Arianesimo

L’ arianesimo è un eresia cristologica e trinitaria di grande importanza per la storia della Chiesa nel IV secolo. Prende nome da Ario, un prete di Alessandria attivo fra fine III e inizi IV secolo (muore nel 336). Per combattere le teorie di Sabellio e dei suoi seguaci accentuò la distinzione fra Padre e Figlio, ma lo fece in senso di subordinazione : Cristo non è pari al Padre in importanza, ma è stato da lui generato nel corso del tempo, ed è pertanto a lui inferiore e subordinato. Ario fu condannato dal suo vescovo Alessandro di Alessandria (nel 318 o nel 323), ma procurò alla propria dottrina una diffusione tale che presto la questione ariana divampò, con vicende assai complicate, in tutto il mondo cristiano. L’arianesimo fu condannato nel concilio di Nicea (325) che impose la cosiddetta formula dell’homousios, cioè del Figlio «uguale» (homos) al Padre quanto a sostanza (homousios «identico per sostanza»).
Gli ariani però passarono alla riscossa, guidati da Eusebio di Nicomedia e forti dell’appoggio politico dell’imperatore Costanzo II (337—361): la Chiesa ha la sua autorità da Cristo, e se Cristo non è al pari di Dio come vogliono gli ariani, ecco che il potere imperiale risulta facilitato nel mantenerla sotto la propria autorità. A quella di Nicea fu contrapposta una formula ambigua, meno rigorosa ma pur sempre eretica; quella dell’homoiousios, secondo cui il Figlio è solo «simile» (hòmoios) al Padre quanto a sostanza (homoiousios «simile per sostanza»). I sostenitori di questa formula sono detti « semiariani » o « omeousiani ».
La storia della controversia è molto complessa . Basti ricordare che fra i principali avversari dell’arianesinio vi fu Atanasio d’Alessandria (295—373) e che l’arianesimo ebbe definitiva condanna al Concilio di Costantinopoli (381). Alcuni aspetti meritano di essere tenuti presenti, anche per le loro importanti conseguenze storiche; in particolare, il fatto che l’arianesimo occidentale si sviluppò in due fasi, e il fatto che la conversione dei barbari si avviò proprio in senso ariano
Una prima fase dell’arianesimo occidentale, quella degli anni 350-380 circa, fu una fase eminentemente politica, in cui l”eresia” tentò di valersi del potere temporale, e in parte sotto Costanzo vi riuscì. Questa prima fase, sul piano dottrinale, non ha lasciato quasi traccia letteraria, valendosi essenzialmente delle teorizzazioni orientali. La crisi innescata dall’eresia ariana, già condannata una prima volta al Concilio di Nicea (325), toccò il suo vertice alla morte di Costantino, sotto il principale dei suoi successori, Costanzo II (337—361). Questi, intendendo poggiare su basi teologiche una subordinazione della Chiesa allo Stato, sostenne le posizioni ariane, che sminuivano la divinità del Figlio, fondatore della Chiesa stessa. In ciò, si servì dell’operato di alcuni vescovi: i più importanti sono gli illirici Germinio di Sirmio, Valente di Mursa e Ursacio di Singidunum, il gallo Saturnino di Arles e infine Aussenzio di Milano (o Aussenzio I, il predecessore di Sant’Amnbrogio). Dei loro scritti (comprese le lettere e un editto imperiale di Costanzo) si conservano notizie e qualche frammento, soprattutto tramite gli scritti polemici degli autori antiariani, in primo luogo Ilario di Poitiers.
La seconda fase della vicenda ariana in Occidente coincide, dopo il 380, con le grandi invasioni di popoli germanici convertiti al Cristianesimo da vescovi ariani. A questo secondo momento risalgono anche più ampie testimonianze letterarie, sebbene il successivo prevalere dell’ortodossia abbia ovviamente limitato la loro sopravvivenza. Esse mostrano una forte unitarietà dottrinaria che deve dipendere dall’autorità di un caposcuola; questi fu forse Wulfila (morto nel 383; il nome significa «lupacchiotto»), il vescovo che tradusse la Bibbia in gotico e convertì i Goti al Cristianesimo di credo ariano.
L’autore che conosciamo meglio è Massimino, che operò fra la Dalmazia e l’Africa, e a cui risale, per massima parte, una raccolta di documenti ariani intitolata Dissertatio Maximini contra Ambrosium, databile attorno al 383. Nel 428, a Ippona, Massimino affrontò Sant’Agostino in una pubblica discussione di cui possediamo il resoconto stenografico. A lui si attribuiscono, infine, vari sermones e alcuni scritti contro ebrei, pagani, ortodossi.

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