Genesi - Capitolo 3

Nel terzo capitolo del libro della Genesi è narrato l’episodio di Adamo ed Eva: sotto un certo punto di vista, questo capitolo è fin troppo conosciuto dalle persone per poter essergli conferito l’adeguato peso. In realtà esso racchiude profondi significati, che possono saltare all’occhio analizzando i singoli personaggi.
Il serpente è la creatura dl dubbio, che “insidia il calcagno”, cioè mette l’insicurezza ed apre l’incredulità: “Ma cosa succede se mangio del frutto? Dio si vuole disfare di me!”. O in realtà Dio ti vuole proteggere da pericoli enormi? È giusto che gli uomini abbiano la conoscenza del bene e del male? Ormai è così, ma per Dio ciò non era giusto, quindi cercava di tutelare gli uomini.
La donna non vede l’amore, ma il voler togliere la libertà: il rapporto che la donna ha con Dio è inquinato dal credito lasciato dal serpente all’uomo. La femmina vive una situazione di sospetto nei confronti del creatore (Dio non vuole che siamo come Lui): è l’opposto di quello che Dio voleva. Il creatore nutre un amore innato nei confronti della sua creatura, mentre la creatura lo pugnala alle spalle per poi pentirsi dell’errore e chiedere il perdono a danno eseguito.
Uomo e Donna sono stupidi, perché credono nella finzione di chi è più furbo, che istiga chiunque a tradire la fiducia di un Padre che si dimostra affettivo, quasi come un amico (facciamo una passeggiata insieme alla sera), perché solo disobbedendo si sentono liberi. Sì, liberi di capire quanto sono stati stupidi a non fidarsi: ora sono quello che volevano essere, cioè nudi e consci del fatto che non sono più sotto la protezione di Dio.
Nessuno si era preoccupato di chiedere a Dio “Ma perché non possiamo mangiare dell’albero?”; proprio quel Dio che così tanto li amava, e che li ama a tal punto da far loro delle tuniche anche dopo averli scacciati dal giardino dell’Eden, e da accompagnarli nella vita senza il loro accorgimento.

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