Ugo Foscolo

Ugo Foscolo è nuovo e moderno, rispetto alla tradizione del Settecento, per la capacità di inserire, in una poesia classicheggiante, gli echi e i suggerimenti della più recente cultura europea(Rousseau, Goethe, etc....).
E' moderno per la concezione della missione del letterato, chiamato a proporre all'umanità (con le sue opere) una visione ideale dell'esistenza, in cui i valori della vita privata e della partecipazione pubblica siano esaltati attraverso la sublimazione della forma poetica.
Foscolo è uno dei primi che soffre per le contraddizioni di un'epoca di transizione: 1) crollo dell'aristocrazia 2) ascesa dei nuovi ceti borghesi 3) nuova collocazione della figura del letterato all'interno di una società in rapida evoluzione.
Foscolo vive in prima persona queste crisi: nelle sue opere c'è sempre un certo rievocare e celebrare i valori eterni della storia umana, ma esprime una ricorrente insoddisfazione e ribellione alle convenzioni ed al costume del suo tempo.

Come diceva il Binni, la spiritualità foscoliana è tipica di una età di transizione, infatti il Foscolo aderisce sia all'una che all'altra corrente letteraria, è ispirato dal neoclassicismo ma non inteso nel senso decorativo e troppo esteriore del Monti.
Infatti il Foscolo rende viva e meno esteriore la parte neoclassica che si trova in ogni sua opera, con la sua calda spiritualità romantica. Il Foscolo all'inizio non è ispirato dal neoclassicismo, come chiunque si aspetterebbe, ma dal preromanticismo; infatti le ultime lettere di Jacopo Ortis hanno sì , un gusto classico, ma soprattutto il personaggio è preromantico e eroe alfierano. Il romanzo però, per quasi un secolo ebbe scarsa fortuna critica, infatti il giudizio più valido lo ebbe dallo stesso Foscolo. Il De Sanctis per esempio diceva che non era un vero romanzo ma una lirica in prosa un “formulario della vita”; in seguito i critici moderni (del nostro secolo) hanno rivalutato l'opera, affermando, e a ragione, che nel romanzo già erano presenti tutti i motivi che poi “sarebbero stati alla base della successiva poesia del Foscolo; un esempio di questo lo possiamo vedere in un brano dell'Ortis “Il trapianto dei pini” in cui il motivo fondamentale è il pensiero riposante e che conforta l'animo che la tomba e il pensiero degli amici rendono la vita eterna. Questa spirituale sopravvivenza alla morte sarà ripresa poi nei “Sepolcri”. Nelle Odi abbiamo un esempio più evidente del tono neoclassico, nell'eleganza dei versi e nei temi. In “All'amica risanata” la donna amata dal poeta guarisce e così il Foscolo ha occasione di celebrale la sua bellezza rinata, e celebrandola la rende eterna. Qui è ripreso il tema della bellezza consolatrice, per cui le sofferenze, mali e dolori delle menti mortali nate per vagheggiare (per desiderare) sono consolata, trovano ristoro nella dorata bellezza.
Le Odi, il cui tema principale è quello della bellezza, eccedono in classicismo con il pericolo di diventare solo perfette esteriormente senza un vero e sentito problema o tema.
Invece nei sonetti, soprattutto negli ultimi quattro, anche se molto classicheggianti affronta temi a lui molto cari e importanti quali quello dell'esilio nel sonetto “A Zacinto”. Zacinto non è sentita solamente come patria materiale perché egli vi è nato, ma ancor di più come patria ideale ed irrimediabilmente perduta. Patria ideale perché l'isola e tutta la Grecia rappresentano il mondo classico tanto amato dal Foscolo. Il Foscolo per questo suo vagabondare si paragona ad Ulisse ma il suo esilio è ben diverso da quello di Ulisse, esso non avrà fine nemmeno dopo la morte perché non avrà nemmeno la consolazione di essere sepolto nella sua patria. Il tema dell'esilio e quello della morte vengono ripresi nel sonetto più importante “In morte del fratello Giovanni”, in cui esprime la profonda infelicità della vita, rappresentata dalle disgrazie familiari. Tre persone schiacciate dalla sofferenza che solo la morte potrà dar loro la pace.

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