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Ugo Foscolo - Alla sera

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge

Il sonetto, pubblicato nell'aprile del 1803, è stato composto probabilmente nei sei mesi precedenti, perchè non compare nell'edizione edita nel 1802. Sono mesi per Foscolo fitti di impegni militari uniti a varie delusioni amorose: queste esperienze permettono di comprendere meglio il significato del testo, incentrato sul contrasto tra la ricerca della pace e la tempesta nella vita dell'autore.

Nel sonetto il poeta dichiara la sua sintonia con la sera dal momento che si presenta come immagine della morte. Essa è portatrice di pace e induce a vedere nella morte il placarsi delle sofferenze.
La sera è descritta dal Foscolo come un elemento che è sia portatore di bei tramonti estivi, accompagnato da venti leggeri, sia foriera di atmosfere invernali, tenebrose e nevose, ma in entrambi i casi la sera è sempre desiderata, perché essa ispira i più intimi pensieri, le più segrete aspirazioni e rappresenta il placarsi di tutte le fatiche. Foscolo è ateo, sensista e meccanicista, convinto quindi che con la morte tutto finisca. Ma a differenza di altri atei questa cosa lo terrorizza (ed è convinto che terrorizzi tutti noi). Ecco perchè si è creato l'illusione della sopravvivenza.
L'immagine della sera conduce il poeta alla riflessione sulla morte, lontana da ogni sentimento religioso. E' definita infatti "fatal quiete", cioè pace definitiva, voluta dal destino, in cui è annullato ogni riferimento religioso. Anche l'espressione "nulla eterno", che indica la morte come estinzione irreparabile della vita, sottolinea la concezione materialistica della morte. E' negata in questo modo ogni prospettiva di un aldilà durevole o eterno; è invece il sentimento della precarietà di ogni esperienza, anche quella della vita stessa, a trionfare su ogni ideologia religiosa. Per i filosofi dell’Illuminismo questa concezione materialistica della realtà e dell’uomo era motivo di ottimismo perché liberava l’animo dalle superstizioni, dalla paura della morte, inducendoli a vivere più serenamente, invece per il Foscolo queste teorie erano motivo di pessimismo e di disperazione. La visione materialistica, lo porta a considerare l’uomo come prigioniero della natura che, compiuto il suo ciclo vitale, piomba nel "nulla" eterno. Così il Foscolo considera la ragione un dono malefico della natura, causa di disperazione tale da trovare nel suicidio l’unica liberazione possibile.
Le immagini contrapposte nei tre termini sono: “in sera” “nubi estive” e “zeffiri sereni” contrapposti all’immagine invernale nei termini “nevoso aeree” e “tenebre inquiete”. “Fatal quiete“ rinvia, da una parte, all’immagine negativa del nulla eterno e positiva della pace. Infine, reo tempo per un verso racchiude l’immagine negativa dell’uomo che lotta per vivere, dall’altro rappresenta la vita stessa. Nel sonetto l’autore mette quindi in risalto, attraverso queste contrapposizioni, la vita e la morte evidenziando comunque il prevalere dell’aspetto positivo che detengono i termini, in quanto esaltano l’immagine di pace e quiete che questi racchiudono. L'opposizione tra la serenità estiva l'inquietudine invernale è rafforzata dalla disposizione incrociata (chiasmo) delle espressioni zeffiri sereni e inquiete tenebre. Nella prima quartina la rima quiete/liete ha un volore positivo: l'arrivo della sera estiva è lieto perchè porta serenità. Nella seconda quartina la rima inquiete/secrete riprende la rima quiete/liete, rovesciando negativamente il suo significato: l'arrivo della sera invernale suscita inquietudine in chi l'osserva perchè minaccia bufera imminente. Anche nelle terzine sono presenti forti opposizioni: tra nulla eterno e reo tempo (vv. 10-11) e fra la tua pace e quello spirito guerrier. Anche qui (come in fatal quiete, v.1) il primo elemento annulla il secondo: il "nulla eterno" rende vano il tormentarsi per lo scorrere del "reo tempo" e la "pace" della sera calma lo "spirito guerrier" del poeta.
Questi termini esprimono il turbamento del poeta di fronte al dramma del presente, egli allude al secolo tempestoso in cui vive (19 secolo) caratterizzato da tanti illusioni politiche e patriottiche e da guerre e sconvolgimenti sociali. Emerge così l’immagine di un poeta inquieto e tormentato, impetuoso, deluso del suo tempo ma capace di innalzare la sua anima e di staccarsi dal tempo in cui vive attraverso la poesia. Il tema del sonetto è lo stato d’animo del Foscolo che, turbato e stanco di tante battaglie, attende la sera, simbolo di quiete e di morte. La morte è considerata l’unico ristoro alla vita infelice e travagliata del poeta. La morte non solo è accettata, ma è attesa come un porto di pace. Nel nulla eterno gli individui, la storia e il tempo si estingueranno e l’animo potrà riposare nell’immensa quiete cosmica. La serena accettazione della morte.

