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Religione nel 500: Martin Lutero e controriforma

All’inizio del cinquecento la figura di Martin Lutero trova posto con la sua riforma protestante contro una chiesa che andava sempre più laicizzandosi. Questo processo di mondanizzazione si accentua con Alessandro VI Borgia e leone X il quale vedrà nascere la riforma. Il periodo in cui questi papi operarono fu un periodo per la chiesa assolutamente tranquillo come afferma Paolo Sarpi essendo state risolte e sconfitte tutte le eresie del tardo medioevo. In particolare questi due papi fecero di Roma un polo di attrazione per artisti e letterati diventando la più splendida delle città. Infatti, molti artisti trovavano nella figura del papa un mecenate e committente di grandi opere dedite a celebrare la magnificenza degli edifici sacri. Questo desiderio però porta Leone X, esaurite le risorse per portare avanti la costruzione di San Pietro, alla vendita delle indulgenze divenendo così la causa di una frattura permanente nel mondo cristiano. Le indulgenze si riferiscono alla credenza nella possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato usufruendo non solo della normale confessione ma anche dall’immenso patrimonio di meriti accumulati da Cristo morto in croce e dalla vergine Maria e di tutti i santi.
Numerosi gruppi ecclesiali criticarono questa laicizzazione, richiamandosi a una fede più autentica come la vicenda del frate domenicano Girolamo Savonarola che per i suoi atti violenti di accusa fu scomunicato e mandato al rogo dal papa. Ma fu proprio la vendita delle indulgenze che provocò soprattutto in Germania un malcontento di tipo economico che portò il 31 ottobre 1517 all’affissione di 95 tesi sulla porta del duomo di Wittenberg ad opera del monaco agostiniano Martin Lutero. Egli con questo documento intendeva affermare che l’uomo deve affidarsi con fede alla grazia divina la sola che può salvarci. Intuizione che gli viene data dalla lettera ai Romani di san Paolo in cui l’apostolo nega che la giustizia consista nel rispetto della legge ebraica, delle opere e delle azioni rituali da essa prescritte, e ad essa oppone l’importanza della fede. Nel documento è affermata la dottrina del servo arbitrio, cioè che l’uomo non può che peccare poiché il suo arbitrio è servo di peccato. Per Lutero concedere all’uomo la libertà di decidere significherebbe limitare l’onnipotenza e la libertà di dio; viene espressa anche la dottrina del sacerdozio universale per la quale ogni uomo è sacerdote di se stesso ed ogni uomo è libero di esaminare la bibbia da sé attendendosi al significato letterale, perciò non c’è alcun bisogno di una struttura come la chiesa che faccia da tramite tra i credenti e Dio. Lo stesso Lutero si impegnerà nella traduzione della bibbia in tedesco. Infine nega il valore dei sacramenti accettando solo i sacramenti del battesimo e della eucarestia.
Il luteranesimo cominciò a radicarsi nella realtà tedesca e oltre a Federico il saggio anche altri principi si schierarono con la riforma e questo scisma tra i cristiani portò la chiesa a riaffermare i propri dogmi istituendo il concilio di Trento nel 1545. Il concilio confermò il valore dei sette sacramenti e del sacramento dell’ordine sacerdotale; riaffermò il libero arbitrio e la validità della bibbia latina e la necessità di una sua corretta interpretazione priva di contraddizioni con la tradizione della chiesa. Il concilio di Trento avrebbe dovuto riunire le opposte schiere dei protestanti e cattolici ma produsse un rafforzamento senza precedenti dell’autorità pontificia con l’affermazione della sovranità assoluta dei papi sulla parte rimasta fedele a Roma del cristianesimo occidentale.

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