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Dei Sepolcri, Foscolo

Scritto nel 1806, è un carme. Ovvero una poesia unica di 295 endecasillabi sciolti (non in rima). E’ un carme di natura occasionale, in quanto nasce in seguito all’episodio storico dell’Editto di SAINT-CLOUD promulgato nel 1804 in Francia (ma arriva in Italia nel 1806) da Napoleone, che stabiliva le regole per gli usi cimiteriali: sancire l’egualitarismo sociale, Napoleone stabilì che i defunti dovessero essere sepolti fuori dalle mura cittadine e che le iscrizioni funebri non dovessero recare l’appartenenza sociale del defunto. In Italia, l’editto aveva acceso vivaci discussioni sulla legittimità di questa legislazione da impronta illuministica e aveva separato gli intellettuali in 2 gruppi:

1 Gli intellettuali (soprattutto) cristiani credevano nel valore religioso, sociale e civile della tomba, per cui non condividevano l’editto.

2.Gli intellettuali laici non credevano nel valore della tomba e condividevano l’editto.
L’opera di Foscolo parte proprio dalla discussione del valore della tomba: nel salotto di Isabella Teatochi Albrizzi, Foscolo e Pindemonte (cui Foscolo dedica l’opera) si scontrano sul tema dell’editto in quanto il primo non credeva inizialmente nel valore della tomba. Dopo la discussione, però Foscolo inizia a vedere la tomba come nucleo attorno al quale si possono condensare affetti, rapporti sociali, valori etici e politici.
La pubblicazione dell’opera scatenò diverse critiche –vedasi quella francese MESSER GUILLON- che definivano il testo di Foscolo oscuro, di difficile lettura, complesso. Lo stesso Foscolo , riconoscendone la difficoltà del testo, scrive a Messer Guillon una lettura in cui gli fornisce uno schema sulla base del quale leggere l’opera. Suddivide, dunque, il testo in cinque parti:
L’iscrizione all’inizio dei sepolcri cita: DEORUM MANIUM IURA SANCTA SUNTO→i diritti degli dei Mani siano invisibili.

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