Ulisse di U. Saba
Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.
Questo componimento, scritto da Umberto Saba, fa parte della Raccolta “Mediterranee”, pubblicata nel 1946 a Milano, e rappresenta la chiave di lettura della raccolta,in quanto condensa al suo interno le esperienze vissute dall’autore, che, al termine del secondo conflitto mondiale, vede la sua esistenza da un punto di vista più lontano e malinconico.
Nella sua vita Saba non si schiera mai in un determinato filone o movimento letterario, allontanandosi sin da subito da quei movimenti che caratterizzano la sua formazione, la poesia D’Annunziana e le riviste. Egli, sente un vero e proprio distacco dalla cultura a lui contemporanea, ed inizia ad isolarsi sia emotivamente che moralmente, condizione che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.
La poesia è articolata in 13 versi in endecasillabi sciolti, ma notiamo subito la presenza di alcune consonanze, indubbiamente la figura metrica che più colpisce nel componimento è l’enjambement. Già dal secondo verso, dà alla poesia un ritmo spezzato, quasi affannoso che permette al lettore di immergersi nelle figure descritte dal poeta, quasi, però, con un senso di paura mista a stupore. Il ritmo spezzato viene reso poi più fluido dalla forma fissa dei versi nel componimento.
Il poeta, con questa composizione metrica, cerca di riportare agli occhi del lettore la difficoltà del viaggio, la bellezza del tempo che svela ostacoli insormontabili (qui rappresentati attraverso gli “Isolotti a fior d’onda”). La lettura affannosa, ma continua, dà al lettore un senso di tensione, lo porta a percepire un sentimento simile ad una “scoperta”.
Il tema del viaggio arriva direttamente al primo verso ( “ho navigato”),questo, proietta subito la poesia in un certo contesto paesaggistico, la grandezza del mare come un cumulo di esperienze, un viaggio attraverso una vita, a tratti calma ma piena di insidie. Appaiono poi sulla scena gli scogli, sui quali, solo raramente, è possibile intravedere qualche forma di vita volatile, ma questi scogli non sono un’immagine fissa nel paesaggio, non rappresentano il punto di riferimento del lettore, perché continuamente cambiano “forma”, a seconda della marea e della luce del giorno. Diventano quindi un ostacolo nascosto ai meno attenti.
La scena poi cambia, e si sposta,con una panoramica, verso le navi, che, intravedendo gli scogli, cambiano improvvisamente rotta, forse perché uomini scaltri ed intelligenti sono al loro comando. Lo scenario quindi si apre e diventa sempre più vasto allargandosi d’improvviso sul porto, che sembra essere illuminato da una luce diversa, ora che il poeta lo osserva nuovamente, dopo tanto tempo, quasi come se l’intero paesaggio si fosse dimenticato dell’autore ormai distante e cambiato. Il tutto si conclude, poi, richiamando il più nobile dei sentimenti, un amore che sembra ormai diverso, che prende quasi una connotazione negativa nel pensiero del poeta, che carica su di se tutto ciò che nella poesia è stato descritto, che racchiude al suo interno l’integrità fragile del paesaggio intero.
E’ ovvio come in questo componimento, l’autore, voglia far tornare alla mente del lettore l’immagine dell’eroe omerico, Ulisse, il riferimento diretto nel titolo crea intorno all’intera opera una realtà che pian piano nel testo va concretizzandosi.
Il riferimento alla navigazione non può non far tornare in mente le avventure narrate nell’Odissea.
La presenza continua di immagini “naturali”, quasi mitiche, non propongono al lettore una diversa chiave di interpretazione del testo, almeno fino agli ultimi tre versi quando risulta più chiaro il riferimento autobiografico dell’autore, che porta in risalto la difficoltà nel raggiungere una serenità, dando, ad esempio, un proprio giudizio netto sull’amore, entrando così con forza come protagonista tra i versi.
Il testo diventa quindi una sorta di “mappa emotiva” attraverso la quale è possibile raggiungere e decifrare i sentimenti e le esperienze del poeta stesso. La poesia diventa un’unica grande metafora che, attraverso la figura dell’eroe mitico, concretizza in poche righe la vita triste e malinconica di Saba.
