Daniele di Daniele
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vita e opere di Torquato Tasso

Torquato Tasso era un poeta, drammaturgo e scrittore italiano vissuto nel Cinquecento. Egli nacque nella città campana di Sorrento nel 1544. Sua madre era toscana e di nobile origini, mentre il padre apparteneva a una famiglia sempre nobile proveniente dall'area bergamasca. Il giovane Torquato Rasso studiò a Napoli, ricevendo un'educazione gesuita. Dopo avere raggiunto Roma, si stabilì a Urbino presso la corte dei Della Rovere. In seguito si trasferì nella città di Ferrara presso la corte del cardinale Luigi d'Este. L'intellettuale italiano scrisse numerose opere molto importanti come per esempio la Gerusalemme liberata, l'Aminta, Le rime.

Indice

Vita e opere di Torquato Tasso - Versione alternativa 1
Biografia e opere di Torquato Tasso - Versione alternativa 2

Torquato Tasso, riassunto - Versione alternativa 3
Torquato Tasso, vita e poetica - Versione alternativa 4
Torquato Tasso, analisi - Versione alternativa 5
Pensiero di Tasso - Versione alternativa 6
Torquato Tasso, spiegazione - Versione alternativa 7
Torquato Tasso, descrizione - Versione alternativa 8

Vita e opere di Torquato Tasso

Ecco la vita di Torquato Tasso. Torquato Tasso nacque a Sorrento nel 1544. La madre era una nobildonna toscana, ed il padre, di nobile famiglia bergamasca, era un gentiluomo di corte e poeta. Dopo aver studiato a Napoli presso i Gesuiti, Tasso raggiunse il padre a Roma nel 1554, e nel 1557 si trasferì con lui alla corte dei Della Rovere a Urbino, dove venne a contatto con quell’ambiente cortigiano destinato a occupare un posto determinante nella sua esperienza successiva. Nel 1560 andò a Padova per frequentare quella prestigiosa università, dove studiò filosofia e letteratura. A Padova, centro principale dell’aristotelismo in Italia, Tasso gettò le basi della sua cultura filosofica. Nel 1562, a soli 18 anni, scrisse un poema cavalleresco, il Rinaldo, e cominciò a comporre rime d’amore per delle dame conosciute. Nel 1565 fu assunto al servizio del cardinale Luigi d’Este, e si trasferì a Ferrara. Qui il giovane poeta trascorse gli anni più sereni e fecondi dal punto di vista creativo. Egli si inserì agevolmente nei rituali cortigiani e fu apprezzato da gentiluomini e dame per le sue doti poetiche e l’eleganza mondana. Nel 1577 passò al servizio del duca come gentiluomo stipendiato, senza incombenze precise: ebbe così l’agio di dedicarsi completamente alla poesia. Nel 1573 per gli ozi festosi della corte compose un dramma pastorale, l’Aminta.Tre anni dopo, compose anche un’ Allegoria, con cui tentava di giustificare gli episodi amorosi, che egli sentiva non conformi ai suoi intenti morali, ma che non poteva rassegnarsi ad eliminare. Nel 1579 tornò a Ferrara. Non trovando l’accoglienza calorosa che si aspettava, diede in escandescenza, tanto che il duca lo fece rinchiudere come pazzo furioso nell’ospedale di Sant’Anna, dove rimase per ben 7 anni. Dopo un periodo di totale segregazione gli fu concessa una parziale libertà, che gli consentiva di ricevere visite, di leggere e di scrivere. A Sant’Anna scrisse buona parte dei Dialoghi. Negli anni in cui il poeta era rinchiuso a Sant’Anna la Gerusalemme Liberata fu pubblicata senza il suo assenso, in un’edizione incompleta e scorretta, evento che lo turbò profondamente. I poema scatenò una violenta polemica tra i suoi sostenitori e quelli che ritenevano superiore il Furioso. Il poeta ne fu amareggiato, e scrisse un’ Apologia della “Gerusalemme liberata”.

Il ricovero terminò nel 1586, quando il duca Vincenzo Gonzaga di Mantova ottenne che il poeta fosse affidato alla sua custodia. Nei suoi ultimi anni alternò soggiorni a Roma e a Napoli, ricercando soprattutto l’appoggio degli ambienti ecclesiastici. In questo periodo si concentrò sul rifacimento del poema, che ripubblicò nel 1593 col titolo diGerusalemme conquistata. Tasso morì nell’aprile 1595.

- Torquato Tasso incarna la figura del poeta cortigiano del 500. La sua vita si svolge interamente nell’ambito della corte, e ad essa è legata materialmente e intellettualmente: da un lato il poeta dipende totalmente per la sua esistenza materiale dal favore dei principi, dall’altro egli ritiene che solo nella corte possa essere consacrata la fama del grande poeta e che solo in essa si trovi il pubblico capace di intendere ed apprezzare la sua poesia.


Le opere di Torquato Tasso:
Epistolario: Le lettere pervenuteci, circa 1700, riflettono la tormentata vicenda interiore del poeta, tuttavia l’esperienza vissuta è sempre filtrata attraverso dignitosi moduli letterari e retorici. L’ambiente di risonanza del discorso è la corte presente come realtà culturale, estetica e morale: il solo luogo che possa assicurare gloria e immortalità.
Dietro il velo culturale di queste lettere si fa strada l’umana sofferenza del poeta, causata dalla sua condizione di perpetuo bisogno che si manifesta nelle continue e penose suppliche a principi e signori; affiorano poi sentimenti dolorosi di malinconia, sconforto e morte. Inquietanti sono le lettere scritte dall’ospedale di Sant’Anna, che testimoniano i malesseri fisici, ma soprattutto i turbamenti di una coscienza malata.

Il Rinaldo: Tasso nel 1562 pubblicò il Rinaldo, che narra in 12 canti la giovinezza del famoso paladino della leggenda carlinga e le sue imprese d’armi e amori. Tasso, nella prefazione, dichiara di voler in parte imitare i classici come Omero e Virgilio. In Rinaldo, il giovane Tasso, rispecchia sé stesso, il proprio sogno di gloria e d’amore, che si iscrive tutto nella cornice della corte. È un’opera priva di originalità, ma vi si possono trovare temi e toni che anticipano la Gerusalemme.

Le rime: La poesia lirica ha occupato tutta la vita di Tasso. Un primo gruppo di liriche fu pubblicato nel 1567 e altre sparse furono riunite in una raccolta nel 1581. Negli anni della prigionia a Sant’ Anna il poeta iniziò un riordino generale che si concretizzò in un’edizione della PRIMA PARTE DELLE RIME (1591-Mantova) e in una SECONDA PARTE DELLE RIME (1593-Brescia).
- Le rime amorose sono una ricapitolazione di tutta la tradizione che parte dal Petrarca e aprono la strada alla lirica barocca, dove il poeta raffina il proprio stile. Una delle caratteristiche salienti è l’intensa sensualità, che si traduce in immagini pittoriche ricche di colore e abbandono musicale. I temi sono convenzionali, le atmosfere suggestive e indefinite, dove le figure femminili si confondono con la natura.
- Nella lirica encomiastica cambiano i modelli: il poeta si ispira alla lirica classica del greco Pindaro, celebratore dei vincitori olimpici, e del latino Orazio, ed il tono si fa più elevato e maestoso.

- La lirica sacra ha accenni meno profondi. Il sentimento oscilla tra un’ornamentazione lussuosa, che rispecchia il controriformismo, e la riflessione sulla precarietà e vanità delle cose.

L'Aminta: L’Aminta è un testo drammatico che si colloca nel genere della favola pastorale, che metteva in scena vicende ambientate nel mondo dei pastori. È un testo teatrale, fondato sul dialogo, ma nessuno degli episodi centrali si svolge direttamente sulla scena e tutto viene narrato dai vari personaggi: si tratta di una drammaticità affidata alla parola più che all’azione, in modo che il testo assuma una dimensione narrativa e lirica. Lo stile adottato dal poeta è semplice, percorso da una vena melodica scorrevole e un po’ facile, che dissimula un sapiente gioco letterario nella costruzione del verso, nel ritmo degli accenti, nell’uso delle immagini.

Intreccio: Il pastore Aminta ama Silvia, la quale tutta dedita alla caccia e al culto di Diana non ne vuole sapere. Accanto alla coppia protagonista compaiono due consiglieri più anziani con una visione maliziosa e disincantata dell’amore che cercano di favorire un esito felice: Tirsi spinge Aminta a vincere la timidezza, Dafne cerca di convincere Silvia ad abbandonare la sua ritrosia. La situazione si muove quando Silvia, mentre va a bagnarsi in un ruscello viene aggredita da un satiro che la vuole violentare; sopraggiunge Aminta che mette in fuga il satiro, ma Silvia invece di essergli grata fugge, imbarazzata di trovarsi nuda di fronte a lui. Più tardi viene trovato un velo di Silvia insanguinato in mezzo a un branco di lupi per cui si crede che sia stata sbranata. Aminta disperato corre ad uccidersi buttandosi in un burrone. La notizia commuove Silvia che dalla pietà passa all’amore. Si viene a sapere poi che Aminta non era morto cadendo su dei cespugli e la storia ha un lieto fine tra un matrimonio tra i due.

