Che stai? Già il secol l'orma ultima lascia, di Ugo Foscolo

A. Svolgi la parafrasi del sonetto
Che stai facendo? Il secolo sta già lasciando l'ultima impronta, dove vi sono le leggi rotte del tempo passato che precipita, portando la notte e facendo apparire le stelle mentre il freddo tutto avvolge.
Che se la vita è fatta di errori, ira e angoscia, hai ancora troppe delle tue ore passate, quindi vivi meglio e con sagge fatiche cerca di lasciare un esempio ai posteri.
Ragazzo infelice, amante disperato e senza patria, aspro verso tutti e verso te stesso, giovane d'età ma vecchio all'apparenza, che stai facendo? La vita è breve, ma l'arte è eterna; a chi non è concesso un alto impiego, tenti almeno di scrivere o fare arte.

B. Rispondi alle seguenti domande.
1) Il sonetto assume la forma del bilancio esistenziale: esso appare positivo o negativo? Per quale ragione? Quali proponimenti il poeta fa per il futuro?

Il bilancio esistenziale dato da questo sonetto è un bilancio prettamente negativo in quanto il poeta annuncia che il secolo, il XVIII secolo, sta finendo portando con sé gli anni già trascorsi della vita dell'interlocutore - che risulta essere lo stesso Foscolo – per poi esortarlo a lasciare un importante esempio ai posteri, dato o da gesta eroiche o dall'arte, ed in particolare dalla poesia.
Le notazioni biografiche dell'autore lasciano presupporre che a causa del suo excursus politico-militare, smesso intorno al 1815, dopo aver rifiutato le offerte austriache di collaborazione, il suo esempio si baserà sui suoi preziosi lasciti in poesia, l'arte eternata per eccellenza. Tale concetto viene ribadito anche nella quarta parte dei sepolcri (vv. 213-295). Il sonetto poi assume la funzione di bilancio esistenziale, in quanto il poeta verseggiando rivive le varie fasi della sua vita: la delusione giovanile causata dagli sviluppi politici dell'epoca in cui Foscolo ha vissuto, la sua conseguente dedizione alla poesia e l'”eroismo” derivante da essa.

2) Che rapporto viene instaurato, negli ultimi due versi, tra la letteratura e l'azione?
Negli ultimi due versi “a chi altamente oprar non è concesso/ fama tentino almen libere carte” viene instaurato uno stretto rapporto tra letteratura ed azione: Foscolo dice che chi non ha occasione di lasciare un esempio ai posteri attraverso gesta eroiche, deve farlo comunque con altri mezzi. Il mezzo particolare cui si riferisce il poeta sono proprio le “libere carte”, ossia la letteratura. Il messaggio che Foscolo sottintende è che non essendo lui riuscito durante la sua vita a compiere gesta eroiche o a distinguersi fra gli altri per il suo valore militare o per l'amor di Patria, lo ha comunque fatto attraverso la letteratura, scrivendo di ciò che lui stesso avrebbe voluto portare a termine. Un esempio cardine è dato da “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, opera in cui il protagonista si distingue proprio per il suo eroico suicidio come gesto estremo per la propria Patria, gesto che il poeta non ebbe la forza di compiere.

3) Che concezione del tempo emerge dalla prima quartina?
La concezione temporale che possiamo trovare nella prima quartina è una concezione ambigua: il tempo verbale è un presente “Che Stai? Già il secol l'orma ultima lascia”, ma tale tempo si riferisce appunto al passato, cioè al secolo che sta finendo. Foscolo esorta sé stesso a darsi una mossa per lasciare gloriosi esempi ai posteri, ed il tempo di cui parla è un tempo che scorre velocemente, per questo non c'è tempo da perdere.

4) Si individuino i punti del testo dove ricorre la figura dell'antitesi. Si può cogliere il legame tra la figura retorica ed il contenuto?
Le antitesi rintracciabili all'interno del testo sono due: la prima, nell'ultimo verso della prima terzina, “giovine... rugoso”; la seconda, nel primo verso della seconda terzina “breve...lunga”.
Tali figure retoriche sono ricollegabili al tema del tempo, distruttore del tutto, anche di ciò che sembra dover ancora durare (“giovine d'anni”). Il tempo della vita è definito breve ed è contrapposto alla durata dell'arte, molto più lunga, addirittura eterna e non soggetta alle leggi del tempo.


C. Interpretazione complessiva e approfondimenti
Sulla base dell'analisi condotta, proponi una tua interpretazione complessiva del sonetto ed approfondiscila collegandolo con le altre opere dell'autore lette (altri sonetti, Ortis, Sepolcri, Didimo Chierico) e elementi biografici. Eventualmente confrontalo con testi di altri scrittori contemporanei o non, nei quali ricorre lo stesso tema. Puoi anche riferirti alla situazione storico-politica dell'epoca o ad altri aspetti o componenti culturali di tua conoscenza.

