blakman di blakman
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Umberto Saba, Ritratto della mia bambina

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva festicciola: “Babbo
- mi disse – voglio uscire oggi con te”.
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
ed altre cose leggere e vaganti.

La fine della prima guerra mondiale consentì la diffusione, anche nel nostro Paese, di un'atmosfera gioiosa ed euforica. Anche Umberto Saba, che finalmente era potuto rientrare nell'amata Trieste, vive una breve stagione di particolare serenità. E' questo uno stato d'animo che si riflette in modo evidente nelle poesie inserite nella sezione "Cose leggere e vaganti", della quale fa parte anche "Ritratto della mia bambina", scritta nel 1920, quando la figlia Linuccia aveva appena dieci anni. Lo sguardo affettuoso del poeta si sofferma sulla delicata e fragile bellezza della figlia; ed i sentimenti verso di lei lo spingono anche ad amare le "altre cose leggere e vaganti", che nel loro sussistere e scorrere assomigliano alla sua "bambina".

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