La Gerusalemme Liberata: La Gerusalemme liberata fonda la propria struttura narrativa sui caratteri dei personaggi, affidandosi alle interiorità, virtù e passioni, a cedimenti e riscatti. Ciò vuol dire che il tema fondamentale del poema è costituito in ogni senso dall’interiorità dei protagonisti. Il poeta segue e rappresenta i loro pensieri e desideri. La dimensione della coscienza non è quindi soggetta all’ideologia controriformista accolta nella sostanza di Tasso; piuttosto la coscienza è lo spazio di una tensione tra forze e valori moralmente positivi e negativi.
E’ a questa zona oscura dell’interiorità che si oppone l’eroismo dei combattimenti. Proprio per questo gli eroi pagani sono portatori di un sentimento tragico e disperato che rappresenta il più cupo sfondo depressivo e ideologico dell’universo tassesco. In ogni caso l’eroismo è rappresentato come una lotta contro tutto ciò che è insensato, come una sfida alla casualità e all’irrazionalità dei rapporti umani e delle leggi della materia e della storia.
Inoltre il tema della magia, nel poema, ha una presenza e un’importanza eccezionali, poiché rappresenta il ricorso alla dimensione sovrannaturale.
Ma è solo la religione che indica la via della salvezza, è anzi soltanto attraverso l’unione d’eroismo e di religiosità che può realizzarsi una qualche attribuzione di senso. L’eroismo è un modo per forzare la realtà vincendone l’insensatezza; la religiosità è un modo per entrare in contatto con le forze misteriose e inquietanti della realtà senza esserne divorati.
Il paesaggio naturale entro il quale si svolge l’azione ben esprime questo sentimento d’aspra conquista fra minacce dell’insensatezza e dell’insuccesso.
Altro tema molto importante è quello dell’amore; esso è anzi il vero motivo conduttore del poema, denso di significati e di contraddizioni. Da una parte l’amore esprime la dimensione felice e rasserenante pur presente in quella zona d’ombra, soggettiva e oggettiva; ma l’amore è anche il canale privilegiato seguito dalle forze oscure che dall’interno minacciano l’individuo distraendolo dai doveri sociali e dai valori religiosi. Ed è anche per quest’ambivalenza che l’amore occupa il centro tematico del poema, rappresentando la complessità ideologica ed espressiva.

La Gerusalemme liberata si colloca all’incrocio di vari generi letterari collaborando di fatto a fondare la narrativa moderna e costituisce anche un punto di riferimento importante per la nascita del melodramma. La varietà si definisce anche come compresenza di diversi registri espressivi e formali riproponendo dunque una prospettiva stilistica plurima.
Il pluristilismo della “Liberata” si nutrì senza dubbio anche della lezione dantesca. Ma la distanza dalla Commedia è significativa: il pluristilismo di Dante risponde a un’istanza prevalentemente realistica. In Tasso la compresenza di diversi registri stilistici invece è il segno di una lacerazione, di un’impossibilità di mediare dimensione distinte o stati d’animo contradditori. Il pluristilismo ruota attorno ai due registri dell’epica e della lirica. L’epica e la lirica corrispondono alle due istanze fondamentali della scrittura di Torquato Tasso: quella eroica e quella intimistica.
Da una parte il linguaggio epico tassesco si costruisce sui maggiori modelli classici, dall’altra la classicità di tale linguaggio è di continuo minacciata da qualcosa di eccessivo, di sproporzionato , di turbato.
La frequenza di simmetrie e di antitesi, di chiasmi e inversioni, di perifrasi e anafore testimonia l’agitarsi, nella scrittura del poeta, di quelle stesse tensioni manifestate dalla miscela lessicale.
L’endecasillabo è nella Liberata spesso sonoro e avvolgente, ma la sua autosufficienza musicale è sempre minacciata dalla scarsa o mancante corrispondenza tra respiro metrico e logico – sintattico. Ne consegue una presenza eccezionale di enjambement, attraverso cui Tasso arricchisce di effetti patetici e intensi la sonorità della propria pagina.

Intreccio: Poema in venti canti di ottave, sulla prima crociata, composto fra il 1565 e il 1575 circa. L’azione comincia nella primavera dell’ultimo anno di guerra, quando i crociati hanno eletto loro capo Goffredo di Buglione e marciano verso Gerusalemme, difesa da Aladino. Al racconto propriamente epico dell’assedio, che fra varie difficoltà si protrae per circa tre mesi, s’intrecciano patetiche storie d’amore: della fanciulla Erminia per Tancredi, di Tancredi per Clorinda che l’eroe cristiano uccide in duello non avendola riconosciuta, di Armida e Rinaldo, per non dire del significativo episodio di Olindo e Sofronia nel canto II. Gli ostacoli maggiori alla vittoria cristiana sono posti, oltre che dal valore di guerrieri pagani quali Argante e Solimano, dall’incantesimo fatto dal mago Ismeno alla selva da cui i cristiani dovrebbero prendere legname per le loro macchine di guerra, da una spaventosa siccità e, prima di tutto, dalla diserzione di Rinaldo. Questi infatti, venuto a contesa con Gernando di Norvegia, lo uccide e per sottrarsi alla giusta punizione abbandona l’esercito e finisce per cedere agli incantesimi di Armida, la bellissima maga che era venuta nel campo dei crociati per distogliere dalla guerra il fiore degli eroi. Dal luogo di delizie creato per lui da Armida nelle Isole Fortunate, Rinaldo viene però distolto da Carlo il Danese e Ubaldo. Egli ritorna così all’impresa, cui è chiamato per destinazione divina, come già Achille all’assedio di Troia; ma Armida, da incantatrice divenuta una infelice donna innamorata, giura la vendetta. Avvenuta la purificazione dell’eroe sul monte Oliveto, si combatte intorno a Gerusalemme la battaglia decisiva, che dà la città santa in mano ai crociati: Rinaldo si riconcilia con Armida e dalla loro unione discenderà la stirpe degli Estensi; Goffredo scioglie il voto entrando nel tempio di Gerusalemme e deponendovi le armi.

