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Umberto Saba

Anche se la vita è dolore e frustrazione allo stesso tempo è anche slancio.
Saba si basa sulle sue esperienze autobiografiche, che vengono messe a confronto con una realtà concreta, legate alle normali abitudini della vita. Alcuni dei temi dominanti sono la moglie, gli animali della campagna e la città in cui vive, approfondisce così le tematiche tradizionali, che appaiono banali confrontandole con quelle dei suoi autori contemporanei. Saba adotta forme metriche tradizionali, come la canzone e il sonetto; anche il verso è tradizionale, molto frequente è l’uso dell’enjambement, questo sottolinea la vicinanza dell’autore ai suoi contemporanei, in quanto produce la frantumazione del verso, elemento caratteristico dei poeti del ‘900. Per il lessico, Saba usa sia il linguaggio semplice, sia la lingua della tradizione letteraria ottocentesca.

Amai, “Il Canzoniere – Mediterranee”.

Qui troviamo un'esplicita dichiarazione di poetica e un'implicita polemica rivolta ai poeti ermetici di quegli anni: Saba non apprezza il loro atteggiamento di superiorità, la mancanza di comunicatività con il pubblico, l'idea di arte come cosa aristocratica, come dono per pochi e non per tutti.

La lirica è scandita in tre momenti grazie alla ripetizione anaforica (ripetizione di parole) del verbo amare, che compare due volte al passato (Amai) e una al presente (Amo). Nella prima strofa, il poeta afferma con orgoglio la propria predilezione per un vocabolario semplice.
La seconda strofa passa al piano dei contenuti. La poesia, per Saba, è una ricerca di verità, che va scoperta nel fondo del cuore umano e comunicata agli altri.

Nella terza strofa il poeta coinvolge il lettore: la vera poesia sa creare un profondo legame d’affetto tra il poeta e il suo destinatario, entrambi chiamati a condividere un’unica, preziosa esperienza.
Saba dichiara di voler restituire alle parole la freschezza. Assume come modello Francesco Petrarca, che nel suo Canzoniere aveva raggiunto un intenso lirismo utilizzando parole comuni, di valore universale. Perciò nelle rime di Amai compaiono vocaboli quali fiore, amore, dolore, cuore. I versi di questo componimento sono tutti endecasillabi (misura tradizionale della poesia italiana), a parte il terzo verso, che ha la parola-tema amore.

La capra, “Il Canzoniere – Casa e campagna”.

Il poeta incontra per caso una capra solitaria, e in essa vede materializzarsi il destino di sofferenza proprio di qualsiasi esistenza.
La poesia si suddivide in tre strofe.
• La prima ha un carattere descrittivo. Il primo verso suona provocatorio: l'immagine del poeta che parla con la capra rientra nel sentimento di intima partecipazione al mondo animale;
• La seconda strofa racconta l'episodio. Il poeta risponde all'animale: il belato della capra esprime un dolore universale, un male di vivere. Il mutamento di tono è un richiamo al lettore: è una raffigurazione simbolica;

• La terza strofa enuncia la conclusione: Saba mette in rapporto i due termini male e vita. La pena del poeta si fa specchio, della pena che unisce ogni essere vivente: la fraternità universale si rivela come una fraternità radicata nel comune dolore.

Città vecchia, “Il Canzoniere – Trieste e una donna”.

Il poeta rappresenta Trieste osservandola dall’interno di un suo vecchio quartiere popolare. Ma nel mondo umile, Saba ritrova l’essenza dell’umanità: chiunque partecipa del mistero della vita che accomuna gli esseri viventi. La poesia nasce da abitudini semplici, quotidiane. Il poeta sa riconoscere, negli aspetti più umili della vita, il senso dell’infinito. Vivere per Saba significa penare ma anche respirare in una dimensione di istintiva religiosità. E’ tipico di Saba il bisogno di comunione con gli altri uomini.
Il testo è diviso in tre momenti:
• Il primo è narrativo: Spesso… / prendo un’oscura via;
• Il secondo è descrittivo: Qui tra la gente che viene che va…;
• Il terzo racchiude nei tre versi finali una sentenza conclusiva, come sintesi fra il momento oggettivo della narrazione e quello soggettivo della descrizione.
La lirica evidenzia alcuni temi più caratteristici di Saba:
• L’attrazione per i personaggi delle classi umili, in quanto dotati di maggiore vitalità e di minore consapevolezza;
• Una religiosità istintiva, legata alla convinzione che tutti gli esseri viventi siano partecipi della medesima realtà superiore (il Signore, cioè il principio della vita);
• L’idea che la vita sia sostanzialmente dolore.

