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Ultime lettere di Jacopo Ortis

Genesi e storia editoriale


Sebbene il nucleo fondamentale dell'opera sia stato scritto tra il 1798 e il 1801, la vicenda editoriale del testo copre l'arco di un ventennio.
Le fasi sono:
1796: Foscolo inizia a lavorare a "Laura.Lettere", che potrebbe essere una prima elaborazione del romanzo;
1798-99: Inizia la vera storia del romanzo. Foscolo avvia la stampa nell'officina del Marsigli, ma si trova costretto a interrompere la composizione per arruolarsi volontario. Marsigli però affida a uno sconosciuto letterario bolognese il compito di terminare l'opera, e la pubblica all'insaputa di Foscolo;
1801: Foscolo rifiuta il volume stampato da Marsigli e rivede nuovamente il testo, pubblicando un altra edizione;
1802: Esce l'edizione completa dell'Ortis che Foscolo riconosce come "il libro del suo cuore". Vi sono notevoli aggiunte, soprattutto nella seconda parte. Inoltre acquista maggiore importanza il tema politico e viene aggiunta una lettera. Subisce una mutazione anche Odoardo, che nella edizione bolognese appariva come "un angelo: buono, esatto, liberale, paziente"; adesso assume la funzione di alter ego, contrapposto al protagonista per la sua razionalità;
1816: Esce una nuova edizione, con due aggiunte: una lettera, (in cui Jacopo polemizza con Napoleone) e la Notizia Bibliografica, in cui Foscolo ripercorre la storia del romanzo;
1817: Viene pubblicata l'ultima edizione a Londra:

I personaggi

Questo romanzo, a detta dello stesso Foscolo, è un opera autobiografica.

Jacopo è il personaggio che domina la scena del romanzo. Alcune caretteristiche fanno di lui una figura tipicamente romantica:
1.Il dominio assoluto della passione sull'autocontrollo e sulla misura;
2.L'acceso individualismo: nelle lettere concentra sempre l'attenzione sul proprio IO;
3.Il conflitto tra Ideale e Reale, tra ciò che si vorrebbe e ciò che è;
4.Jacopo è un eroe predestinato alla sconfitta;

Intorno al protagonista ruotano alcuni personaggi più o meno importanti.
Un personaggio importante è Teresa, che ricambia l'amore di Jacopo ma si sottomette alla volontà del padre.
Anche Odoardo ha un ruolo significativo, in quanto alter-ego del protagonista: Se Jacopo non riesce a tenere a freno le sue passioni, Odoardo è invece un uomo freddo, razionale, non animato dalla passione, ne politica ne amorosa.
Un altro personaggio è la madre, presenza costante nei pensieri di Jacopo. E' grazie al suo pensiero che Jacopo ha più volte rinunciato al suicidio.

Ci sono anche alcuni personaggi storici, come Giuseppe Parini e Vittorio Alfieri.

I temi

L'amore - L'amore per Teresa, sconvolge e domina l'animo di Jacopo. Nella descrizione di questo amore traspare la passione di Foscolo per Isabella Roncione e Antonietta Fagnani Arese.

La politica - Jacopo è tormentato anche dalla passione politica. Egli ama la libertà e si ribella a qualsiasi formadi schiavitù. Si dispera in seguito al Trattato di Campoformio. Questo tema è quello che differenzia maggiormente il personaggio dall'autore. In Foscolo le delusione politiche non spengono completamente la speranza di poter ottenere la libertà; per Jacopo, invece, non c'è più spazio per illusioni e speranze.

L'esilio - Dopo il Trattato di Campoformio Jacopo, come anche Foscolo, è costretto a lasciare Firenze. Il tema dell'esilio ritorna in varie opere Foscoliane. In effeti Foscolo trascorrerà gli ultimi anni di vita in auto-esilio a Londra.

Il suicidio - Il romanzo si conclude con il suicidio di Jacopo, con una pugnalata al cuore. Questo atto rappresenta un estremo tentativo dell'eroe sconfitto per affermare la proprio volontà. Il suicidio non arriva improvviso, ma matura gradualmente, come unica scelta possibile per chi non riesce ad affermare la propria volontà.

La pluralità dei registri stilistici

Nell'opera ci troviamo di fronte a una varietà di toni e registri stilistici, dovuta ai molteplici atteggiamenti e stati d'animo del protagonista.
Il tono dominante resta comunque quello lirico-drammatico, in cui Jacopo mette a nudo l'irruenza delle sue passioni. Le pagine sono scandite da pause, cesure, sospensioni, interrogative, esclamazioni, che spezzano l'armonia del discorso.

Un linguaggio più neutro e un tono più pacato sono invece presenti nelle descrizioni dei paesaggi, sebbene le intonazioni lirico-drammatiche ritornino nei tratti più aspri e selvaggi della natura, che appaiono come il corrispettivo paesaggistico dei tumultuosi stati d'animo del protagonista.