Biografia e opere di Torquato Tasso

Torquato Tasso nacque nel 1544 a Sorrento da Bernardo di Bergamo e una nobildonna pistoiese, Porzia de Rossi. La nascita a Sorrento fu determinata da ragioni casuali poiché nessuno dei genitori era campano, ciò favorì il sentimento costante di sradicamento che proseguiva la tradizione iniziata da Petrarca di nascita "in esilio" e di scrittori senza patria. Il padre era costretto a continui spostamenti per la sua attività di cortigiano e militare e nel 1552 seguì il suo signore, Ferrante di Salerno, in Francia. Fino a quel momento Tasso visse con la madre e la sorella Cornelia prima a Sorrento, poi a Salerno e a Napoli, frequentando le scuole dei gesuiti, ma nel 1554 quando poté ricongiungersi al padre si dovette separare dalla madre che , a causa della sua morte nel ‘56, non avrebbe mai più rivisto.
Intanto la famiglia era colpita dalla confisca dei beni e i parenti materni negavano la potestà di Bernardo sulla figlia. In un primo momento Tasso fu inviato a Bergamo, poi seguì il padre a Ravenna e Urbino, dove Bernardo era entrato al servizio del duca Guidubaldo II della Rovere. Qui egli ricevette un’educazione di stampo umanistico dal duca Francesco Maria della Rovere, poi si spostò a Venezia. Questo spostarsi amplificò il senso di sradicamento presente in Tasso fin dalla nascita. Nel ’62 stampa un poema cavalleresco, il Rinaldo, in cui forte compare l’influenza del modello paterno che qualche anno prima aveva composto l’Amadigi. Lo scrittore iniziò in questo periodo la composizione della Gerusalemme, un poema sulla prima crociata che rimase incompiuto. Si trasferì a Padova dove studia diritto, filosofia ed eloquenza, poi viene espulso dall’università di Bologna, perché autore di alcune satire contro i docenti e gli studenti. Nel frattempo compose le prime liriche d’amore, dedicate a Lucrezia Bendidio, dama di Eleonora d’Este, e Laura Peperara. Nel 1565 entrò a servizio del cardinale Luigi d’Este, trasferendosi a Ferrara, dove viene travolto dall’ambiente della corte. Riprese il progetto della composizione di un poema che intitolò Goffredo, ma che sarebbe diventato la Gerusalemme liberata. Nel ’72, sotto Alfonso d’Este, compose l’Aminta, un dramma pastorale.
Egli fu nominato storiografo di corte, ma contemporaneamente iniziò il suo squilibrio psicologico. Il primo motivo di angoscia fu proprio il poema sulla prima crociata, che aveva letto ad Alfonso. Tasso ne era insoddisfatto e lo sottopose a letterati e filosofi e sebbene il giudizio risulti positivo, nel ’77 lo sottopose all’Inquisizione di Ferrara, dopo essersi già autoaccusato a quella di Bologna, ma l’opera fu assolta. La sentenza non lo soddisfò e la sua inquietudine crebbe. Nella vicenda di Tasso era chiaro l’effetto della nuova cultura della Controriforma: dopo il Concilio di Trento (1545-1563) la Chiesa attuò il proprio tentativo di riaffermare il controllo sulla cultura e per questo la cultura rinascimentale declinò, determinando un’omologazione di artisti e letterati che, preoccupati di vedere le proprie opere nell’indice dell’Inquisizione, scrivevano opere che potessero essere gradite agli ecclesiastici.
Tasso prestò all’ideologia controriformistica un consenso coatto, a cui non cessò di ribellarsi in nome della libertà di pensiero, ma proprio questa ribellione era vissuta come una colpa per la quale punirsi. La seconda ragione di angoscia riguardava i rapporti con la corte estense: Tasso aveva tentato di passare al servizio dei Medici, nemici della casa d’Este, così quando nel ’77 lanciò un coltello contro un servo dal quale si sentiva spiato, Alfonso lo fece allontanare dalla corte, dove fu richiamato per il matrimonio del duca con Margherita Olsaga.
Durante una cerimonia pubblica però offese il duca e la corte, così fu incatenato nell’ospedale di sant’Anna per sette anni e il suo squilibrio era evidente nelle innumerevoli lettere che scriveva, dove era presente l’alternanza di momenti di follia a momenti di lucidità. Intanto ovunque cresceva tra gli intellettuali la stima per il poeta, in seguito al successo dell’opera, così il duca Vincenzo Gonzaga nell ’86 sembrava intenzionato a liberarlo, ma proprio le ragioni della fama causavano tormento al poeta, poiché fu la pubblicazione del poema, a cui non aveva dato l’assenso, a procurargli ammirazione. Nell’87 a Roma entrò a servizio di Clemente VIII, scrivendo opere di carattere religioso e revisionando la Gerusalemme liberata, che pubblicò con il nome di Gerusalemme conquistata. Nel 1595 morì nel convento di sant’Onofrio sul Gianicolo.

Torquato Tasso, riassunto

Vita di Torquato Tasso:
• 1544: Torquato Tasso nasce a Sorrento da Bernardo, intellettuale e letterato. A otto anni è costretto a lasciare la madre, che non rivede più, per seguire il padre nelle sue peregrinazioni di esiliato.
• 1560: Tasso all'università di Padova inizia a studiare legge, filosofia ed eloquenza.
• 1565: viene assunto al servizio del cardinale d’Este, si trasferisce a Ferrara e inizia a frequentare gli ambienti dell’aristocrazia e della corte ferraresi.
• 1565-1575: periodo di grande felicità, armonica la vita e sereno il rapporto con l’arte. Passa al servizio del duca Alfonso II d’Este, compone poesie e opere di grande respiro letterario (Aminta, Gerusalemme liberata).
• 1575: inizia il periodo di turbamento che in forma più o meno grave lo accompagnerà fino alla morte.
1. È ossessionato dal problema dell’ortodossia religiosa e si sottopone volontariamente all'esame dell’Inquisizione, nonostante sia perfettamente in linea con la dottrina cattolica.
2. È insoddisfatto per le qualità stilistiche della “Gerusalemme liberata”. Rivede l’opera più volte sottoponendola al giudizio di letterati e teologi, le cui osservazioni comunque non servono a estirpare i dubbi che lo tormentano.
Cominciano le manie di persecuzione: durante un incontro con la principessa Lucrezia, pensando di essere spiato da un servitore, lo aggredisce con un coltello. In seguito a questo episodio viene rinchiuso in un convento da fugge.
Si allontana dapprima da Ferrara, poi ritorna e ha una nuova violenta manifestazione di aggressività: inveisce contro il duca mentre a corte si fanno i preparativi per un matrimonio. Viene rinchiuso sette anni nell'ospedale di Sant'Anna e trattato come un pazzo da tenere incatenato.
• 1586: il duca permette a Tasso di lasciare 1’ospedale e di trasferirsi a Mantova, dove pensa a un’ulteriore revisione della Gerusalemme. Inizia nuovamente a vagare per l’Italia.
• 1595. Tasso muore a Roma , mentre è in corso un procedimento per incoronarlo poeta in Campidoglio.

Formazione, pensiero e poetica: Periodo storico di crisi e di mutamenti:
1. la Controriforma;
2. il dominio spagnolo in Italia;
3. la decadenza della corte che perde quella spinta illuminata e innovatrice degli anni passati.
Tasso, personaggio spesso angosciato e inquieto, incarna lo spirito di questo periodo e vive profondamente la contraddizione tra realtà e idealità, che favorisce l’accentuarsi delle sue tensioni emotive e le turbe psichiche che per molti anni lo affliggono.
• Ideali di vita: li realizza parzialmente sia per l’incostanza del carattere sia per le condizioni poco favorevoli dell’ambiente esterno:
1. la ricerca di un ambiente nobile e colto capace di comprendere l’alto valore poetico delle sue opere;
2. la tensione a riconoscersi in una società di eletti (la corte) che ormai è solo una proiezione dei suoi desideri, un simulacro del passato, che si scontra con la miseria del presente;
3. la fede con la sua ansia purificatrice;
4. il desiderio di gloria e di allori terreni;
5. l’ansia della perfezione artistica, rafforzata dall'adesione totale al classicismo e al rigido rispetto per la precettistica classica, per la poetica dei generi, per un lessico e una sintassi contrassegnati dalla razionalità.
• Ideali poetici
1. Genere letterario prevalente: epica (sia per i contenuti che tratta, sia per lo sforzo stilistico che richiede).
2. Linee della sua poetica (Discorsi dell’arte poetica):
aristotelismo e regole della precettistica aristotelica (per l’epica: unità dell’organismo narrativo, verosimiglianza dei contenuti ecc.).

Gerusalemme liberata: Finalità dell’opera:
1. desiderio di gloria e di riconoscimenti letterari con cui spera di soddisfare le sue inquietudini;
2. mobilitazione culturale e spirituale contro l’incombente pericolo turco;
3. volontà di scrivere un’opera di alto valore religioso (temi dell’epopea cavalleresca uniti ai valori della fede cristiana).
• Descrizione dell’opera:
1. poema epico in ottave in venti canti. La prima edizione esce con il titolo di Goffredo, ma già a partire dalla seconda viene usato il titolo Gerusalemme liberata.
• Fonti:
1. fonti storiche: i cronisti dell’epoca, soprattutto Guglielmo di Tiro;
2. fonti letterarie: i poemi epici greci e latini e le opere della poesia cavalleresca.
• Poetica:
Nella stesura della Gerusalemme Tasso adotta i principi della poetica aristotelica.
• Dettami dell’aristotelismo:
1. il poema epico deve essere un organismo unitario: la molteplicità degli episodi e la varietà di sentimenti e valori devono essere parte di una struttura ben definita che rispetti le unità aristoteliche;
2. la materia del poema deve rispettare la verosimiglianza secondo il principio aristotelico che l’arte è imitazione del vero;
3. la finalizzazione dell’opera alla trasmissione di messaggi edificanti ed educativi pur attraverso la varietà e la piacevolezza degli argomenti trattati.
• Tematiche:
1. elemento religioso, presente quasi ovunque nell'opera: la fede informa di sé tutta la Gerusalemme, è l’ideale edificante verso il quale convergono azioni e comportamenti dei personaggi. La forza della spiritualità religiosa è espressa dalla figura di Goffredo di Buglione, eroe puro ma non esente dal contrasto tra il desiderio di perfezione morale e le ingerenze del peccato;
2. elemento eroico, che raccoglie gli aspetti storici e morali dell’epoca: si snoda come filo conduttore narrativo e si esprime soprattutto nelle battaglie, nei duelli, nell'episodio dell’assedio di Gerusalemme. I paladini esprimono una tensione morale e un senso del dovere che riscattano la brutalità, la ferocia e la violenza dello scontro fisico e della morte.
Il personaggio che meglio incarna la figura del nuovo eroe e che esprime le tensioni dei paladini è Rinaldo: assetato di gloria e di onori, fedele a Goffredo, soggetto a decisioni impulsive e contraddittorie che fanno di lui un eroe in crisi, si riscatta sempre approdando a un alto e devoto senso del dovere cristiano;
3. elemento amoroso; si snoda nei momenti più lirici e sentimentali dell’opera, con riferimenti anche di carattere autobiografico.
Gli amori della Gerusalemme sono:
- sentimenti sfortunati: Tancredi ama l’infedele Clorinda, che poi ucciderà in duello; Erminia ama Tancredi e soffre per l’indifferenza del paladino;
- seduzione e oscuramento dei sensi: la pagana Armida cattura con la sua bellezza molti paladini e tiene con il suo fascino prigioniero.
• Altri temi:
1. il meraviglioso e il magico: Tasso li attualizza in chiave cristiana e non più mitologica (la presenza di angeli e diavoli costituisce la conversione della mitologia pagana in fantasia cristiana);
2. la natura: non solo semplice scenario ma parte integrante di uno stato psicologico dei personaggi o dell’atmosfera di una situazione.
• Stile:
1. Presenza di registri di tono e di stile diversi:
- tono sensuale, al limite della morbosità e del lirismo più acuto, usato nei momenti di maggiore pathos sentimentale;
- registro eroico, ricco di vitalità e di attivismo, usato negli episodi epici e per descrivere duelli e battaglie.

