“Ultime lettere a Jacopo Ortis” (1802-1817)

La trama
Jacopo Ortis, giovane patriota veneto, dopo il Trattato di Campoformio è costretto all’esilio sui colli Euganei. Conosce Teresa e se ne innamora. Tuttavia, Teresa è stata promessa ad Odoardo, perfetto esemplare di una società mediocre e senza valori. Allo strazio per la patria perduta si aggiunge la disperazione per l’amore irrealizzabile.
Comincia quindi la fuga di Jacopo Ortis per l’Italia, infine giunge a Ventimiglia, dove si abbandona ad una cupa meditazione sull’inesorabile ruinare del tempo e delle cose. Gli giunge la notizia intanto del matrimonio di Teresa e allora, preso dalla disperazione, torna sui colli Euganei e si uccide.
Rimane di lui un carteggio indirizzato all’amico Lorenzo Alderani, che quest’ultimo nella finzione narrativa, afferma di essersi deciso a pubblicare.

L’elaborazione
L’Ortis ebbe una complessa elaborazione attraverso varie stesure conformi allo stratificarsi di successivi stati d’animo dell’autore:

- un primo nucleo (1796) col titolo Laura, lettere ispirato all’amore di Foscolo per Teresa Pikler, moglie del Monti;
- dopo il Trattato di Campoformio, nel 1798, apparve senza l’autorizzazione dell’autore a Bologna, col titolo Vera storia di due amanti infelici;
- la prima edizione completa (1802), in cui la tematica politica si aggiunge a quella amorosa, arricchita da altri apporti;
- la seconda edizione completa (1816), in cui F. interviene sulla veste stilistica;
- l’edizione definitiva, apparsa a Londra nel 1817 con semplici ritocchi formali.

Modelli e novita’
F. si ispira a due grandi modelli di romanzo epistolare 700esco:
- Nouvelle Heloise (Rousseau, 1761): romanzo epistolare, in cui l’amore è ostacolato dalle regole della società. La conclusione è la tragedia: la protagonista, infatti, muore;
- I dolori del giovane Werther (Goethe, 1774): vi confluiscono caratteri che saranno tipici dell’Ortis, come l’oscillazione amore-dolore, il titanismo, il vittimismo e la tendenza al patetico;

A questi modelli si aggiunge la suggestione esercitata da:
- un episodio di cronaca: uno studente padovano di nome Ortis si era tolto la vita nel periodo in cui Foscolo maturava il progetto del romanzo;

rispetto a questi modelli, F. introduce un elemento di originalità:
- la tematica politica.
I temi
- la patria e il popolo: la patria è trattato con intonazione religiosa, ma la volontà del suo riscatto contrasta con la sfiducia nell’azione delle masse (atteggiamento di distacco dell’intellettuale e delusione storica dell’intellettuale giacobino italiano);

- l’intellettuale e la società: la delusione nei confronti dell’azione popolare si dilata fino a riversarsi sulla quasi totalità del corpo sociale, che F. vorrebbe richiamare ai valori ideali e alla necessità alla lotta e al sacrificio;
- l’esistenza, la politica e la storia: tutto è assorbito in una cupa visione esistenziale, in cui politica e storia sono ridotte a elementi di un meccanismo naturale spietato;
- le illusioni: cha hanno funzione consolatrice ma sono fonte di generose passioni;
- l’amore: riproduce nella sfera del privato, quelle lacerazioni che Jacopo avverte nell’ambito sociale e politico;
- il suicidio: quello di Jacopo è un atto politico e non alfieriana affermazione di sdegnosa solitudine.

Lo stile
È il primo romanzo della letteratura moderna, ma la scelte di F. vanno in direzione di una prosa d’arte molto elitaria, che risente della tradizione classica. Il registro stilistico è diseguale, ora tragico e alto, ora lirico ed elegiaco.

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