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I SONETTI DI FOSCOLO

I sonetti che rappresentano un genere di poesia costituito da due quartine e due terzine di versi endecasillabi, furono composti in due tempi per un totale di 12 componimenti (12 sonetti). I primi sono 8 e si riconducono all’atmosfera giovanile del romanzo epistolare “Le ultime lettere” di Jacopo Ortis. Gli ultimi quattro sono stati composti in una fase più matura e presentano tutti temi tipici della poesia foscoliana, temi quali l’amore, la patria, la bellezza, la fama, la gloria, l’eroismo, la tomba e la poesia che rappresenta l’ultimo tema, proprio perché, appunto, attraverso la poesia, il poeta riesce ad immortalare e quindi eternare ogni aspetto del vivere, permettendo così di uscire da un drammatico pessimismo. Dei quattro sonetti maggiori, noi ne leggeremo tre, considerati i maggiori e i più famosi.
Il primo, “A Zacinto”, tratta il tema della patria, luogo di bellezza e di armonia dove nacque la stessa Venere. Quei luoghi furono anche testimoni del viaggio di Ulisse che per decisione del fato, dopo un lungo peregrinare giunse finalmente in patria, atteso dalla famiglia, altra tema foscoliano che però il poeta considera con profondo pessimismo. Alla fine del sonetto, è presente il tema della poesia, rappresentata da Omero che canta, nel poema dell’Odissea, il viaggio di Ulisse e il suo ritorno finale in patria atteso dalla famiglia.
Il sonetto “Alla sera”, tratta il tema della vita come viaggio per mare in tempesta e il ritorno al porto a sera, allorché si stemperano le passioni e finalmente si giunge alla fine del viaggio, inteso come metafora della morte.
Il terzo sonetto, “In morte del fratello Giovanni”, tratta appunto della morte del fratello Giovanni Dionisi in terra straniera e del suo desiderio, in un momento di stasi, di poter recarsi sulla sua tomba per portare una testimonianza di affetto familiare, ricostituendo così, insieme alla madre, quella famiglia che la malasorte, il fato crudele, avevano distrutto; termina dicendo queste parole: “…Questo mi resta oggi di tanta speranza o Genti straniere, rendete allora al petto della madre addolorata le mie ossa.”.

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