coltina di coltina
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Dico al mio cuore, intanto che t'aspetto

Testo
Dico al mio cuore, intanto che t'aspetto:
scordala, che sarà cosa gentile.
Ti vedo, e generoso in uno e vile,
a te m'affretto.

So che per quanto alla mia vita hai tolto,
e per te stessa dovrei odiarti.
Ma poi altro che un bacio non so darti
quando t'ascolto.

Quando t'ascolto parlarmi d'amore
sento che il male ti lasciava intatta;
sento che la tua voce amara è fatta
per il mio cuore.

Parafrasi
Mentre ti aspetto mi dico "E' meglio se la scordi, sarà facile"; poi ti vedo e, generoso e insieme codardo, corro verso di te.
So che dovrei odiarti per come sei e per quello che mi hai fatto soffrire, togliendomi la tranquillità, ma poi quando ti ascolto so darti solo un bacio.
Quando ti ascolto mentre mi parli d'amore sento che la cattiveria non ti ha toccata. sento che la tua voce è brusca, ma è proprio adatta a me.

Analisi retorica
La poesia è composta di 3 quartine composte da 3 endecasillabi e 1 verso quaternario. La metrica è in versi liberi. Le principali figure retoriche sono:
-due anastrofi (vv. 5 e vv.7)
- Fra seconda e terza strofa si registra l’anadiplosi dell’espressione “quando t’ascolto”.
- Ai vv. 10 e 11 c’è una anafora di “sento che..”
- Vv. 11-12 enjambement

Commento
La tematica è quella dell'amore sofferto e crudele, dal quale però l'amante non riesce a staccarsi perché la donna lo tiene legato a se con i vincoli di un sentimento a cui l'uomo non riesce a rinunciare.
La donna è crudele, la sua voce è aspra, ma Saba si scorda di tutto questo appena la vede e ha verso di lei solo gesti affettuosi. Negli ultimi versi, con il riconoscimento che il tono di voce (non dolce né romantico) della donna è adatto a lui, il poeta ammette anche una parte del proprio carattere.
La tematica della donna che fa soffrire l’amato (il quale però continua ad amarla anche fra i lamenti della propria condizione) è molto antica: Catullo piangeva per l’infelicità provocatagli da Lesbia e Petrarca si lamentava delle sofferenze inflittegli dalla donna amata, Laura. Solo l’ultimo verso esce dalla tradizione letteraria staccando la figura femminile dall’idea che il poeta sia un uomo puro votato alla sofferenza per amore: Saba, schivo e poco incline al romanticismo classico, riconosce un’anima simile alla sua.

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