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Foscolo, Ugo - Alla Sera, testo commento e analisi metrica

Appunto con il testo, la parafrasi e il comento (con analisi della metrica) del sonetto "Alla Sera" tratto da "I Sonetti" del poeta Niccolò Ugo Foscolo.

E io lo dico a Skuola.net
Alla Sera
Testo
Forse perché della fatal quïete
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.


Parafrasi
Forse perché sei l’immagine della pace eterna (la morte)
Tu, o sera, giungi a me così gradita!
Sia d’estate quando ti accompagnano serenamente
Le nuvole e le brezze leggere,
sia d’inverno quando dal cielo che promette neve rechi
all’interno universo un’inquietante oscurità che sembra non finire mai (notti lunghe e burrascose), tu scendi sempre desiderata da me e riesci a raggiungere
dolcemente le parti più intime del mio cuore e della mia anima.
Mi fai viaggiare con la mente pensando alle tracce che conducono
All’Aldilà e grazie a questi pensieri
Questo malvagio tempo presente scorre veloce e con lui tutte le preoccupazioni che consumano la vita,
e guardando la tua quiete serena si placa l’animo ribelle che si agita dentro di me come un leone in gabbia.

Commento
La poesia “Alla sera” è tratta dalla raccolta “Poesie” di Ugo Foscolo (1778-1827), probabilmente la più famosa e apprezzata tra le raccolte del Foscolo, in quanto contiene i suoi sonetti più conosciuti, che hanno sempre un destinatario ben preciso, espresso come complemento di vocazione nel terzo verso, con il quale l’autore immagina di instaurare un dialogo privato mettendo alla luce le sue paure, le sue aspettative e in certi casi (come ad esempio il sonetto “In morte al fratello Giovanni” o “A Zacinto” o “Perché taccia”) i suoi rimpianti verso l’interlocutore.
Il titolo della poesia, come in quasi tutti gli altri sonetti dell’autore, indica l’interlocutore immaginario, in questo caso la sera, che rappresenta metaforicamente la morte ma osservata da un altro punto di vista, che la rende quasi positiva.
L’autore rende progressivo il passaggio tra il tema della sera, trattato nelle prime due quartine, e quello della morte, presentato invece nelle due terzine. Nella prima strofa Foscolo presenta le sue considerazioni sulla sera, spiegando che forse è così suggestiva e attesa da lui perché rappresenta la “fatal quiete”, che è evidentemente considerata dall’autore come un aspetto positivo della vita, una sorta di sonno tranquillo ed eterno né doloroso né terribile. La seconda strofa descrive l’arrivo della sera, sempre e comunque desiderato ed invocato dall’autore, sia d’estate quando il buio è accompagnato dolcemente dalle nuvole e dalle brezze leggere, sia d’inverno quando giunge pesante sul cielo già scuro e spesso temporalesco, come una macchia d’inchiostro che si allarga rapidamente avvolgendo la Terra in una tenebra scura e inquieta che sembra non schiarirsi mai. La terza e la quarta strofa spiegano il motivo per cui la sera è tanto apprezzata da Foscolo: il suo arrivo spinge l’autore a riflettere sull’Aldilà (che secondo l’autore è solo una concezione ideale, non un luogo reale), sul “nulla eterno” e mentre è impegnato in questi pensieri il tempo presente scorre via, non si ferma e avvicina sempre più l’autore alla “fatal quiete”, secondo dopo secondo. L’autore cerca proprio questo nella sera, un momento per distrarsi e lasciarsi alle spalle tutti gli affanni che rendono quasi malvagio il suo presente, come se volesse concedersi per qualche momento il riposo del “nulla eterno” mentre fuori dalla sua mente brulicano le preoccupazioni quotidiane, e il suo animo ribelle non può che placarsi di fronte alla serenità della sera e alla quiete, seppur fatale, del “nulla eterno”. Mi hanno colpito particolarmente le due terzine, che esprimono il bisogno del poeta di fermarsi per un po’ ed ignorare i problemi e gli affanni, un bisogno del tutto umano che neppure Foscolo può reprimere.
Lo scopo della poesia, secondo me, è mettere in mostra l’altra faccia della medaglia riguardo a questo argomento, che viene sempre e solo trattato con negatività e tristezza. Foscolo vuole probabilmente renderci consapevoli che il “nulla eterno”, come la sera è la fina del giorno ma anche un momento di riposo che tutti apprezziamo, è la fine della vita ma anche l’occasione per lasciarci alle spalle tutte le preoccupazioni che c’hanno tormentato prima. In ogni caso, una visione positiva della morte oltre a quella tradizionale placherebbe sicuramente il timore che l’uomo prova verso di essa.
Il sonetto è composta da due quartine e due terzine formate da versi piani endecasillabi in rima alternata. Sono presenti diversi enjambement, che donano alla poesia continuità e scorrevolezza. Foscolo utilizza anche molte sinalefi , soprattutto nelle ultime due strofe e altrettante figure retoriche. La parola chiave della poesia, “fatal quiete”, è un ossimoro: probabilmente l’autore vuole sottolineare i due diversi aspetti della stessa medaglia, fatale ma anche tranquilla. Con la metafora “nulla eterno”, Foscolo identifica la morte e ribadisce la sua concezione materialistica della vita, derivata dall’Illuminismo francese. L’ultima strofa è ricca di vocaboli provenienti dal latino e di metafore. La parole “cure”, ad esempio, viene usata nel significato latino di “affanni”, mentre “torme” significa “folla”. La scelta di questo termine rende molto bene l’idea di un insieme indistinto e confuso di affanni, che si sovrappongono l’uno all’altro e non si distinguono singolarmente, proprio come una folla disordinata. Nell’ultimo verso, invece, Foscolo attribuisce il verbo “rugge” al suo “spirto guerrier”paragonando probabilmente il suo animo ribelle ad un leone in gabbia, che si dimena imprigionato nel suo corpo. Nelle quartine è presente un’assonanza tra le vocali “a” ed “e”, mentre nelle terzine si ripetono spesso le vocali chiuse come “o” ed “u”. Probabilmente c’è una connessione con i temi trattati, che sono l’arrivo della sera, gioioso e desiderato, nelle quartine e la morte, più cupa e misteriosa, nelle terzine. Ci sono anche delle consonanze, nella seconda strofa, ad esempio, viene spesso ripetuta la lettera “s”, dal suono dolce che si abbina perfettamente con la sera. Nelle terzine, invece, prevalgono le lettere “t” ed “r”, per sottolineare la durezza del tempo presente e la violenza del sentimento ribelle del poeta. Foscolo utilizza un registro medio-alto, con molte parole classiche e dotte ma abbastanza comprensibili. Complessivamente il sonetto ha un tono riflessivo e un ritmo solenne e meditativo che accompagna la riflessione sui temi trattati.
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