Umberto Saba,
Notizie sull'autore e sull'opera
Umberto Saba nacque a Trieste nel 1883 da madre ebrea; il padre abbandonò la famiglia poco prima che lui nascesse. Per questo egli sostituì il proprio cognome, Poli, con lo pseudonimo Saba, probabilmente tratto dal nome della nutrice, Saba, cui fu affidato per tre anni. Crebbe in un ambiente severo, tra figure in prevalenza femminili. Studiò al ginnasio, che abbandonò per imbarcarsi su un mercantile. Nel 1903 si recò a Pisa, deciso a occuparsi di letteratura; qui ebbe i primi segnali di quel malessere psichico che lo accompagnerà per tutta la vita. Tra il 1905-1906 fu a Firenze, dove entrò in contatto con il gruppo della rivista "La Voce" e fece pubblicare a proprie spese la sua prima raccolta, Poesie (1911). Nel 1909, tornato a Trieste dopo il servizio militare, sposò Carolina Woefler, dalla quale ebbe la figlia Linuccia. Dopo la grande guerra aprì a Trieste una libreria antiquaria, e in questa città visse, appartato, gli anni del fascismo, pubblicando i suoi versi in riviste e raccolte, tra cui Il canzoniere (1921). Nel 1929 incominciò la terapia psicanalitica con Edoardo Weiss e prese a studiare Freud. La situazione mondiale intanto precipitava: la promulgazione delle leggi di discriminazione razziale contro gli ebrei lo costrinse a trasferirsi a Parigi, poi a Firenze. Dopo la Liberazione uscì la II edizione del Canzoniere e il saggio Storia e cronistoria del Canzoniere (1948) .A partire dal 1950 ha inizio una serie di ricoveri in cliniche per disturbi nervosi. Intanto lavora a un romanzo rimasto incompiuto, Ernesto, che uscirà postumo (1975). Muore a Gorizia nel 1957.
Il ritorno alla tradizione e il ruolo del poeta
Il titolo della raccolta lirica Canzoniere indica la fedeltà di Saba alla tradizione poetica italiana iniziata dal Petrarca. Tale scelta avviene all'insegna della semplicità e dell'anticonformismo, in un'epoca in cui il panorama poetico era dominato da accostamenti audaci di parole e dalla rottura delle strutture metriche. Per Saba il mondo "ha più bisogno di chiarezza che di oscurità", perciò il suo linguaggio non nasce dalla ricerca del nuovo ad ogni costo (come per futuristi, crepuscolari, ermetici), ma dal desiderio di comunicare le sue esperienze di vita, che è la vita di tutti, e di cantare l'amore, il dolore, l'amicizia, Trieste, la strada, il porto. Dovere del poeta è la ricerca del vero, e questo si realizza ricercando se stessi e stabilendo un rapporio semplice e onesto con la realtà. Tale prospettiva lo porta a individuare nell'amore per la vita l'idea-chiave della sua poesia, il che non gli impedisce però di riconoscere anche il dolore presente in ogni creatura: l'essenza della vita per Saba è proprio la dialettica di gioia e dolore, laddove i poeti suoi contemporanei percepivano l'umana vicenda solo come angoscia e assurdità.
Il ruolo del poeta è quindi ritrovare se stesso e avere un rapporto semplice e onesto con la realtà: è il cuore che sa cogliere il significato della vita senza rifiutare il dolore.
Mentre Ungaretti usa l'analogia, Saba usa sempre la similitudine e, diversamente dalla poesia difficile di Montale, crea una poesia dal linguaggio chiaro. Egli fa scaturire da parole comuni significati nuovi e rispetta la metrica tradizionale, cui imprime nuove caratteristiche mediante l'uso particolare della rima: M'incantò la rima fiore / amore, scrive nella poesia Amai.
Il canzoniere costituisce un itinerario completo della poesia di Saba e si snoda come un racconto autobiografico della sua vita interiore e dei suoi rapporti con gli altri. Più precisamente nella poesia La capra, egli accomuna nel medesimo destino di dolore gli animali e gli uomini: così nel belato di una capra gli sembra di sentire il lamento di un uomo.
In Trieste il poeta, contemplando la sua città dall'alto di una collina, da un "cantuccio" solitario, ne celebra la "scontrosa grazia" che sente simile al proprio carattere, pensoso e schivo, in perenne conflitto tra il desiderio di mescolarsi alla folla e la tentazione della solitudine.
La lirica Amai è invece una dichiarazione di poetica: la poesia deve essere comunicazione, perciò tendere alla semplicità e alla sincerità (Amo la verità che giace in fondo).

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