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I Sepolcri

Foscolo scrisse questo componimento, un testo argomentativi formato da 295 endecasillabi sciolti, tra il marzo e il maggio del 1806.
Il Foscolo scrisse questo componimento dopo una disputa che ebbe con il poeta Ippolito Pindemonte in merito al problema delle sepolture.
L’editto napoleonico di Saint – Claud (1804) imponeva che le sepolture fossero poste fuori dall’abitato e dalla chiesa e vietava monumenti vistosi e iscrizioni funerarie che dovevano essere uguali per tutti. Il cattolico Pindemonte pensava che questo provvedimento potesse indurre a trascurare il culto dei defunti; il Foscolo lo aveva contraddetto ma in seguito, approfondendo la propria meditazione, compose questa opera ampliando le sue considerazioni.
Il Foscolo, pur non credendo nella sopravvivenza dell’anima, in una vita futura, in un Dio, riteneva che le tombe fossero importanti dal punto di vista affettivo e fossero uno stimolante esempio per i vivi. In particolare le tombe dei grandi, degli eroi, cioè di coloro che hanno espresso gli ideali più nobili, diventando patrimonio di una nazione e di tutta l’umanità e accendono gli animi generosi a egregie servitù, l’antica grandezza, li esortano a rinnovarla, a riscattare la patria dall’oppressione. I nostri resti mortali e le tombe vengono distrutti mentre la gloria degli eroi non muore, ma continua a vivere nel canto dei poeti. L’ultima parte del carme è un inno alla poesia, in cui compito è quello di tramandare il ricordo degli eroi e i valori che essi affermano. La poesia crea e diffonde il culto delle più alte illusioni che riscattano la nostra vita dalla materia e dal nulla eterno.

Nel carme si possono distinguere tre piani:
1) letterario: sia tematico che stilistico il Foscolo si ricollega da una parte al filone settecentesco dei poeti con gusto sepolcrale (inglesi) fra cui importante è Thomas Gray autore di “Elagia scritta in un cimitero campestre”.
tende a risalire alle origini della tradizione poetica occidentale riproducendo alcuni modi di Pindaro e Omero di cui stava tentando una traduzione in quegli anni.
2) ideologico: Foscolo esprime la concezione materialistica già espressa nell’Ortis e in Alla sera.
L’esistenza dell’uomo è vista come parte integrante dell’ordine che si fonda sulla trasformazione materialistica senza finalismo (non c’è niente oltre la natura).
La natura continua la trasformazione delle cose, ciascuna delle quali vive e muore nel tempo e insieme appare statica perché le cose si riproducono e si avvicendano ripetitivamente.

Accanto alla visione dell’universo fisico, influenzata da Lucrezio, c’è una visione della storia suggerita da Vico.
La storia di cui gli uomini sono soggetti attivi procede secondo l’evoluzione che li porta dalla ferinità originaria (uomo simile agli dei) alla elaborazione dei comportamenti e dei valori culturali. Questa stessa storia umana inserita nell’ordine naturale sia perché intere civiltà possono scomparire con il passare del tempo sia perché forse può avere fine il genere umano.
Fra questi 2 elementi del pensiero:
1. fissità della natura che crea e distrugge
2. valore delle azioni umane che si concretizza provvisoriamente nel corso storico, Foscolo avverte l’opposizione però il poeta non vuole fondere un nuovo sistema filosofico ma vuole ricercare la moralità che abbia il presupposto nell’accettazione non passiva della morte.
Per Foscolo si tratta di vedere su quale nuove basi per gli individui e i popoli sia possibile che pur essendo sottoposti alla legge del decadimento naturale e la scomparsa diano senso all’esistenza e siano motivati a agire positivamente.
3) politico: Foscolo assume una posizione antinapoleonica e antifrancese e da questo punto di vista celebra le figure pre - rivoluzionarie di Parini e Alfieri presentati come maestri di italianità e attribuisce la funzione esemplare per i tempi moderni alla civiltà inglese pur essendo consapevole delle sue tendenze imperialistiche.
Il carme non esprime le posizioni isolate o personali ma si richiama a una tematica che era stata discussa in Francia tra il 1794 e il 184 da un abbondante pubblico.
Le esigenze di premiare con i monumenti funebri la grandezza conseguita in vita e di riconoscere le differenze di merito era stata avanzata per lo più da ambienti di orientamento conservatore e antirivoluzionario ma aveva colto anche motivi civili ispirati al culto giacobino delle virtù pubbliche.
L’esaltazione dei sepolcri si inserisce in un contesto di atteggiamenti mentali contrari all’egualitarismo e inclini a valutare l’importanza dell’emulazione (imitare per superare) gli esempi della tradizione e dei riti.

Struttura:

L’opera si può dividere in 7 parti e inizia con una citazione che ha un valore polemico e mira a contrapporre all’editto napoleonico il religioso rispetto dei morti sancito sin dai tempi più remoti.
Nella prima parte (v. 1-22) viene proposto con due interrogazioni il tema principale: se sia possibile che l’uomo dopo la morte tragga conforto dalla tomba. La prima domanda contiene l’immagine e i concetti che incorrono in tutto il carme:
* la natura che distrugge e crea (albero che nasce vicino al sepolcro)
* la società civile che cerca di perpetuare con onori funebri l’esistenza dei defunti (urne, pianto)
* l’assolutezza della morte (sonno duro)
La seconda domanda introduce sia pur con negazione l’insieme dei motivi che per il poeta esprimono con massima intensità l’esperienza del vivere:
* la percezione della natura come organismo produttrice
* le aspettative per il futuro
* l’amore
* la creatività artistica
* la persona stessa del poeta
La risposta è che nell’uomo che muore si spegne ogni possibilità, speranza, futuro, progetti…
Anche il ricordo è destinato a perdersi, la materia si trasforma incessantemente, non c’è cosa nell’universo che si sottragga al passare del tempo e ai cambiamenti che esso produce.
Nella sesta parte (v. 213-234) la scena si è spostata fuori dall’Italia in Grecia da cui ebbero origine i miti.
Compaiono due immagini di poeti: Ippolito Pindemonte che ha viaggiato in quei luoghi e il poeta stesso che prevede il suo destino simile a quello di Aiace. Trattato ingiustamente nel suo tempo anche egli spera in una gloria che dovrà essergli riconosciuta dagli uomini futuri. La raffigurazione delle muse che custodiscono i sepolcri e che continuano a cantare anche quando questi luoghi sono distrutti dal passare del tempo. Esprime il passaggio concettuale da esaltazione alla memoria storica che si tramanda presso ogni popolo e da cui i monumenti e i riti sono parte (può interrompersi quando la civiltà viene distrutta e si passa a quella dell’arte, il più duraturo prodotto e quindi l’unico mezzo di sopravvivenza).
Le muse mantengono vivo il pensiero umano che in se è mortale.
Nella settima parte c’è l’esemplificazione tratta dal libro troiano.
Elettra, donna mortale amata da Giove ottiene dal dio di sopravvivere almeno per fama eternamente. Ciò è possibile dalla poesia di Omero che tramanda il ricordo della guerra di troia e quindi di Elettra.
Nella poesia i valori umani durano perenni quanto l’umanità.

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