Il poeta non è privo di consapevolezza di vivere: è un intellettuale. Ciò permette la nascita della poesia, Le tre strofe sono collegate da una sottile rete di rimandi interni:
• La strada, alla fine della prima strofa, e la via alla fine della terza;
• Nell’umiltà, nella seconda strofa, e degli umili nella terza.
• L’anafora (ripetizione) Qui… Qui… Qui…, nella seconda e nella terza strofa.

A mia moglie, “Il Canzoniere – Casa e campagna”.

Fu scritta nell’estate del 1910, a Montebello. La lirica nacque dall’atmosfera di pace e quiete che in quel periodo caratterizzava la vita di Saba. Il paragonare la moglie alle figure del mondo animale fu una novità che fece scandalo. Saba spiegò di aver scelto questi termini perché gli animali per la semplicità e la nudità della loro vita, avvicinano a Dio.

La poesia è basata su una struttura semplice: ognuna delle sei strofe introduce il paragone tra la moglie e un animale:
• Lina assomiglia alla gallina per il modo di camminare e per il tono della voce quando si duole;
• A una giovenca gravida, il cui muggito lamentoso dà voglia di farle un regalo, per consolarla;
• A una cagna fedele, che nel suo affetto non vede altro che il padrone;
• Alla coniglia, timorosa e indifesa, a cui nessuno può fare del male;
• Alla rondine, per la grazia con cui si muove (e anche perché è fedele al nido);
• Alla formica previdente, che accumula provviste e bada alla casa;
• All’ape, che lavora instancabilmente.
I primi quattro sono animali domestici e la similitudine impostata dal poeta può sembrare provocatoria: si tratta infatti di animali il cui nome è spesso usato come offesa. La gallina fa pensare alla scarsa intelligenza, la giovenca di scarsa bellezza, la cagna di scarso pudore, la coniglia di scarso coraggio. In realtà, il poeta capovolge il valore negativo di questi paragoni attribuendo alle femmine degli animali domestici delle virtù. Gli ultimi tre animali sono femmine solo linguisticamente (la rondine che torna può essere maschio, api e formiche sono asessuate). Il poeta considera la moglie simile a loro lodandola per la sua cura della casa e per l'operosità.

Ulisse, “Il Canzoniere – Mediterranee”.

Confrontandosi con Ulisse, Saba fa un bilancio della propria vita. Anche lui ha conosciuto delusioni e drammi, ma non si è fatto prendere dalla disperazione, né dalla tentazione di un pigro riposo: ha scelto di continuare il viaggio fino ai confini del mondo.

Il poeta si identifica nel personaggio di Ulisse. L'eroe greco che rispecchia lo stato d'animo attuale di Saba: l'autore è infatti nella tarda maturità, ma sente di non avere esaurito la propria parabola esistenziale, anzi la vita può ancora offrirgli verità da scoprire, se si mette in viaggio per raggiungere altre mete.
Secondo una versione del mito, Ulisse, giunto ormai vecchio in patria, sentì l'impulso di rimettersi in viaggio, per soddisfare la sua sete di conoscenza. Abbandonò così l'isola natale e gli affetti familiari. Allo stesso modo, il poeta non desidera la quiete che può offrire una tranquilla vecchiaia, non si rassegna a una condizione senile di rinuncia e di passiva attesa della morte. Come Ulisse, è animato da uno slancio giovanile e si sente destinato a nuove esperienze.

L'analogia Saba = Ulisse si estende a molti elementi del testo. Come gli isolotti che emergono sull'acqua, che sono micidiali per le navi durante l'alta marea notturna, alludono all'isola delle sirene. Queste, nella mitologia classica, erano rappresentate con il corpo metà donna e metà volatile ed erano causa di morte per i marinai attratti dal loro canto fatale.

Saba introduce gli scogli come un emblema delle difficoltà dei pericoli della vita, da cui si sente affascinato, malgrado le insidie che nascondono (scivolosi).

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