Torquato Tasso, vita e poetica

Nasce a Sorrento nel 1544. Studia a Napoli, in seguito si trasferisce a Roma presso la corte papale per raggiungere suo padre. Intraprende gli studi universitari a Padova. Lavora per un periodo a Ferrara presso la corte degli Estensi. Fugge da San Francesco e giunge a Sorrento e si reca dalla sorella fingendo di essere un altro e le riferisce la sua morte perché vuole vedere la reazione della sorella, a questo punto rivela la sua vera identità. Torna a Sorrento dalla sorella. Rimane con lei ma per poco. Nel 1579 torna a Ferrara quando si stavano preparando le nozze, non viene accolto come sperava e va in escandescenza e viene fatto arrestare in un ospedale per 7 anni. In un primo momento è in totale segregazione poi gli viene concessa una relativa libertà minima.
Alfonso lo fa rinchiudere in questo modo perché teme che sulla corte siano gettati aspetti di eresia, teme che certi atteggiamenti siano sospettati.
Il periodo della segregazione è un periodo in cui scrive delle lettere a tutti coloro che lo conoscono. Da un lato si sente un perseguitato, dall'altra esprime una tendenza all'autopunizione. Vive degli incubi che racconta nelle lettere ed è convinto che sia un folletto che gli scompiglia tutti gli scritti e che ci sia un mago che lo perseguita con dei sortilegi. Durante gli anni della segregazione viene anche pubblicata la Gerusalemme liberata, naturalmente questo suscita la reazione del poeta che scrive un'apologia. Nel 1586 viene liberato per l'intervento del duca di Mantova, che si assume la responsabilità di accoglierlo presso la propria corte, si trasferisce a Mantova dove rimane ben poco. Durante questo periodo porta avanti il lavoro di ricomposizione della Gerusalemme liberata che verrà poi intitolata Gerusalemme conquistata. Il papa clemente 8 gli promette nel 1594 l'incoronazione poetica in campidoglio a Roma, si preparano festeggiamenti per questo ma muore prima. Muore nel 1595 nel convento dove si era trasferita.

Si tratta di una personalità complessa, contraddittoria: da un lato c'è il suo desiderio di affermarsi, ma è intristo dal fatto che non può realizzare questo sogno.
è un personaggio sensibile e non riesce ad adeguarsi alla realtà, realtà con la quale spesso si scontra . è attento a tutto quello che succede nel suo tempo. Percepisce lo spirito del suo tempo e lui le vive dentro di se in maniera assolutamente esagerata ed esasperata. Vive i conflitti spirituali del suo tempo dentro di se in modo esasperato e vive i dibattiti di tipo culturale e quindi questo lo porta ad esprimere atteggiamenti così contraddittori. I contrasti sono anche l'elemento distintivo di Tasso e fanno di tasso una sorta di anticipatore dell'ero romantico. è una sorta di genio incompreso che ha dei comportamenti insoliti strani. La contraddizione è rporpio un tartto distintivo di tutta la produzione letteraria di Tasso.
Riformismo è un termine utilizzato per sottolineare la contraddittorietà degli scritti di Tasso.
La letteratura per lui è il valore supremo della vita. C'è la completa identificazione di letteratura e di vita. La vita si identifica nelle opere.

Opere in prosa:
-Le lettere: l'epistolario
comprende circa 1700 lettere. Cerca di trasmettere un'immagine positiva, socialmente accettabile di se e sono lettere scritte con l'intento letterario.
-dialoghi
sono 28 la maggior parte risalgono al periodo di sant'Anna. Sono in prosa. è prosa filosofia e sono delle liriche anche se non sono riscritti in versi: sono a metà tra poesia e filosofia. I temi sono vari e attraverso questi testi cerca di dare un'immagine espositiva di se stesso sia come uomo sia come intellettuale. Vuole nobilitare se stesso.
1)il padre di famiglia
2)messaggero: scrive un dialogo tra se stesso e uno spirito gentile che gli viene a far visita in cella.
Il padre di famiglia racconta come in una notte di tempesta un viandante trovi rifugio in una casa di campagna. Naturalmente il racconto vuole esprimere l'angoscia per la vita nomade. Naturalmente fa riferimento alla propria vita e anche alla vita del padre. Parla della famiglia e viene descritta come il luogo della pace, dell'equilibrio.
Queste sono opere di invenzione.

Poi ci sono le opere teoriche : che sono dei manifesti di poetica (in prosa).
In cui vengono indicati i principi poetici.
Sono "i discorsi dell'arte poetica e in particolare del poema eroico" in tre libri. Nel 70 questi tre libri sono completati e pubblicati molto più tardi, poi vengono ripresi, rielaborati e vengono ripubblicati nel 94 con un altro titolo " i discorsi del poema eroico" in 6 libri.
I concetti fondamentali della poetica di tasso li troviamo già nei discorsi dell'arte poetica. Nell'ultima edizione c'è un ulteriore irrigidimento delle posizioni di tasso nelle posizioni controrifomistiche.
1.cerca di equilibrare la varietà con l'equità. Cerca di inserire la varietà in una struttura equlibrata.
2. Rispetto della verità storica.
L'argomento deve essere ripreso dalla storia, però la letteratura deve anche suscitare diletto tasso pensa che la letteratura debba intrattenere deve suscitare diletto e allora viene ammesso anche l'invenzione, ma deve essere rispettosa in ogni caso della storia. Deve essere un'invenzione credibile, deve essere verosimile. Per Tasso il poema deve rappresentare la storia verosimile (invenzione credibile).
Quindi l'invenzione fantastica viene rifiutata da tasso.Proprio per suscitare diletto nel lettore il meraviglioso fantastico può essere sostituito dal meraviglioso cristiano.

Torquato Tasso, analisi

L’infanzia e la giovinezza "erranti": Torquato Tasso, figlio del nobile bergamasco Bernardo, nacque nel 1544 a Sorrento, dove rimase solo un anno con la madre, la pistoiese Porzia de’ Rossi, e la sorella maggiore, Cornelia.
Nella sua infanzia egli visse a Salerno e poi a Napoli, dove frequentò le scuole dei gesuiti.
Nel 1554 potè ricongiungersi al padre, che fino ad allora era stato lontano, in missioni e viaggi al servizio del principe di Salerno Ferrante di Sanseverino.
A Roma, due anni dopo, fu raggiunto dalla notizia della morte della madre e della confisca dei beni di famiglia.
Fu così affidato dapprima ai parenti paterni, a Bergamo, e poi di nuovo al padre, con il quale visse ad Urbino e a Venezia.

I primi tentativi letterari: Qui, mentre Bernardo dava alle stampe il suo poema Amadigi (1560), il figlio si accinse a comporre un poema sulla prima crociata, il Gerusalemme, e il poeta cavalleresco Rinaldo, pubblicato nel 1562.
Tra il 1560 e il 1565, Torquato si dedicò agli studi presso l’Università di Padova e di Bologna, da cui fu espulso per aver scritto una satira sui professori, ed ebbe le sue prime esperienze amorose, che lo indussero a comporre numerose liriche d’amore, dedicate a Lucrezia Bendidio, damigella di Eleonora d’Este, e a Laura Perperara, che egli conobbe a Mantova.

L’ingresso alla corte di Ferrara e il successo letterario: Nel 1565 il poeta entrò al servizio del cardinale Luigi d’Este, a Ferrara, dove le sue qualità letterarie furono molto apprezzate dal vivace ambiente di corte e dalle sorelle del duca, Eleonora e Lucrezia d’Este.
Questi furono gli anni più intensi e più sereni per Tasso, che compose l’Aminta, una favola pastorale in versi rappresentata nel 1573, e cominciò la stesura del Goffredo, il poema al quale lavorerà per più di un decennio e che poi darà origine alla Gerusalemme liberata.
Nel 1576 il suo successo a corte raggiunse il culmine e gli fu attribuito il prestigioso titolo di storiografo di corte.

