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A se stesso

Che stai? già il secol l'orma ultima lascia
dove del tempo son le leggi rotte
precipita, portando entro la notte
quattro tuoi lustri e obblio freddo li fascia.

Che se vita è l'error, l'ira, e l'ambascia,
troppo hai del viver l'ore prodotte;
or meglio vivi e con fatiche dotte
a chi diratti antico esempi lascia.

Figlio infelice, e disperato amante,
e senza patria, a tutti aspro e a te stesso,
giovine d'anni e rugoso in sembiante,

che stai? breve è la vita, e lunga è l'arte;
a chi altamente oprar non è concesso
fama tentino almen libere carte.


Commento

In questo sonetto, che chiude la raccolte delle Poesie, il poeta fa un bilancio della propria vita, tracciandone un quadro alquanto negativo. Infatti ,ormai adulto, egli è un uomo vecchio nell’aspetto, che ha sofferto molto sia per motivi privati che politici.

La sua unica speranza, la sola possibilità di non essere dimenticato è quella di scrivere delle opere “dotte”; ricompare, quindi, anche in questo brano, il tema del valore eternatrice della poesia, presente già nelle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”. Colui che non può compiere azioni eroiche, può conquistare la fama solo attraverso l’arte che,a differenza della vita, è eterna.
Un altro tema ripreso dall’Ortis ed affrontato anche ne “Alla sera” è quello del tempo, che trascorre inesorabilmente, cancellando ogni traccia della vita dell’uomo. La sera nel sonetto omonimo e la notte in questo, non sono altro che delle metafore della morte che rappresenta l’annullamento totale e la fine di ogni sofferenza. Il Foscolo, in seguito alla delusioni politiche ed al crollo delle speranze rivoluzionarie, aveva, infatti, accolto la concezione filosofica nichilista, secondo cui la morte è un “nulla eterno” che porta la distruzione totale. In questo sonetto, comunque, si può intravedere una speranza, un tentativo di superare il nichilismo attraverso la poesia; il poeta ha la possibilità di incominciare una vita migliore (“or meglio vivi”) e di lasciare un esempio, un ricordo di sé ai posteri attraverso le sue opere. Questo sonetto, proprio in quanto posto in chiusura della raccolta delle Poesie, rappresenta una fase importante del processo di maturazione del pensiero foscoliano che si concluderà con i “Sepolcri”, in cui la sopravvivenza dopo la morte è garantita dalla tomba.

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