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Umberto Saba

Trieste nel 1883 --> da madre ebrea e dal padre di origine veneziana. Visse un’infanzia triste, affidato dalla madre fino ai tre anni, alla cura di una balia amatissima. L’indole della madre era severa, a quello della madre si contrapponeva il carattere allegro e spensierato del padre, chiamato dal poeta “assassino”. Più tardi, per riconoscenza verso la madre, Felicita Rachele Cohen, e la balia (Sabaz) volle chiamarsi Saba (pane in ebraico. Abbandonò presto gli studi all’Accademia di commercio e nautica per impegnarsi in un’azienda commerciale. Fece il servizio militare a Salerno, perché, si sposò con Carolin Wolfer ed ebbe una bambina, Linuccia. Partecipò volontario alla prima guerra mondiale. Già a venti anni si erano manifestati di una nevrosi che egli, più tardi cercherà di curare con la psicoanalisi diventando paziente del dottor Weiss.
Negli anni del fascismo, si rifugiò prima a Parigi, poi a Roma e a Firenze. Dopo la guerra tornò definitivamente a Trieste, alternando momenti di serenità a lunghe crisi depressive che lo costrinsero a frequenti ricoveri. Morì a Gorizia in una clinica nel 1957.

Ottenne il premio VIAREGGIO, il premio dell’Accademia dei Lincei, la laurea in lettere HONORIS CAUSA dell’università di Roma. La sua opera poetica è racchiusa nel canzoniere (collegamento a Petrarca); ma la pubblicazione dei primi versi su “La voce” risale al 1912.Le raccolte di prosa sono due: Scorciatoie e raccontini-Storia e cronistoria del canzoniere (1948), un’originale autobiografia poetica e critica. Dopo la morte dello scrittore, a cura della figlia fu pubblicato un romanzetto, Ernesto, in cui Saba narra le sue giovanili esperienze sessuali. Saba sosteneva che i poeti debbano fare poesia onesta, ovvero una poesia che rifiuti come valore assoluto “lo sfrenato desiderio di originalità”. In questa dichiarazione c’era:
1. Il suo essere in una posizione isolata e autonoma nel panorama della letteratura italiana, estraneo alla retorica dannunziana e all’ironia dei crepuscolari.
2. La sua indifferenza alla poesia ricercata degli ermetici e a quella elaborata di Montale.
3. La sua triesinità, segno di una condizione in qualche modo periferica.

Dato fondamentale della sua poesia è l’essere triestino, esponente di una città che era al di fuori delle mode del tempo. Del resto la sua solitudine, isolamento, il sentimento di esclusione sono i dati biografici e umani di partenza per la poesia di Saba: a essi egli reagisce con uno slancio verso il prossimo, un desiderio di comunicazione con gli altri che è spesso deluso e frustrato. Eppure il poeta non rinuncia a indagare lo spettacolo della vita, la quotidianità. E come nella forma adopera le parole dell’uso quotidiano cosi nei temi Saba ritraggono gli aspetti della vita di ogni giorno, anche i più umili (anche le partite di calcio a Trieste, stade, paesaggi, animali ecc.) ma lo fa da sentirsi parte integrante di essi. In ciò è lontanissimo dai crepuscolari nei quali non condivide il distacco delle cose. Giustamente Saba si vantò di essere il poeta più chiaro del mondo, la sua poesia non è mai una sorta di monologo oscuro, ma un colloquio aperto, cordiale, dimesso col lettore. Tuttavia, il realismo e l’umiltà dei toni della poesia di Saba non devono portare a una banalizzazione della sua poesia. La personalità di Saba è complessa e problematica, spesso attraversata da crisi esistenziali, in bilico fra l’Eros (principio del piacere e quindi vita) e morte (idea della morte).Saba è estraneo ai narcisismi di molti poeti del 900 anche nei metri, ripresi nella tradizione, oltre che nell’andamento discorsivo che ricorda molti poeti minori dell’800.Anche il titolo della raccolta, il Canzoniere sembra voler rilevare il suo legame con la tradizione. Per realizzare gli obiettivi si serve di un lessico QUOTIDIANO che però non è dimesso grazie all’uso di una sintassi complessa e arricchita da procedimenti teorici e stilistici.

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