Il sonetto “Che stai? Già il secol l'orma ultima lascia”, composto e pubblicato nel 1802 e collocato a conclusione del “canzoniere” di Foscolo, è un esempio di come venga sottolineata la fugacità del tempo in generale nella letteratura del poeta. In particolare, nell'opera in analisi, il diciottesimo secolo sta finendo, portando con sé le delusioni, le scelte sbagliate, gli errori e tutte le esperienze di vita; i giorni, i mesi, gli anni passano inesorabilmente, ed allo stesso modo il poeta si rende conto che di lui non rimarrà nulla di concreto, nessun importante gesto eroico – a differenza, ad esempio, del protagonista del suo celebre romanzo “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”- per questo deve cercare un modo per essere ricordato, per poter dire di aver attivamente contribuito alla causa italiana e per poter dare un “antico esempio” ai posteri.
L'obiettivo del poeta è appunto lasciare un ricordo di sé per il futuro, e questo per lui è possibile solamente attraverso l'arte poetica, definita nel poemetto“Dei Sepolcri”, scritto nel 1807, “Poesia eternatrice”. La poesia quindi, oltre ad essere l'unico elemento, a parte le azioni eroiche, come ad esempio le imprese degli eroi della guerra di Troia (quarta parte dei “Sepolcri”), o come già citato nell'Ortis, in grado di andare contro il tempo, è anche l'unico mezzo positivo che Foscolo vede in esso e nella sua vita in generale. Per comprendere meglio tale concetto, è necessario premettere che qui il tempo è visto come elemento fatidico: gli anni scorrono, le cose passano e non resta nulla di materiale. Lo stesso concetto, per altro, è ripreso circolarmente dal sonetto di apertura della raccolta di poesie foscoliana, “Alla Sera”, in cui viene definito come “reo tempo”: proprio da qui deriva la volontà del poeta di allontanarsi dal presente per immergersi in una dimensione cosmica fuori del tempo, nella morte, vista in una concezione nichilista, ossia come totale annullamento ma nel contempo come pace, in cui si possono placare i tumulti interiori dell'uomo, e in particolare dello stesso poeta.

Foscolo in questo sonetto elabora una sorta di bilancio esistenziale, nel quale rivede in un breve ma intenso ricordo la vita appena passata, ma soprattutto risulta avere dai lati positivi ed altri negativi: negativo è il dover vivere inutilmente perché il tempo scorre ineluttabilmente cancellando le tracce del passato e vanificando ogni azione compiuta nell'arco di vent'anni; il positivo sta nella stesura di opere che possano conquistare la fama eterna, come già era successo per le opere dei grandi letterati del passato. Proponendosi di scrivere versi che manifestino la libertà dell'anima, il poeta spera di non vanificare tutto l'operato della sua vita.
Foscolo, inoltre, traccia una sorta di autoritratto, ben definito nella prima terzina del sonetto: egli si definisce infatti figlio infelice, amante disperato, senza patria e caratterialmente spiacevole, giovane ma con l'aspetto di un uomo più anziano (“rugoso in sembiante”), tratti che, insieme con la visione della morte come unica via d'uscita, emergono anche in altre opere, come ad esempio nella poesia “A Zacinto”, in cui il tema della patria, unito a quello dell'esilio delineano come il poeta sia il modello di eroe preromantico: un uomo che vuole portare dei cambiamenti nella società ma deve combattere contro le forze del reo tempo e del destino, che gli sono avversi. A tal proposito la poesia, il “canto”, come lo stesso poeta scrive, è vista come l'unico elemento per superare gli ostacoli che fato e reo tempo impongono all'uomo, ed è vista come elemento positivo, a differenza della tomba, dell'“illacrimata sepoltura”, elemento negativo ed esemplificativo della crudeltà del destino.
L'avversità del destino si vede anche nel sonetto “In morte del fratello Giovanni”; qui il poeta ricorda la madre lontana, la famiglia dispersa, la patria nella quale non potrà mai ritornare – che in “A Zacinto” è ciò che lo differenzia da Ulisse – ed osserva che la sua vita è basata su un esilio perenne, che aumenta il suo desiderio della morte.
In conclusione si può dire che Foscolo, come anche Alfieri, mette in atto un atteggiamento eroico verseggiando e scrivendo opere degne di lode per rimpiazzare la sua impossibilità di compiere gesta concrete che possano essere ricordate nei secoli. In effetti si può dire che la letteratura in un certo senso superi l'azione, in quanto è vero che le gesta eroiche vengono ricordate, ma questo succede solo grazie alla letteratura che le mette su carta.

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