La reclusione e la pazzia: In questo periodo, tuttavia, egli manifestò i primi segni di quello squilibrio psicologico che lo avrebbe portato fino alla pazzia: nel 1577 un episodio piuttosto violento (il poeta lanciò un coltello contro un servitore da cui si sentiva spiato) indusse il duca Alfonso II ad allontanarlo dalla corte.
Tasso iniziò così un viaggio attraverso i luoghi più simbolici della sua infanzia.
Nel 1579 fu riammesso alla corte estense, ma ne fu ben preso allontanato di nuovo a causa di alcune violente liti con il duca, che lo fece rinchiudere nell’Ospedale di Sant’Anna, dove rimase per sette anni.
Qui, alternando momenti di disperata follia e di lucidità, Tasso scrisse molto lettere, compose e rielaborò gran parte dei suoi Dialoghi e soprattutto il suo poema, che ebbe un grande successo di pubblico e venne stampato senza il suo consenso con il titolo di Gerusalemme liberata.

Le ultime peregrinazioni e la vita a Roma presso Clemente VIII: Nel 1586 fu liberato dalla sua prigionia, anche per l’intercessione di numerosi letterati del tempo, tra cui il filosofo francese Montaigne, e viaggiò tra Mantova, Bergamo, Firenze, Napoli e Roma.
Qui, sotto la protezione del papa Clemente VIII, si dedicò alla stesura di numerose opere di argomento religioso, tra cui i poemetti in ottave Le lacrime di Maria e Le lacrime di Gesù Cristo, e il poema in endecasillabi sciolti Il mondo creato, ispirato ai primi capitoli della Genesi, ma soprattutto elaborò il totale rifacimento del poema che lo aveva impegnato per la maggior parte della sua vita e che uscì nel 1593 col titolo di Gerusalemme conquistata.
Colpito da una grave malattia e ritiratosi nel convento di Sant’Onofrio al Gianicolo, Tasso morì nel 1595.
Tra le sue principali opere, oltre al poema che costituisce il duo capolavoro, ricordiamo:
- L’Aminta (1573), un dramma pastorale in cinque atti, sull’amore a lieto fine tra il pastore Aminta e la ninfa Silvia;
- Le Lettere, circa duemila, che ci offrono un ritratto autentico e privo di ipocrisie del poeta;
- I Dialoghi (1578 – 1595), 26 dialoghi su temi filosofici, morali, letterari o autobiografici;
- Le Rime, circa duemila componimenti, in una grande varietà di forme e di generi, tra cui numerosi madrigali.

Le idee e la poetica: Nelle opere di Tasso emerge la sua personalità tormentata e complessa, dibattuta tra il desiderio di pace, solitudine e libertà, e lo scontro con la realtà dell’ambiente di corte e del clima controriformistico.
Il poeta si dibattè in un continuo conflitto interiore tra l’adesione alle norme dettate dall’autorità e la volontà di ribellione e di indipendenza, che egli viveva come colpa.
Di qui il suo tentativo di autodenunciarsi all’Inquisizione, al cui giudizio sottopose il poema nel 1577, e di qui anche la sua ansia e le sue incertezze, le sue continue revisioni e riscritture della Gerusalemme liberata, fino al totale rifacimento dal titolo in Gerusalemme conquistata.
Causa della tormentata stesura del suo capolavoro fu anche il dibattito sui generi letterari e sul poema epico, cui egli partecipò attivamente componendo alcuni scritti teorici (Discorsi sull’arte poetica e in particolare sopra il poema eroico, Apologia della Gerusalemme liberata, Discorsi del poema eroico), in cui stabilì alcuni principi guida:
- il criterio della "varietà nell’unità", per cui in una trama semplice, che rispetti l’unità di azione, si possono inserire episodi secondari per arricchire la narrazione;
- il criterio della "verosimiglianza", secondo il quale la tematica di carattere storico deve essere sviluppata con pochissime concessioni al fantastico e al meraviglioso.
Nel periodo di composizione della Gerusalemme liberata, Tasso rifletteva sulle componenti di quest’opera.
Il suo poema doveva andare incontro ai gusti di un pubblico che aveva molto apprezzato la fantasia e la libertà inventiva dell’Orlando furioso: doveva quindi contenere elementi fantastici, ma nello stesso tempo doveva combinarli con gli ideali cristiani e con l’argomento storico (l’ultima fase della prima crociata, 1096 – 1099) della Gerusalemme liberata.
Lo scopo era quello di creare una sorta di “meraviglioso cristiano” da contrapporre al “meraviglioso pagano”, operazione culturale consona allo spirito controriformistico dell’epoca.
Da queste esigenze letterarie scaturì la riflessione teorica di Tasso sulla compatibilità di meraviglioso e verosimile nell’arte.

Pensiero di Tasso

La vita: Torquato Tasso nacque a Sorrento l’11 Marzo del 1544, in una nobile famiglia bergamasca. In gioventù si trasferì con il padre ad Urbino, dove entrò in contatto con l’ambiente cortigiano che assumerà un ruolo importante nella sua esistenza. Successivamente si trasferì a Venezia, dove iniziò un poema epico sulla prima crociata “il Gerusalemme”, che fu interrotto, a Padova, dove studiò diritto, filosofia e letteratura e compose il “Rinaldo” e alcune rime d’amore ed entrò in contatto con l’Accademia degli Infiammati e degli Eterei.
Si trasferì successivamente a Ferrara, la cui corte era una delle più splendide d’Italia in cui trascorse gli anni più sereni e fecondi dal punto di vista creativo. La corte ferrarese, che aveva ospitato Ariosto e Boiardo, era una grande amante della letteratura cavalleresca e sicuramente questo spinse Tasso a lavorare al poema epico sulla crociata che aveva iniziato in gioventù. Nel frattempo compose anche un dramma pastorale: l’Aminta.
Completato il poema, Tasso ne era insoddisfatto e tormentato dall scrupolo di renderlo aderente ai canoni letterari e religiosi del tempo, per questo lo sottopose al giudizio di autorevoli letterati, i quali mossero delle pesanti critiche, che spinsero Tasso a modificare il poema e renderlo conforme alle regole. Agli scrupoli letterari si affiancano quelli religiosi, tanto che egli decise di sottoporsi spontaneamente all’Inquisizione di Ferrara, dalla quale fu assolto.
In questo periodo possiamo notare gli inizi di alcuni comportamenti che predomineranno metà della vita di Tasso: egli iniziò ad avere manie di persecuzione, tanto che un giorno, ritenendosi spiato da un servo gli scagliò contro un coltello e per questo motivo venne rinchiuso in un convento, dal quale fuggì e presentò alla sorella, alla quale, sotto mentite spoglie annunciò la propria morte per osservare la sua reazione.
Tornò a Ferrara e non trovando l’accoglienza che si aspettava diede in escandescenze e per questo motivo fu rinchiuso nell’ospedale di Sant’Anna, in cui rimase per sette anni e scrisse molte rime e dialoghi. In questo periodo, però, i suoi disturbi psichici si aggravarono ed era turbato dal incubi e allucinazioni.
Il duca Alfonso era ostinato a tenerlo prigioniero nell ospedale poiché era già in contrasto con le autorità ecclesiastiche che rivendicavano il possesso di Ferrara e la presenza del poeta avrebbe potuto aggravare la sua posizione di rivalità con la chiesa.
Negli anni in cui il poeta era rinchiuso a Sant’Anna, la “Gerusalemme” fu pubblicata senza il suo assenzo, in un edizione incompleta e scorretta e per questo motivo si dedicò alla revisione del poema che venne poi pubblicata con il nome di “Gerusalemme conquistata”.
La prigionia si concluse nel 1586, quando il duca Vincenzo Gonzaga di Mantova chiese la sua custodia, ma la sua irrequietezza non gli consentì di rimanere a lungo a Mantova. Ricevette l’incoronazione poetica a Roma nel 1594, ma morì nell’aprile del 1595.
Tasso incarna la figura del poeta cortigiano del Cinquecento, la sua vita infatti si svolge interamente nell’ambito della corte ed afferma che solo nella corte il poeta possa consacrare la sua fama, poiché solo in essa si trova il pubblico capace di apprezzare la sua poesia. Tuttavia in Tasso vi sono delle profonde contraddizioni: da un lato egli celebra la corte ma prova anche una segreta avversione che si manifestano nel suo irrequieto vagabondare da una corte a un’altra.

L’epistolario: Le lettere che ci sono pervenute riflettono la tormentata e conflittuale vicenda interiore di Tasso, anche se l’esperienza vissuta, come nel Petrarca, è filtrata attraverso dei moduli letterari. Il tema centrale è la corte, intesa non solo come luogo fisico, ma anche come realtà culturale e morale. Sotto il velo culturale, comunque, si fa strada la sofferenza del poeta e la sua condizione di bisogno e mancanza che si manifesta in una supplica insistente a principi e signori.
Accanto a queste tematiche abbiamo anche quella religiosa: egli vede la religione come un bisogno di certezze e conforto.
Abbiamo però anche delle lettere di grande lucidità, che mettono in risalto la sua coscienza di letterato.

