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Foscolo, Ugo - Alla sera (4)

Appunto con parafrasi e commento della lirica di ugo Foscolo "Alla sera", tratto da Sonetti e Odi (1803)

E io lo dico a Skuola.net
Ugo Foscolo - Alla sera
Parafrasi
Tu giungi così gradita a me, o sera, forse perché sei l'immagine della pace eterna. E sempre scendi invocata dolcemente le vie segrete del mio cuore, quando ti accompagnano le nubi estive e i venti tranquilli, e quando del cielo carico di neve porti sulla terra tenebre lunghe e tempestose. Mi fai vagare con le mie riflessioni, passo dopo passo, fino all'idea della morte; e intanto trascorre veloce quest'epoca tormentata e con essa si distrugge insieme a me, e mentre osservo la tua tranquillità, si placa quell'agitazione che scuote il mio animo.

Analisi
i versi sono endecasillabi in tutto il sonetto. nella decima posizione del primo verso vi è una dieresi, la scansione metrica risulta: quï /e/ te anziché quie / te.
nel secondo verso troviamo una sinalefe, come anche nel quarto e in quasi tutti i versi a seguire.
Troviamo metafore in "della fatal quïete tu sei l'immago"; "secrete vie del mio cor"; "su l'orme che vanno al nulla eterno"; "quello spirto guerrier".
La pausa di fine verso non coincide sempre con la pausa sintattica, i trovano, quindi, tra i versi 5 e 6, 7 e 8, 11 e 12 i cosiddetti enjambements, che conferiscono ad alcune parole un ruolo "strategico", suggestionando il lettore.
L'allitterazione è presente nel v. 7 della S; al v. 9 della M; al v. 10 della N; al v. 14 della R. Vi è, infine, un iperbato in "fatal quïete / tu sei l'immago".

Commento
Pubblicato nel 1803, Alla Sera è tra i sonetti più celebri di Foscolo. Il tema centrale del sonetto è l'analogia sera-morte che non suggerisce tristezza o dolore, ma un sensos ereno di allontanamento dalle "tempeste" della vita.
la sera, per Foscolo, è come una cura che lo salva dall'angoscia degli affanni quotidiani: gli affanni sono vita, la pace è morte. Lo "spirto guerrier" è lo specchio dell'io autobiografico; nel 1797 foscolo rientrò a Venezia dopo l'esilio sui monti Euganei; rimase deluso da Napoleone e nel 1802 tornò a Milano dopo l'arruolamento nell'esercito napoleonico. Questi sono dati che racchiude in sé quello "spirto guerrier che rugge".
La predilezione per l'analisi dei sentimenti rende il sonetto un ponte tra Neoclassicismo e Preromanticismo. Da buon Preromantico, infatti, questo sonetto rielabora le vicende vissute in motivi poetici cercando una corrispondenza tra i moti dell'animo, le passioni umane el'opera. I temi dell'infelicità e del tormento esistenziale filtrano nella poesia che compie a pieno la funzione consolatrice assegnatole dall'antichità.
L'impersonoficazione della sera adempie al compito di consolare l'autore; egli non è solo ma sta parlando con qualcosa di concreto che nasce solo per lui, per dargli pace nel più grande paradosso: la felicità nella morte...che è anche il più vero...il tempo è "reo" e pieno di dolori e il sollievo sempre lontano a meno che come fa Foscolo non si vaga con i suoi pensieri fino "al nulla eterno"...non c'è nulla dopo la morte. Tutto finirà; è proprio quel "nulla" che realizza la consolazione per l'uomo tormentato.
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