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A Luigia Pallavicini caduta da cavallo

Foscolo pubblicò quest'ode nel 1802, ma in realtà la compose nel 1800. Foscolo con quest'ode non raggiunge gli obiettivi che si era prefissato. Foscolo scrive quest'ode in occasione della sua permanenza a Genova. A Genova infatti incontra la nobildonna Luigia Pallavicini, donna molto nota per la sua bellezza. Un giorno ella cadde da cavallo su una scogliera di Sestri Ponente. A causa di questo incidente si era deturpata il viso senza possibilità di rimedio. Lei però con molta forza decide di non rinunciare alla sua vita che aveva prima che avvenisse l'incidente. Infatti continua a partecipare alle feste. L'unica differenza è che si copre il viso con un velo. Foscolo colpito dalla sua forza le dedica quest'ode. Qui prevale la bellezza in quanto bellezza estetica. In quest'ode viene raccontato l'incidente che ha deturpato il viso della donna.
Ad un certo punto Foscolo esprime la sua rabbia, infatti la donna aveva deciso di dedicarsi ad attività virili, come andare a cavallo, piuttosto che alla poesia. Nella parte finale dell'ode Foscolo augura alla donna di guarire e di poter tornare, un giorno, alla sua bellezza originaria.

Nell'ode sono presenti molti riferimenti mitologici. Lo stile è particolarmente ricercato, ricco di figure retoriche e tendente al sublime.

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