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LE ODI

Foscolo compose le odi contemporaneamente all’Ortis e ai sonetti.
Possono essere considerate serena esaltazione della bellezza.
1) A Luigia Pallavicini caduta da cavallo (1800)
2) All’amica risanata (1802/1803)
Furono pubblicate entrambe in edizione definitiva nel 1803 assieme ai sonetti.
Sin dal primo maturare della poesia foscoliana ci sono connessi due temi fondamentali:
• armonia serenatrice e nostalgia di un mondo di pura e classica bellezza che sarà motivo centrale delle Grazie
• ansia romantica, la sublime e eroica passione protesa alla conquista che si traduce nella passione che è protesa all’affermare nella storia i più alti valori spirituali e che avrà il suo culmine nei Sepolcri.
Sono un inno alla bellezza sempre minacciata e sempre risorgente, confortatrice della vita angosciosa dell’uomo.

La bellezza è sentita come apparire sensibile di una universale e segreta armonia dell’universo.
In questo modo Foscolo rivela l’aspirazione a una composta armonia di spirito e di affetti.
Romantica è la nostalgia struggente con cui rivive il suo sogno che non è più come ne i poeti neo-classici un idilio sereno e compiaciuto della fantasia ma sublimazione della drammatica esperienza spirituale.
Il motivo dell’esaltazione della bellezza è tipico delle odi e si ritrova nelle grazie.

Il rifugiarsi nel mondo antico dei miti visto come un mondo composto e di intatto splendore da alla poesia un tono elegante e raffinato ma non sempre profondo.
Il componimento è sintesi tra la passione romantica e classica compostezza (sentimento e ragione).
Nelle odi questo equilibrio è presente solo a tratti e c’è differenza tra motivo occasionale (caduta da cavallo, guarigione Antonietta) e il motivo profondo (celebrazione della bellezza in ciò che essa ha di eterno).
Il tema comune delle odi è la trepidazione (ansia) del poeta al pensiero dei pericoli (morte) da cui la bellezza è minacciata.
Caratteristico delle odi è l’uso del mito con il quale Foscolo fissa i temi suoi propri e realizza la divinizzazione della bellezza.
Le due odi hanno una struttura simile nella divisione in parti.
All’amica risanata rappresenta la maturazione del senso neo-classicista dei temi dell’altra ode.
Il processo di divinizzazione dell’immagine della donna è pienamente compiuto.
Esiste una contrapposizione tra il mondo della divina bellezza, mondo di assoluta serenità e quello umano, mondo ricco di affanni.

Nella prima ode evidente è la parte descrittiva tipica settecentesca ed è costante il motivo della bellezza come motivo di consolazione (versi 10,11,12).
Nell’ode all’amica risanata è presente il motivo della funzione esternatrice della poesia (versi 60…)
La poesia da immortalità all’uomo e inoltre troviamo la dichiarazione poetica perché Foscolo si dice erede della tradizione classica e con il suo canto renderà eterna la bellezza dell’amica.

TEMI DELLE ODI
1) A Luigia Pallavicini caduta da cavallo: è stata composta nel 1800 quando Foscolo era a Genova come capitano dell’esercito napoleonico.
Spunto della composizione dell’ode è data da un fatto di cronaca, una nobil donna cadde dal cavallo e ebbe il volto sfigurato (motivo occasionale).
Nello svolgimento dell’ode è escluso il dramma e Foscolo unisce il motivo accidentale in una atmosfera favolosa e remota (mito di Adone simbolo della caducità della bellezza individuale e Artemide simbolo dell’eternità della bellezza universale).
Non celebra Luigia Pallavicini ma la sua bellezza come simbolo superiore di armonia.
2) All’amica risanata: l’ode è stata composta tra il 1802 e il 1803 per la guarigione dopo un lunga malattia di Antonietta Fagnani Arese (motivo occasionale), amata appassionatamente dal Foscolo.
Ripropone il tema della bellezza sempre minacciate e sempre risorgente e del suo valore altissimo di consolatrice della vita umana.
L’amore è sentito come contemplazione estatica della bellezza.
Ma nell’ode compare anche un altro tema: quello della poesia eternatrice che sublima la bellezza e i più alti valori umani.

I riferimenti mitologici non esprimono soltanto il suo nostalgico amore di un antico mondo ma il riconoscimento della funzione che per il Foscolo la poesia ha avuto nei secoli cioè quello di illuminare la vita.
L’ode può essere divisa in due parti:
- la prima dai versi 1-48, in questa parte Foscolo descrive con il rifiorire della primavera la bellezza della donna unica fonte di consolazione nell’infelicità a cui gli uomini sono condannati.
Le occupazioni piacevoli che tornano a riempire la vita della donna sono la cura dell’abbigliamento, le feste in cui ella suscita intorno a se il desiderio sia che canti accompagnandosi con arpe sia che danzi.
Vi è poi una strofa di passaggio che riassume e conclude la descrizione e pone le premesse per le considerazioni successive.
- la seconda dai versi 55-96, Foscolo sviluppando suggestioni Dichiane sviluppa la tesi secondo cui quelle che la tradizione ha venerato come dee non furono se non donne mortali celebrate dai poeti ad esempio Artemide, Venere dea della bellezza, e Bellona dea della guerra.
Artemide è oggetto di un triplice culto, è venerata come Selene che era la luna, come Etate dea dei morti, degli inferi e degli elisi, e come Diana dea della caccia.
Anche egli grazie alla poesia potrà far durare a lungo nella memoria dei posteri la bellezza dell’amica.
Gli ultimi versi (91-94) contengono la dichiarazione di poetica.
Foscolo era greco per nascita e per cultura si appresta a trasferire nella lirica italiana i modi armoniosi dell’antica lirica greca di Saffo e Arceri.

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