Figure retoriche e metrica
Le figure retoriche presenti nel testo sono: gli enjambement nei versi 1-2,2-3,5-6,7-8,9-10,10-11,11-12,13-14. Esso dilata il ritmo del sonetto fino a creare una continuità ritmica, dando così rilievo alle parole iniziali e finali del verso, in enjambement. Compare inoltre il parallelismo fra sera e fatal quiete, esso consiste in una disposizione simmetrica di concetti per evidenziarne il valore, in questo caso con il termine sera si ha la disposizione verbo sostantivo, mentre in fatal quiete sostantivo verbo, per raffigurare il rapporto analogico tra sera e morte. Vi compare inoltre l’analogia fra il termine sera e morte, secondo similitudine. C’è una metonimia al verso 5 nel termine “nevoso aere” in cui attraverso un particolare l’autore esprime il concetto dell’inverno. Compaiono inoltre le seguenti metafore: nulla eterno, spirito guerrier, fatal quiete, secrete vie, dove in questo caso l’autore esprime un concetto con altri termini con cui ha un rapporto di somiglianza. Da notare è inoltre il sistema delle allitterazioni nelle due terzine, con il ripetersi della “v” nei versi 9-11, e della “r” nei versi 12-14.

Il sonetto è diviso nettamente in due parti, che corrispondono alle due quartine e alle due terzine. La prima parte è prevalentemente descritta, quindi statica: descrive lo stato d’animo dell’io lirico dinanzi alla sera, colta in due momenti diversi ma equivalenti nelle risonanze affettive, l’imbrunire di una bella giornata estiva ed il calare delle tenebre in una fosca sera invernale. La seconda parte è più dinamica, poiché rappresenta alcuni processi di trasformazione. Qui si colloca, infatti, il nucleo centrale del componimento, da cui si sprigiona tutto il suo movimento lirico, il nulla eterno: qui si chiarisce perché la sera, in quanto immagine della morte, è cara al poeta: la morte ha un’efficacia liberatoria, perché rappresenta l’annullamento totale, in cui si cancellano conflitti e sofferenze. La struttura dinamica di questa parte si organizza in una duplce opposizione: nulla eterno vs reo tempo, pace della sera vs spirto guerrier, in cui i primi termini sono positivi, i secondi negativi. La dinamicità della struttura è data dal fatto che il primo membro dell’opposizione annulla il secondo: il reo tempo si vanifica dinanzi all’immagine del nulla eterno, lo spirto guerrier si placa dinanzi alla pace della sera. Leggendo verticalmente lo schema risalta inoltre l’omologia tra reo tempo e spirto guerrier : appare chiaro che l’irrequietudine ribelle e tormentata dell’eroe è legata ad un momento storico negativo. Il centro dinamico della trasformazione è dato dai due verbi dorme e fugge. La loro funzione è messa fortemente in rilievo dal loro soggetto, che è posposto. Anche il gioco delle rime è significativo e sottolinea la dinamicità della struttura: entrambi i verbi positivi che indicano la liberazione, rimano con verbi o sostantivi che indicano il negativo: fugge rima con strugge e rugge, dorme con torme.

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