a capo Marcus Garvey, sparsero la voce che la venuta del Messia era ormai prossima (Garvey fu poi identificato come un secondo Giovanni Battista). Quando Hailé Selassié salì al potere, venne considerato come Gesù in persona dagli etiopisti (in quel momento capeggiati da Leonard Howell) e si creò così il RasTafarianesimo. Grazie alla predicazione, si diffuse in tutto il mondo.

Dottrina e filosofia
I Rastafariani credono in Gesù e negli insegnamenti della chiesa cristiana ortodossa. L’Etiopia è ritenuta la Nuova Gerusalemme: infatti l'Etiopia riceve il compito di custodire la purezza della Cristianità (Israele rifiutò) e di custodire il trono di Davide fino al ritorno di Cristo, al quale appartiene sin dall'inizio del mondo. L'Etiopia ricevette l'Arca dell'Alleanza, oggi conservata in un santuario. Il fatto che dopo Hailé Selassié la monarchia sia finita incoraggia i rastafariani a considerarlo come Cristo (la fine della monarchia significherebbe che il trono è tornato a Gesù).
È predicata la “parentela spirituale”, ciò significa che i rastafariani non sono chiusi verso le altre religioni ma vogliono rispettarle. Trovano che siano, parafrasando una frase di Hailé Selassié, “vie del Dio vivente”.

Credono in un unico pensiero internazionale, retto dal principio della sicurezza collettiva, dell'autodeterminazione dei popoli, dell'uguaglianza dei diritti. Sostengono che dovrebbe esserci una istituzione internazionale che ripudi la guerra e risolva le dispute tra stati in maniera pacifica (per esempio l’ONU). Ammettono solo governi basati sulla Dichiarazione dei Diritti Umani e che difendano ogni tipo di libertà, dunque liberali e democratici. Ovviamente rifiutano ogni forma di governo totalitario, che sia di destra o di sinistra, in quanto assorbono l’anima umana che è di proprietà esclusiva di Dio. Pensano che ci sia bisogno di una stato che, oltre a essere democratico, educhi anche l’uomo, in modo laico e rispettando il prossimo e Dio.
Bisogna specificare che i rastafariani non odiano l’uomo bianco, infatti predicano l’uguaglianza tra le etnie, e non lo escludono dalla propria religione.

Le donne
Nella cultura rasta le donne sono considerate pari agli uomini, ma la società è patriarcale, dunque nella famiglia è l’uomo che ha l’ultima parola. Un esempio di rispetto per le donne è la moglie di Hailé Selassié, Menen, che è considerata la più importante delle creature dopo Gesù, la Madre della Creazione e la Regina dei Re.

L’uso della Marijuana

Un argomento che fa spesso discutere è l’uso della marijuana nella comunità rasta. Il governo italiano ne vieta il possesso oltre a 5 grammi. In ogni caso, è considerata dalla comunità rasta fari un’erba medicinale, supporto nella preghiera e nella meditazione, portatrice di salvezza. Si crede che la ganja (sanscrito per marijuana) sia cresciuta sulla tomba di Salomone e che tragga forza da lui. La marijuana è anche associata all'Albero della Vita e della Saggezza che era presente nell'Eden a fianco dell'Albero della conoscenza del bene e del male.

I Dreadlocks
Un elemento che accomuna i rastafariani è la capigliatura: portano infatti i famosi Dreadlocks. Il motivo per cui non si curano i capelli viene dal Kebra Nagast e si chiama Nazireato: è la consacrazione della propria testa, che implica il fatto di non tagliarsi i capelli. Sansone, che possedeva la sua forza nei capelli, ne è un esempio.

Sion
Il Sion (o Zion) è la Nuova Gerusalemme, ovvero il luogo dove si manifesterà il Cristo. Quando gli ebrei erano in cattività a Babilonia (che è simbolo del male) volevano tornare nello Zion e i rastafariani hanno paragonato la situazione degli ebrei alla propria, predicando il ritorno in Etiopia, ovvero la Nuova Gerusalemme.

Musica

Nyabinghi

Il Nyabinghi è una musica sacra che viene suonata durante le cerimonie. L’elemento fondamentale è il “burru drumming”, che veniva praticato nella zona Ovest di Kingston dagli schiavi che scappavano durante la deportazione, chiamati Maroon (in Jamaica si trova il “centro di smistamento” dei neri).

Ska/Bluebeat

Lo Ska (o Bluebeat) è il primo genere diventato popolare. Deriva da Calypso e Mento. Prince Buster e Count Ossie furono i primi importanti produttori di questo genere.

Reggae
Il Reggae nacque come variante del Rocksteady (a sua volta variante dello Ska, ma con ritmi più lenti e stile soul). Questo genere di musica era supportato da i rude boys, ragazzi che si erano dati al furto per sopravvivere e imitavano nell’abbigliamento i gangster dei film americani. È caratterizzato soprattutto dai ritmi in levare e dai bassi messi in evidenza. Il Roots Reggae è però il sottogenere nel quale si identificano i rastafariani: i temi dei testi riguardano non solo la spiritualità ma anche la resistenza all’oppressione dei governi, la povertà, il razzismo.

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