Il Rinaldo: Tasso compose il “Rinaldo” all’età di 18 anni. Narra la giovinezza del paladino e le sue imprese d’armi e d’amori. Nella prefazione Tasso afferma di voler imitare gli antichi e i moderni e rifiuta la molteplicità dei personaggi e azioni, concentrandosi su un unico protagonista e assumendo un tono serio e elevato in cui manca il gioco ironico tipico di Ariosto. (Gerusalemme liberata).
Si tratta di un opera dai forti risvolti autobiografici, nell eroe infatti Tasso rispecchia se stesso e il sogno di amore e gloria.

Le rime: La composizione delle rime abbracciò l’intera attività del poeta.
-prima parte delle rime: rime amorose che riprendono la tradizione e soprattutto Petrarca dal punto di vista linguistico. Molto presenti sono le metafore e le ricche descrizioni che propongono immagini pittoriche dall elevato gusto cromatico. I temi sono convenzionali e le immagini femminili tendono a confrontarsi con la natura e quest’ultima a volte assume una fisionomia femminile.
-seconda parte delle rime: soprattutto encomiastiche, riprendono la lirica classica del greco Pindaro e del latino Orazio. In queste compaiono accenti più sofferti e autobiografici, e riflessioni sulla fugacità del tempo e sulla morte. I signori vengono visti come coloro che possono offrire rifugio, sicurezza e consolazione al poeta.
-Liriche sacre: hanno accenti meno profondi e oscillano tra un’ornamentazione lussuosa e la riflessione sulla precarietà e vanità delle cose e sul peccato. Si collocano nella sfera etica e autobiografica.

L’Aminta: E' un testo drammatico che si colloca nel genere della favola pastorale che è diverso dalla commedia e dalla tragedia poiché:
- Non presenta situazioni comiche collocate in un contesto cittadino realistico, ma temi seri ambientati in un mondo favoloso
- Non raggiunge un tono elevato e si conclude con il lieto fine.
E’ un testo fondato sul dialogo, infatti nessuno degli episodi si svolge sulla scena ma vengono narrati dai personaggi. Questi sono facilmente riconoscibili in personaggi della corte ferraresi, Tasso stesso si nelle vesti di Tirsi.
Anche in quest’opera possiamo notare l’ambivalenza di tasso nei confronti della corte: da un lato celebra la vita di corte e dall’altro rivela una critica per i suoi ideali, ipocrisie e rancori, che si traduce in un bisogno di sentimenti spontanei a contatto con la natura (Gerusalemme).
Lo stile è, secondo le leggi del genere pastorale, semplice scorrevole e facile, ricco di descrizioni.
Il re torrismondo
Tragedia che si svolge in modo inusuale nei paesi nordici e riprendono il motivo classico dell’incesto (Torrismondo- Alvida-Germondo).
Questa tragedia rappresenta la vanità di ogni speranza di fronte alla morte e al nulla. La lingua è abbastanza irregolare, ricca di esclamazioni e interrogazioni.

I dialoghi: Negli anni della prigionia a Sant’Anna, Tasso si dedicò alla composizione dei “Dialoghi”; componimenti che egli definisce intermedi tra la poesia e la filosofia. Gli argomenti oscillano tra il carattere moralistico e quello mondano e vi è una forte componente religiosa.
Egli scrive 28 dialoghi il cui intento è quello di offrire un immagine nobile di se, delle proprie doti di intellettuale e della propria cultura.
I più famosi dialoghi sono:
-il messaggero: viene riferito il colloquio con uno spirito che gli apparve a Sant’Anna
-il padre di famiglia: descrive un viandante che in una notte di tempesta trova rifugio in una dimora di campagna. Alla descrizione della notte tempestosa, che rappresenta l angoscia di una vita precaria, all interno accogliente della casa di campagna, che rappresenta il bisogno di trovare un rifugio sicuro e protettivo. In quest opera inoltre la famiglia viene vista come la sede dell’equilibrio e della saggezza in cui è possibile vivere serenamente.

Ultime opere: -il monte oliveto: Poema in ottave encomiastico rimasto incompiuto. Il tema principale è la fuga dal mondo e la solitudine che è vista come un rifugio in cui il poeta può trovare riposo. Riprende il tema edonistico poiché esalta l’abbandono dei sensi alla natura.
-Le lacrime di Maria vergine – le lacrime di Gesù
-Le sette giornate del mondo creato: Poema in endecasillabi che descrive la creazione del mondo.

La Gerusalemme liberata: Durante la prigionia a Sant’Anna circolavano copie manoscritte dell’opera, non autorizzate. In risposta l’autore decise di dare alle stampe integralmente il poema con il titolo di “Gerusalemme liberata”.
Tasso accompagnò costantemente la creazione poetica con la riflessione teoria, e per questo motivo in contemporanea al suo capolavoro pubblicò i
-“Discorsi dell arte poetica e in particolare del poema eroico”.
In questi affermava (rifacendosi a Aristotele) che la storiografia tratta del vero, mentre la poesia deve trattare del verosimile, cioè di ciò che sarebbe potuto accadere; ma per distinguersi dalla poesia, deve riservarsi un margine di finzione.
Afferma inoltre che i compiti morali e pedagogici devono essere affiancati al diletto finalizzato all’utile, e questo è assicurato dal meraviglioso. Tasso respinge il meraviglioso fiabesco poiché comprometterebbe il verisimile, e introduce il meraviglioso cristiano (interventi di Dio, angeli e demoni).
Tasso inoltre respinge il modello ariostesco caratterizzato dalla molteplicità delle azioni tra loro intrecciate che comprometterebbero il principio dell UNITA’ DELL’OPERA. Affermava che il poema deve essere vario ma il tutto deve essere legato in una struttura unitaria.
Tratta anche il problema dello stile che deve essere sublime, usare parole lontane dall’uso comune e caratterizzato da lunghi periodi, pause all interno del verso e enjambement.
L’argomento
La materia + storica e garantisce la verosimiglianza. Largomento è la prima crociata, evento scelto strategicamente poiché è abbastanza lontana nel tempo per consentire al poeta liberta nell invenzione, ma anche abbastanza vicina da interessare un pubblico moderno. La necessità di una nuova crociata infatti era un argomento di estrema attualità in seguito all avanzata dei Turchi nel Mediterraneo nel secondo ‘500.
Lontano dal genere romanzesco Tasso guarda al modello dei poemi classici (Iliade e Eneide).
Il fine è quello didascalico e pedagogico.
A differenza dei classici romanzi cavallereschi, caratterizzati da una pluralità di eroi e azioni che sembravano poter continuare all infinito, Tasso mira a una rigorosa unità, per cui la materia è varia, ma vi è un’azione unica: l’assedio di Gerusalemme e la conquista del Santo Sepolcro, e vi è un eroe centrale, Goffredo.
Il progetto
Con il suo poema Tasso vuole presentarsi come perfetto poeta cristiano e vuole dare un perfetto poema cristiano secondo i canoni controriformistici, ma anche il perfetto poema epico in obbedienza all autorità di Aristotele.
Realtà
La realtà effettiva però è molto più complessa,, si manifestano infatti diverse ambivalenze che vanno a contribuire al bifontrismo del Tasso:
- Ambivalenza nei confronti della corte: da un lato ne contempla la maestà e dall’atro ne critica i conflitti e le finzioni. Per questo motivo si rifugia spesso ne ammirazione idillica di un mondo di pastori conforme solo alla natura, libero e semplice (Aminta), ne è un esempio l’episodio di Erminia che decide di cercare rifugio nella vita naturale presentatagli da un pastore.

- Comportamento degli eroi: l intento di costruire un opera moraleggiante che esalti il sacrificio dei guerrieri in nome della religione, è in contrasto con comportamento degli eroi che sopraffatti dall amore e dal piacere dei sensi abbandonano il loro obbiettivo. L’amore è anche visto come sofferenza, (amori impossibili) e considerato patetico. L amore quindi compromette il clima epico poiché impedisce ai crociati di svolgere i loro compiti. Ne risulta una poesia lontana dall ispirazione moraleggiante ed eroica e più soggettiva e autobiografica.

- La concezione della guerra: da un lato vi è l’esaltazione della guerra come manifestazione di eroismo, dall altro questa viene considerata come qualcosa di atroce e disumano (differenza Ariosto: compiacimento).

- Religione: da un lato celebra la maestà della religione, dall altro contrappone una religiosità più sofferta che si manifesta nell’avvertimento della precarietà dell esistenza e nell attrazione per il magico e il demoniaco.

