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A Zacinto - Commento

Appunto che effettua una riflessione commentando, brevemente, la poesia A Zacinto, del noto poeta Ugo Foscolo.

E io lo dico a Skuola.net
A Zacinto

1.Nè più mai tocchero le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque

5.Venere, e fèà quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque.

cantò fatali, ed il diverso esiglio,
10.per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra, a noi prescrisse
14.il fatto illacrimata sepoltura.


Commento
La poesia è dedicata a Zacinto (Zante, isola greca) che simboleggia la patria del poeta, Venezia. Egli sceglie la Grecia perché terra mitica e irraggiungibile, piena di bellezze. I temi dell’ode sono:
- l’irraggiungibilità della patria;
- la nostalgia di casa;
- la rivisitazione della Grecia come terra mitologica;
- la morte in terra straniera.
Il primo viene spiegato ai versi 1-5, dove egli accomuna la sua città alla patria di Ulisse, che ha impiegato venti anni per tornare a casa. Il secondo, trattato praticamente in tutta la poesia (in particolare nei versi 12-14), è il sentimento dominante. Il terzo, descritto nei versi 3-7, vede la Grecia come protagonista di varie leggende, come quella di Odisseo, quindi terra mitica. L’ultimo, introdotto nei versi 13-14, parla di una futura sepoltura dello scrittore lontano dai suo cari.
Nel poema abbiamo vari riferimenti mitologici e storici: a Venere, descritta come una vergine feconda (antitesi), a Omero, il narratore dell’Odissea e a Ulisse, esposto come un giovane famoso per le sue sventure. Il compositore rappresenta sostanziali differenze tra lui e l’eroe, come la possibilità del ritorno in patria, che egli, romantico, non ha avuto, mentre il paladino classico sì.
L’artista manifesta alcuni importanti valori:
- la nostalgia ( versi 12-14);
- la bellezza mitica (versi 5-8)
Anche l’armonia, presente nella società del tempo, viene esplicata nel canto.
Il sonetto presenta quattordici endecasillabi, divisi in due quartine (rima ABAB ABAB, ovvero alternata) e due terzine (rima CDE CDE).
Foscolo usa spesso l’inversione nel testo, invertendo soggetto e verbo o girando completamente la frase, creando un effetto di sospensione. Il brano ruota attorno a un periodo lungo centrale, circondato da altri più corti e articolati, che possiedono vari incisi e subordinate.
Nel brano sono presenti molte figure retoriche: abbiamo un’allitterazione nel verso 1 (“sacre sponde”) una sineddoche nel verso 7, dove “frondi” significa vegetazione, un iperbato nel verso 14 (“illacrimata sepoltura”), un’altra alliterazione nel verso 13 (“materna mia”). Nel verso 1 “sacre”, metafora, sta a indicare la patria di Ugo. Nel secondo verso troviamo un’antitesi, “fanciullesco giacque”, ovvero l’idea del movimento associata a quella dell’immobilità. Altra allitterazione nei versi 4-5, “Venere vergine”. Nella lirica sono presenti molti “onde”, che danno liquidità alle strofe, “Né più mai”, negazione assoluta, non è mai stata usata come inizio di un carme, perché “impensabile”. Vi sono poi degli enjambement nei versi 1,3,13.
Gli accenti particolari sono ai versi 2 (ove) e 3 (Zacinto), che sono rispettivamente una sinalefe e una sineresi.
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