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“Animismo” è un termine usato nel campo dell’antropologia, che sta ad indicare tutte quelle tipologie di religioni o pratiche di culto che comprendono in sé culti di oggetti o luoghi. La ragione di questo culto sta nel fatto che queste religioni considerano le divinità come proprietà spirituali e non entità trascendenti.

Per questo tipo di culto si usa il termine “animismo”, perché queste religioni si basano tra l’identificazione dell’anima e l’aspetto materiale di entità (che possono essere angeli, demoni o qualsiasi altra presenza).

1 – Storia dell’animismo

Questo termine fu usato per la prima volta nel 1720 dal chimico-biologo George E. Stahl (quindi in ambito scientifico), che elaborò una teoria nella quale, secondo lui, l’anima era il controllore di qualsiasi funzione corporea. Questa teoria fu di scarso successo, ma rappresentò lo spunto per la “teoria del flogisto” (sempre di Stahl), che teorizzava la presenza di un componente (chiamato flogisto) che sarebbe stato liberato dall’oggetto in cui risiedeva solo durante la combustione di esso.

Nel 1871, l’antropologo Edward Tylor indica con “animismo” una forma grezza di “religione”, basata sull’attribuire l’anima a fenomeni naturali, esseri viventi e non in modo da aiutare gli esseri umani nella loro sopravvivenza rendendo gli oggetti animati e creando forme di venerazione di essi. Questo pensiero religioso, secondo Tylor, permise a sé stesso di evolversi, a pari passo con la civilizzazione, in religioni dai pensieri sempre più complicati e svilupparsi, infine, alla “moderna” idea di essere creatore (per esempio Dio per i cristiani).

2 – Animismo e Psicoanalisi

L’animismo fu anche studiato dalla psicoanalisi. Un esempio abbastanza celebre sta nel libro “Totem e Tabù” scritto da Sigmund Freud nel 1913, dove l’animismo viene descritto come la fase iniziale, quindi primitiva, dello sviluppo della società umana. Lo psicanalista Carl Gustav Jung, invece, descrive l’animismo come il risultato di un pensiero primitivo. Questa teoria era affine a quella dell’antropologo Levy-Bruhl, che descriveva l’animismo come un insieme di pensieri nati dalla psiche.

Sempre partendo dal pensiero di Jung, Antoine Fratini nota e fa notare come tutti i grandi simboli dell’inconscio rappresentino elementi del mondo naturale. Quindi, questi riferimenti testimonierebbero l’esistenza antica di un pensiero inconscio animista che, nella psiche individuale, è legato alla natura per via proiettiva e, soprattutto, simbolica.

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