- Scontro tra cristiani e pagani: Non si tratta in realtà di uno scontra tra due religioni e due culture diverse (musulmani-cristiani), i pagani infatti rappresentano la visione laica che si rifà a valori rinascimentali. Contro Dio, infatti, non si colloca Maometto, ma Satana: i valori rinascimentali sono visti come prodotti di forze demoniache. Gli eroi cedendo ai loro impulsi si collocano nel campo della paganità.

- Unità: All’unità si contrappone un triplice scontro: cielo-inferno, cristiani-pagani, capitano-compagni. L’unità, però è resa da Goffredo, il quale incarna il codice culturale del contro riformismo.

- Simpatie: E’ evidente una simpatia da parte di Tasso per i nemici: questi infatti sono artisticamente più ricchi, descritti in modo più dettagliato rispetto ai religiosi , meno vivi poeticamente. Tasso sente l’attrazione per ciò che fuori dall universo totalizzante della Controriforma e in esso proietta tutti i valori rinascimentali che stavano andando perduti.

- Punto di vista: è interna e continuamente mobile, vi è uno scambio di prospettive tra la città vista dal campo cristiano e il campo cristiano visto dalla città. e’ ammesso conoscere i pensieri e i sentimenti degli eroi pagani (questo accentua una certa simpatia per i nemici da parte del Tasso).

- Spazio: si intersecano spazio orizzontale(scontro tra cristiani e pagani) e spazio verticale(tra cielo e inferno), questa contrapposizione si traduce in opposizione di valori, tra bene e male, tra molteplice e uno. Lo spazio è ristretto ed è proiezione dell unità. A questo si contrappongono diei luoghi centrifughi, verso cui si dirigono i personaggi spinti dal desiderio individuale (Erminia->campagna pastorale).

- Il tempo: vi è una certa linearità temporale e si trovano soltanto brevi flashback.

- Lo stile: vi è un fitto uso di figure retoriche: iperboli, metafore, paragoni, similitudini.
Il lessico utilizza parole inconsuete e lontane dall uso comune.
La sintassi è caratterizzata da periodi lunghi e complessi, inversioni e enjambements.
Il bifrontismo: magnifico e sublime – ricerca di suggestività e cadenze musicali.
Vi è un utilizzo di aggettivi poiché questi rappresentano a soggettività in contrasto con l'oggettività.

Torquato Tasso, spiegazione

Tasso nasce a Sorrento nel 1544, da madre toscana e padre proveniente da una famiglia nobile. Quest’ultimo, Bernardo, era stato anche autore di un poema cavalleresco. Tasso, dopo avere studiato a Napoli presso i Gesuiti, si trasferisce a Roma dal padre ed in seguito alla corte di Urbino, dove regnavano i Della Rovere. Trascorre anche una piccola parte della sua vita a Venezia: qui viene influenzato dall’aria di guerra per via dei Saraceni, e scrive quindi a soli 15 anni l’inizio del poema “Gerusalemme”, che rimane però incompiuto. A Padova inizia a studiare filosofia e diritto e compone delle rime, la cui dimensione preannuncia i temi del romanticismo. Le sue rime sono dedicate a Lucrezia Bendidio, damigella di Eleonora D’Este. Oltre ad inserirsi in diverse corti, passa anche del tempo nelle accademie, centro culturale degli intellettuali. Nel 1565 viene assunto dal Cardinale Luigi D’Este e si trasferisce a Ferrara: qui viene colpito dalla bellezza della città e trascorre gli anni più sereni della sua vita. Qui viene stimolato a lavorare su un poema cavalleresco per via del fatto che Boiardo e Ariosto erano cresciuti lì, pertanto ricomincia a lavorare sul poema interrotto “Gerusalemme”. Tasso è però costantemente insoddisfatto, e tormentato da una serie di scrupoli di carattere letterario e religioso. Nel 1575 sottopose la sua opera ad alcuni letterati e vescovi e la difese dalle loro critiche, aumentando la propria insicurezza.
E’ questo il periodo in cui il suo atteggiamento diventa instabile: comincia ad avere una serie di manie ed un giorno, dopo avere lanciato un coltello a un servitore, viene rinchiuso in un convento. Da qui scappa e si reca dalla sorella, ma pensando che la sorella non lo riconosca, si presenta a lei comunicandole che suo fratello è morto. Dopo avere visto il dolore della donna, si rivela e capisce che è vero affetto quello provato da lei. Dopo qualche giorno trascorso con la sorella torna a Ferrara durante la celebrazione del terzo matrimonio del duca Alfonso II con Margherita Gonzaga. Non sentendosi calcolato, impazzisce nuovamente e viene rinchiuso nell’ospedale di Sant’Anna. Dopo un anno e mezzo di totale segregazione gli viene concessa un po’ di libertà: può studiare e ricevere visite. Comincia a inviare lettere a cortigiani e prelati per ricevere aiuto.
La curia pontificia voleva che alla morte di Alfonso la casa D’Este tornasse di sua proprietà, pertanto, essendo le opere di Tasso giudicate negativamente dalla chiesa, il Duca lo teneva in cella perché con lui alla corte di Ferrara avrebbe dato al Papa il pretesto per riprendere la casata. L’opera della Gerusalemme Liberata venne pubblicata senza il consenso di Tasso in un modo molto diverso. Nonostante il successo riscosso, l’autore si indignò e scrisse l’Apologia della Gerusalemme Liberata. Nel 1586 termina la segregazione, e dopo un breve soggiorno a Mantova si concentra nel 1593 sulla Gerusalemme, pubblicando “Gerusalemme Conquistata”. Nel 1594 papa Clemente VIII gli propone di essere incoronato poeta laureato, ma Tasso si aggrava e muore l’anno successivo. Tasso è il poeta cortigiano, è legato alla corte anche da un punto di vista intellettuale: solo la corte può garantire al poeta la sua fama secondo Tasso. Il suo pensiero si oppone quindi a quello di Ariosto.

Tasso, descrizione


Nasce nel 1544 a Sorrento da padre cortigiano. Il padre, per perseguire i suoi incarichi, abbandona la famiglia; T. stabilisce così un rapporto con la madre. Dieci anni dopo il padre lo richiama a se per fargli proseguire il lavoro cortigiano. Si separa così dalla madre che non rivedrà mai più in quanto morirà a breve (1556). E' in continuo viaggio e passa dalle più importanti città italiane ed estere. In quanto il padre era letterato e si cimentava nella composizione di poemi cavallereschi, anche Torquato si indirizza verso il genere cavalleresco di stampo religioso (conseguentemente al consiglio di Trento). Il primo poema è il "Rinaldo" legato a episodi sulla conquista di Gerusalemme (1562).Quest'opera gli porta fama e consenso, tanto da essere chiamato alla corte degli Estensi a Ferrara durante la metà degli anni '60. Per 10 anni trova fissa dimora e uno stipendio, prima lavorando al servizio del Card. Luigi d'Este e poi al servizio del signore Alfonso II d'Este. Trova in questo ambiente stabilità e pace psicologica dovuta alla gratificazione in un ambiente che lo soddisfa sul piano anche affettivo. Si dedica così all'attività letteraria senza travagli e con ispirazione. Le sue opere migliori sono composte in questo periodo: nei primi anni del '70 (1572) compone un dramma (messo in scena) pastorale, l'"Aminta" di ambientazione mitologica e fantastica e intanto si dedica alla composizione del suo miglior poema, riferito alla conquista del S. Sepolcro e alle crociate. L'approvazione che ne deriva lo porta ad essere eletto storiografo di corte. A questo punto, a causa della tensione e dello sforzo emotivo,inizia il suo squilibrio mentale: da spesso in escandescenza, vede macchinazioni e persecuzioni ovunque, e inizia ad avere dubbi sulla corrispondenza della sua opera con i parametri dettati dal Concilio di Trento. Auto denunciandosi, chiede al S. Uffizio un controllo della sua opera. Il tribunale dell'inquisizione dopo una revisione, trova l'opera consona ai parametri cristiani. Nonostante questo Tasso avrà sempre dei dubbi. I rapporti alla coorte degli Este si fanno sempre più tesi in quanto il Duca è contrario all'intervento politico del S. Uffizio in quanto gli este vicini agli ambienti riformati. Nel 1576/77 contatta anche i Medici. In uno scatto d'ira accoltella un servitore della coorte d'Este accusandolo di spiarlo per ordine del duca stesso. Il duca gli concede un periodo di pausa. Il Tasso fugge dalla corte e vaga per l'Italia di corte in corte. Sul finire degli anni '70 (78-79) torna alla corte ma non riceve più le attenzioni che ricevette negli anni precedenti da parte del duca. Nuovamente da in escandescenza e il duca lo manda nel manicomio di S. Anna a Ferrara fino al 1586 dove ha comunque libertà di uscita e di svolgere le sue mansioni letterarie. Le sue comunicazioni con l'esterno sono piene di pessimismo antropologico (tipico di Lutero), di drammaticità e sono segnate dall'angoscia religiosa. A differenza di Lutero però non trova una soluzione teologica anche per il clima post concilio di Trento (concluso nel 1563). Le opere di questo periodo non hanno grande valore letterario ma sono utili per capire le inquietudini dell'artista. Muore a Roma nel 1595.
La biografia del Tasso è divisibile in 5 parti: una prima giovanile (1544-1565) di formazione, una seconda dei capolavori (1565-1575, compone in questi anni l'Aminta, Gerusalemme liberata), una terza di crisi (revisione del poema, esaurirsi della creatività), una quarta di reclusione nell'ospedale di S. Anna e l'ultima della morte in cui peregrina con inquietudine alla ricerca di una nuova sistemazione tranquilla, e di un riconoscimento umano e cortigiano oltre che poetico.
La corte, l'accademia, il viaggio e la pazzia caratterizzarono le contraddizioni e le aspirazioni del poeta. La corte fu per lui una scelta di carriera quasi obbligata (padre cortigiano): vide in essa un punto di riferimento esistenziale, luogo di nobili ideali e sentimenti, di scambi culturali e di sicurezza, salvo poi sperimentare con amarezza la difforme realtà e convertire il mito in deprecazione, come fece nella Gerusalemme liberata; la corte rappresenta per il Tasso anche la norma e il prestigio sociale. L'accademia assunse analoga funzione: è l'istituzione complementare alla corte che garantisce l'esistenza di una norma letteraria oltre a veicolare i rapporti tra letterati in ambito istituzionale. All'ombra delle accademie il Tasso cerca le certezze dell'arte così come all'ombra della corte quelle sociali e all'ombra della Chiesa quelle morali e religiose. Se Chiesa, accademia e corte sono le fonti di certezza auspicate, il viaggio e la pazzia rappresentano l'inquietudine profonda, il senso di inappagamento e la reazione alla delusione delle sue attese ideali. Il Tasso fu caratterizzato da un bifrontismo ovvero da un tormento per le scelte culturali, ideologiche e stilistiche delle sue opere riconducibile al fascino e alla scelta di attenersi ai valori terreni e rinascimentali o di abbandonarli abbracciando i valori religiosi e controriformistici.