A questa pluralità di registri corrisponde una lingua composita, in cui parole arcaiche e latinismi si possono trovare accanto a espressioni colloquiali o popolari. Lo stesso autore definì la sua opera "bizzarra" e "disarmonica".

"Il sacrificio della patria"

Con queste prime due lettere ha inizio il romanzo. La data della prima (11 Ottobre 1797) coincide con l'inizio delle trattative che porteranno al Trattato di Campoformio, con il quale Napoleone cede Venezia agli austriaci. A seguito di ciò Jacopo, che aveva rivestito incarichi politici a Venezia, è costretto a fuggire sui colli Euganei. Egli è contrario a questo esilio, sostiene che "è preferibile morire in patria, piuttosto che cadere fra braccia straniere".
Nelle lettere si scaglia contro la Francia, colpevole di aver abbandonato Venezia, contro l'Austria, che è tornata in possesso della città, ma anche contro l'Italia, "sciagurato paese, terra prostituita, spesso dilaniata da lotte intestine".
In queste prime lettere appaiono due temi, l'esilio e il suicidio.
Jacopo è costretto a lasciare Venezia contro la sua volontà, in quanto preferirebbe morire in patria per essere seppellito nella "terra de' miei padri".
Il suicidio appare fin da queste prime lettere: nella prima è possibile notare un continuo ripetersi di parole come sacrificio, perduto, piangere, sciagure, morte, etc. ; nella seconda il suicidio viene prefigurato come atto di vendetta e ribellione, come rivendicazione della propria libertà.
Nelle due lettere è evidente il tono lirico-drammatico, caratteristico dell'opera. Questo viene reso da periodi disarmonici, scanditi da forti cesure. Questa disarmonia rimanda direttamente all'atteggiamento di Jacopo.
Inoltre si può notare:
1.L'impronta evangelica della prima frase "Il sacrificio della patria nostra", che rimanda alla passione di Gesù nel Vangelo di Giovanni.
2.La presenza, nella seconda lettera, di un modulo stilistico frequente nell'Ortis, la serie ternaria, in questo caso composta da aggettivi (spogliati, derisi, venduti).

"Il primo incontro con Teresa"

In questa lettera Jacopo descrive a Lorenzo l'incontro con Teresa: un certo signor T***, amico di Lorenzo, gli fa visita, in compagnia di Odoardo, futuro marito della figlia; qualche giorno dopo, Jacopo ricambia la visita e va a trovare il signor T***, incontrando Teresa.
La lettera è divisa in due parti.
Nella prima Jacopo descrive l'incontro con Teresa, è la prosa è dominata da una maggiore armonia.
Nella seconda l'attenzione si concentra sull'interiorità del protagonista, che descrive il suo stato d'animo dopo l'incontro, e presenta il tormento che lacera la sua anima.
In questa lettera, dunque, al tema politico si accosta il tema amoroso. Jacopo, parlando di Teresa, la definisce "divina fanciulla".
L'aggettivo divina è usato spesso da Foscolo nelle lettere alle sue donne.
In questa lettera il tema della bellezza si accosta a una riflessione sul triste destino degli uomini in generale e di Jacopo in particolare.

"Odoardo, il promesso sposo di Teresa"

Questa lettera presenta due personaggi minori: Odoardo e Isabellina.

Odoardo subisce una trasformazione dalla prima edizione all'ultima. Inizialmente appare come "un angelo: buono, esatto, liberale paziente".
In seguito assume invece la funzione di antagonista, di alter ego, incarnando i valori opposti a quelli di Jacopo.
Odoardo ha il cuore sempre morto, sul suo volto non compare mai un sorriso, e si affida sempre alla ragione.
Jacopo invece non riesce a dominare le sue emozioni.

Isabellina è la sorella minore di Teresa. In lei Jacopo rivede la donna amata e su lei può riversare quei baci e abbracci che deve trattenere nei confronti dell'altra.

"Le illusioni"

In questa lettera, Lorenzo invita Jacopo ad abbandonare le proprie illusioni relative a Teresa, proprio come un parroco che invita i contadini a non ubriacarsi; ma questi, ubriacandosi, tentano di dimenticare il dolore e la sofferenza della loro esistenza.
n questo senso, anche Jacopo si lascia cullare dalle illusioni per non affrontare la dura realtà.
Anche Leopardi affronterà il tema delle illusioni, invitando gli uomini a non lasciarsi cullare da esse e di affrontare la realtà con la decisione di una ginestra che, sulle falde del Vesuvio, aspetta di essere travolta dalla lava, ma non per questo piega il suo stelo (pessimismo) o lo tiene verso l'alto (ottimismo).

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