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Ugo Foscolo ha scritto “A Zacinto” nel 1803 e rappresenta uno dei più importanti, se non il più importante, sonetto che lui abbia mai scritto.

In questo componimento lui celebra il suo luogo di nascita, Zacinto (isola della Grecia) in quanto lui abbandonò. Tuttavia lo sguardo di ammirazione del poeta non riguarda solo la sua patria natale, ma tutta la filosofia (anche antica) della Grecia, citando figure mitiche originarie di tale filosofia come Venera (la dea della bellezza), Omero (poeta greco, autore dei poemi dell’Iliade e dell’Odissea) e di Ulisse (protagonista dell’Odissea, scelto da Ulisse perché questo, come lui, fu costretto all’esilio, con l’unica differenza che Ulisse, però, riuscirà a tornare in patria). Questo sonetto termina poi con la previsione della morte di Foscolo in un territorio lontano da Zacinto (e così fu, Foscolo morì a Londra nel 1827), descrivendo il suo futuro funerale come un’“illacrimata sepoltura”.

Il protagonista del sonetto è l’acqua. A livello stilistico, il termine “acqua” viene spesso usato nel sonetto per creare assonanze e rime semantiche (come questa parola e “onde”). A livello tematico, Foscolo l’ha reso l’elemento da cui nasce la bellezza, paragonandola a Venere che rende bello tutto ciò che lei guarda, bellezza a cui il poeta si sente legato per nascita.

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