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In morte del fratello Giovani - Commento

Commento della poesia In Morte del Fratello Giovanni, scritta da Ugo Foscolo per ricordare il fratello morto in giovane età.

E io lo dico a Skuola.net
In morte del fratello Giovanni

1 Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentil anni caduto.
5 La Madre or sol suo dì tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.
Sento gli avversi numi, e le secrete
10 cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch'io nel tuo porto quiete.
Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, almen le ossa rendete
allora al petto della madre mesta.


Commento
Il tema principale del brano è la morte di Giovanni, nei primi versi.
I personaggi sono la madre (versi 5-6 e 14), ovvero un’anziana donna che si addolora per la perdita prematura del figlio (a cui parla sulla tomba, come se lui fosse ancora lì con lei). Le parole che corrispondono sono “petto”, “madre mesta” e “di suo tardo traendo”. La fine di Giovanni e l’esilio di Ugo l’hanno, infatti, stancata. L’autore afferma che il petto di lei, che gli ha dato la vita nutrendolo alla nascita, rappresenta l’accoglienza materna verso i bambini. Altro personaggio è il fratello, morto suicida in tenera età a causa dei troppi debiti (versi 4, 6, 9 e 10): l’autore infatti scrive” Sento gli avversi numi, e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta”. Egli, infatti, sente gli affanni che vi furono nella vita del morto, e vuole così arrivare al “porto quiete”, ovvero la fine della vita, per ritrovarlo. Le parole che a lui dedica sono “il fior dei tuoi gentili anni caduti”, “cenere muto” e “porto quiete”. Ultimo elemento presente è l’io di Foscolo, ovvero un uomo sempre in fuga, che geme per la perdita dei suoi cari e per l’abbandono del suo paese (versi 1, 2, 7, 8 e 9). Le parole a lui dedicate sono “non andrò sempre fuggendo”, “prego” e “almen le ossa rendete”.
Il poema è diviso in quattro parti:
- l’esilio e il compianto per il fratello (versi dall’1 al 4);
- la solitudine angosciosa della madre e la triste consapevolezza di non poter più tornare a Venezia (versi dal 5 all’8);
- le tempestose inquietudini dell’animo e l’invocazione alla quiete (versi dal 9 all’11);
- la caduta di ogni speranza e il presentimento della morte tra gente straniera (versi dal 12 al 14).
Sono poi presenti diversi contenuti, ovvero la consapevolezza dell’esilio e delle peregrinazioni, la lotta contro il destino avverso, l’amore di patria, la commozione per gli affetti familiari perduti e la caduta delle speranza e delle illusioni. Il primo argomento è trattato nei versi 1-2, 9-10, 8 (“sol da lunge i miei tetti saluto”) e descrive la certezza dell’esilio, seguita dalla tristezza per la terra d'origine lasciata. Il secondo, esposto nei versi 9-10, fa notare la battaglia di Ugo contro il destino per restare vivo e riunirsi ai propri cari. Il terzo, illustrato nei versi 7-8, narra dell’amore verso la paese natale che si nota quando asserisce di aver voluto abbracciare la sua famiglia e ritornare, ma di esserne stato impedito a causa dalla legge. Il quarto, sviluppato nei versi 5-6 e 3-4, racconta della disperazione provata dal poeta per la scomparsa di alcuni suoi cari, che non può andare neanche a pregare a Venezia. Il quinto, analizzato nel verso 12, mostra ai lettori lo sconforto del letterato per la caduta di tutte le speranze e le illusioni che aveva.
Il canto ha 14 versi endecasillabi, divisi in due quartine e due terzine. La rima è alternata, ovvero “abab” e “cdcd”.
Nella lirica sono presenti varie figure retoriche. Abbiamo quattro gerundi (fuggendo, gemendo, traendo, tendo) e vari enjambement (fuggendo di gente in gente, seduto sulla tua pietra, gemendo il fior, traendo parla, secrete cure, rendete allora), che hanno la funzione di dilatare il respiro dei versi e prolungare le azioni nel tempo. Alla riga 5 abbiamo due allitterzioni, ovvero sol, suo e tardo traendo. Le metafore più evidenti della poesia sono: fiore degli anni (la giovinezza), la tempesta (segreti che sono forti come una tempesta) e il porto (il trapasso). Vi è una sineddoche nel verso 4, in cui anni viene usato a indicare la vita, una metonimia nella riga 5, in cui di tardo traendo è usato come un anno di vita e un’altra metonimia nel verso 8, in cui tetti è usato come patria.
Su di “gente in gente” abbiamo una disseminazione del significato e su “fuggendo” un ictus. Nel verso 5 gli accenti sono sulla settima e sulla decima, nel 6 sono sulla quarta e sulla decima, nel 7 sono sull’ottava e sulla decima, nel 9 sono sulla sesta e sulla decima, nell’11 sono sulla quarta e sulla decima e nel 14 sono sulla terza e sulla decima.
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