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Monachesimo

Le prime comunità di fedeli
Nel II secolo a.C., alcuni gruppi di Ebrei si stabilirono nella zona del mar Morto, in completo isolamento dal mondo. Si trattava di una comunità che lavorava, studiava e scriveva, vivendo in povertà.
Su questo esempio nacque il monachesimo cristiano orientale.
Nel III secolo d.C., gruppi sempre più numerosi di persone si avventurarono in zone desertiche dell’Egitto dove vissero in solitudine, povertà e preghiera.
Fra i motivi che generarono questo fenomeno vi fu il desiderio di seguire integralmente la vita di Cristo. L’ideale era di una vita vissuta nella rinuncia totale alle soddisfazioni corporali, nel controllo delle passioni, nell’assoluta povertà e castità.
Il Monachesimo Orientale (anacoreti) prescriveva ai monaci di vivere in solitudine, separati dal mondo. Con il Monachesimo Occidentale(cenobiti), invece, la Chiesa contribuirà alla creazione di comunità in cui preghiera e lavoro avranno uguale dignità.

Gli Eremiti e gli Stiliti
Fin dall’inizio, il monachesimo cristiano assunse varie forme: quella più estrema fu l’eremitismo.

-Eremitismo: scelta di una vita vissuta in rigorosa solitudine ed in luoghi spesso inaccessibili. Gli eremiti o anacoreti erano venerati.

Stiliti: persone che vivevano anche per lunghi periodi sopra alte colonne per consentire un più diretto contatto spirituale con Dio.
Un famoso stilita fu Simeone il Vecchio, vissuto nella prima metà del V secolo d.C.; egli visse per tre anni su una colonna nel deserto in completo digiuno e quasi sempre ritto in piedi.

I cenobiti
- Cenobiti: monaci membri di una comunità. Vivevano in comunità con altri confratelli.

Alcuni monasteri sorsero già nel III secolo, ma il primo monastero vero e proprio fu fondato nel 320 in Egitto.
La guida della comunità era l’abate, il quale fissava tutte le norme della vita in comune.
Nella seconda metà del IV secolo, il vescovo Basilio di Cesarea dettò le regole del monachesimo orientale.

Primo Fondatore: San Basilio
• Rafforzò moltissimo il potere dell’abate;
• Regolamentò il digiuno;
• Stabilì come colonne portanti della comunità l’ubbidienza, il lavoro, la povertà e la castità.

Dopo l’invasione turca nel XV secolo, l’importanza dei monaci venne meno, ma ancor oggi in Grecia possiamo ammirare il monastero sul monte Athos che si ispira al pensiero di Basilio.

I primi Monasteri

I monasteri Orientali
• III e IV secolo
(inizio del monachesimo): insieme di ripari naturali o di rozze capanne in cui i monaci vivevano quasi sempre soli.

• V secolo: in Siria ed Egitto erano edifici in pietra protetti da mura e addossati ad una basilica.

• XII secolo: erano simili ad un castello, venivano anche usati per funzioni militari di difesa del territorio.

I monasteri Occidentali
• VI secolo: iniziano a sorgere i primi monasteri.

In Occidente, i monasteri erano costruiti in aperta campagna e circondati da mura. A fianco della chiesa, si trovano uno o più chiostri, con porticati sui lati.
Dal chiostro si accedeva al refettorio (per i pasti in comune), la cucina, la biblioteca con le sale di scrittura, i dormitori, i magazzini (per i viveri), le officine.
Il monastero erano una comunità totalmente autosufficiente, che poteva vivere per lungo tempo senza alcun rapporto con l’esterno.

La Diffusione del Monachesimo
Il monachesimo si diffuse in Occidente sull’esempio dei monasteri orientali.
Il fenomeno più importante è la nascita del monachesimo irlandese nel VI secolo.
Proprio un monaco irlandese, Colombano, fondò un monastero in Francia (a Luxeuil) e in Italia (a Bobbio).
Il vero padre del monachesimo occidentale fu Benedetto da Norcia, vissuto nel VI secolo, fondatore dell’ordine Benedettino e autore della Regola che sarebbe stata alla base di tutta la storia del monachesimo medioevale.

Benedetto, dopo anni di vita eremitica, nel 525 d.C. si trasferì a Montecassino e costruì due grandi monasteri: uno femminile, affidato a sua sorella Scolastica; ed uno maschile.
Nella sua Regola, Benedetto riprese ed adattò i principi della riforma di Basilio. “Ora et Labora” è il precetto fondamentale.
Nel monastero l’abate, secondo la Regola, assumeva un potere quasi assoluto.
Il monastero, inoltre, diventava un punto di riferimento per le popolazioni del luogo.

La Funzione Sociale
Ogni comunità di monaci svolgeva un’intensa attività di assistenza alla popolazione dei dintorni.
In caso di carestie ed epidemie, il monastero si trasformava in un ospedale per i poveri ed i diseredati. Inoltre, durante le invasioni barbariche, le sue mura salvarono interi paesi.
I monaci istituirono anche scuole per l’alfabetizzazione delle popolazioni vicine.

La funzione Culturale
I monaci avevano l’obbligo di imparare a leggere e a scrivere e anche di dedicarsi costantemente alla lettura.
Nei grandi monasteri vennero così a costituirsi importanti biblioteche ed ognuna di esse aveva sale di scrittura dove i monaci amanuensi si dedicavano allo studio e alla riproduzione delle opere dei grandi scrittori latini e greci.
Il lavoro di copiatura veniva eseguito su pergamena, ed i fogli di una stessa opera, raccolti insieme, erano detti “codice”.
L’opera degli amanuensi è stata fondamentale per la salvezza dei grandi testi dell’antichità ed è grazie a loro che ancor oggi li possiamo leggere.

Il monastero come centro di aggregazione
Il sorgere di un monastero in un luogo deserto attirava folle di fedeli che si muovevano dai loro paesi per venerare un’immagine sacra o per ascoltare una predica.

Uno dei cardini della regola benedettina, era infatti la stabilità del luogo: i monaci, col tempo, diventavano un punto di riferimento per le popolazioni locali, un centro intorno al quale si aggregavano nuove comunità e nascevano villaggi.
Questa rinascita della vita sociale fece anche sorgere progressivamente nuove attività artigiane e commerciali attorno al monastero.

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