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Umberto Saba

Umberto Poli nacque a Trieste nel 1883. Abbandona presto gli studi e fa commesso in un magazzino e mozzo su piccoli mercantili.
A 20 anni si dedica alla letteratura e si trasferisce in Toscana dove conosce D’Annunzio ed entra in contatto con i redattori della rivista letteraria “La Voce”.
Dopo torna a Trieste e pubblica a proprie spese la raccolta “Poesia” (1910) dove per la prima volta usa lo pseudonimo. Ha scelto Saba perché in ebraico significa pane e sua madre era ebrea.
La sua opera importante è “Trieste e una donna” (1912).
Dopo la prima guerra mondiale, apre a Trieste una libreria antiquaria e riprende a scrivere a pubblicare le poesie: "Cose leggere e vaganti" (1920),"L’amorosa spina" (1921), "Preludio e canzonette"(1923), "Cuor morituro" (1926), "Preludio e fuge" (1928), "Parole" (1934).

Si cominciano a manifestarsi crisi psicologiche. Si aggravarono quando Saba vide la sua esistenza travolta dalle leggi razziali (divieto agli ebrei di vivere come gli altri), imposte in Italia dal 1938.
Riprende a scrivere le poesie solo dopo la seconda guerra mondiale.
Scrive anche "Canzoniere" (1945), "Ultime cose"(1944),"Meditteranee" (1946), "Uccelli", "Quasi un racconto" (1951), "Scorciatoie e racconti" (1946).
Nel 1950 viene ricoverato più volte in clinica a Roma, Trieste e Gorizia per i problemi di salute.Morì nel 1957 a Gorizia.

N:B:
Non aveva posto degli obiettivi impossibili. Era un poeta appassionato,non amava mettersi in mostra. Non usa linguaggio ermetico. Le poesie vengono criticate, e si diceva che non sono italiane, perchè scriveva in modo diverso dagli altri (autonomo,prosatico quotidiano) perché non c’era l’influenza nazionale. Viene definito onesto perché scrive le cose come stanno davvero, cioè scrive la verità

Trieste
(da Trieste e una donna, 1910-12)

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.

Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

Commento:
Città autonoma ( non si sentiva molto coinvolta nella politica italiana)
Influenza degli slavi,inglesi e tedeschi
Miteleuropea ( posizione finale, crocevia di tante civiltà diverse)
Città periferica
Dà un accesso diretto al mare aperto per l’Europa Orientale
Città strategicamente importante per l’accesso al mare
Simbolo della complessività della vita

Viene descritta come una persona (donna)

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