La lirica: Per molti critici il lirismo caratterizza tutta la poesia Tassiana. Ciò nonostante l'attitudine ad esprimere in forme di intensa musicalità sentimenti ed esperienze personali e soggettivi si manifesta in tutte le opere del Tasso, non solo quelle liriche. Questo si spiega oltre che in ragione dell'indole del poeta anche per motivi tecnici-culturali quali l'accentramento della lirica al centro dei generi letterari, che diventa, in virtù di un età incline al moralismo e al pedagogismo, la strada più praticabile per esporre i dissidi dell'anima. La produzione lirica accompagna il Tasso per tutta la sua vita: alla base di questa esperienza stanno il Petrarca, il Bembo e i petrarchisti del '500 ma soprattutto il Della Casa. Questo è solo un punto di partenza in quando il Tasso conquisterà un linguaggio tutto suo raggiungendo un'originalità imparagonabile, che influenzerà la letteratura del suo tempo: il barocco. Il Tasso affronta diverse tematiche: l'amore, la morte, il complimento galante, la riflessione morale e religiosa, la memoria personale, l'encomio ecc.. Assume anche diversi registri linguistici. L'encomio, poiché il Tasso fu cortigiano nel profondo, assunse una particolare importanza facendosi portatore di valori e ideali autentici e di temi personali e collettivi molteplici. I risultati più persuasivi il Tasso li raggiunge nella lirica amorosa orientata verso la piacevolezza e lo stile medio. Comprende nelle sue opere tutti i principali topoi della lirica amorosa di tradizione petrarchista con una spiccata inclinazione alla sensualità ma si segnalano spesso delicati paesaggi in grado di esprimere lievi emozioni, fugaci attimi di felicità e stati d'animo tra la nostalgia, la malinconia e il dolore. E' sempre presente la musicalità, ricercata con sensibilità e raffinatezza estreme. Diversamente poco esteriore e partecipe è la lirica sacra degli ultimi anni che si fa veicolo delle inquietudini religiose dell'animo stanco del poeta.
Il teatro tassiano dalla favola pastorale alla tragedia:fra i generi del Tasso un posto di rilievo è occupato dal genere drammatico che impegnò il poeta in modo meno continuo della produzione lirica ma interessò diversi periodi della sua vita sfociando nell'Aminta. Quest'opera si colloca nel periodo più felice del Tasso (1573) ed è uno sviluppo drammatico dell'ecloga pastorale antica: ha infatti ambientazione e personaggi tipicamente arcadici. L'opera nonostante l'esilità dell'intreccio è densa di significato e complessa. Si tratta di un dramma più interiore che d'azione che vive del contrasto tra l'amore disperato di Aminta e la sdegnosa ritrosia di Silvia e soprattutto del maturarsi del sentimento d'amore della ninfa (unico personaggio che ha un mutamento psicologico). E' quindi l'amore il tema principale dell'opera. Questo tema però non esaurisce l'opera così come il lieto fine non fa dimenticare l'aura di turbamento e le continue insidie della morte attraverso cui l'amore si matura: sono la sofferenza di Aminta per la creduta morte di Silvia e il timore della morte di Aminta a dare una svolta interiore alla ninfa. Nell'Aminta si mescolano poi note di un'accesa sensualità: la nudità di Silvia, la tentata violenza del satiro ecc. L'aminta rappresenta una scaltra sapienza tecnica e una misura stilistica che trova nella dialettica dei sentimenti, delle emozioni uno dei suoi nuclei vitali. L'Aminta, scritta per essere rappresentata a corte, è strutturata su una trama di allusioni cortigiane: dietro a ogni personaggio è celato un personaggio di corte. L'opera aiuta a mettere a fuoco la sensibilità del poeta.

L'epica: Fra teoria e prassi: il genere epico è per il Tasso campo privilegiato di interessi sia teorici-critici che pratici si manifestano per tutta la vita dell'autore. L'esordio epico è precoce: nel 59-60 compone il Gerusalemme. E' ancora un abbozzo stilisticamente acerbo, ritenuto troppo precoce dallo stesso Tasso ma fa intravedere la freschezza dell'autore. In seguito passa al Rinaldo composto nel 62, che parla di un giovane cavaliere errante deciso a conquistarsi fama e onore. Si susseguono magie, amori senza però una coerenza strutturale sino all'epilogo felice delle nozze del cavaliere. Si scorge però la lenta e progressiva maturazione del capolavoro sia a livello stilistico che sentimentale. Alle spalle del Rinaldo c'è tutta la tradizione cavalleresca: esso è ispirato dall'Orlando Furioso dell'Ariosto ma anche dai componimenti del padre. In questo poema sono conciliate l'unità rigida del protagonista sempre in scena con la molteplicità delle azioni. La Gerusalemme liberata (1575) è il poema eroico cristiano cui aspirava l'età del Tasso. L'opera esprime gli ideali religiosi, culturali ed estetici elaborati nell'epoca e della crisi del Rinascimento e del manierismo, e rappresenta il travaglio intimo dei letterati eredi della tradizione rinascimentale ma ormai proiettati verso una nuova epoca. Il protagonista è Goffredo che è come l'Enea virgiliano, pio, capo carismatico: egli deve dominare i propri moti interiori. Il tema delle armi che discende dalla tradizione epica da origine a scende di battaglie, di scontri e duelli. Ma a questo tema si affianca e si intreccia il tema dell'amore che in un crescendo drammatica attrae personaggi degli opposti schieramenti. Divisi dalla fede i personaggi sono protagonisti di amori impossibili e tragici, conflittuali. L'amore è sentimento vivissimo ma è aspirazione inappagata che si converte in infelicità e tormento: il Tasso su questo argomento sfocia la sua indole sentimentale e si mostra capace di trattare con maestria i sentimenti più delicati. La Gerusalemme liberata è anche poema di affetti e di sentimenti colti in una gamma di sfumature. La dimensione psicologica è molto più importante che nell'Orlando Furioso dov'era l'azione a dominare. Soggettivismo e lirismo sono fondamentali. Non è però solo l'amore tema catalizzatore dell'analisi psicologica: il Tasso indaga gli affetti umani, le perplessità morali, gli scrupoli religiosi, il senso di onore, le ansie esistenziali. I personaggi hanno così uno spessore psicologico, una profondità emotiva sconosciuta alla precedente tradizione. Anche il paesaggio è fondamentale: esso entra in rapporto dialettico con la vita dei personaggi e ne scandisce le emozioni. La funzione del paesaggio non è solo decorativa ma i personaggi e il poeta stesso sembrano proiettare sul paesaggio drammi e sentimenti e sembrano subirne l'influsso. In alcuni casi i quadri paesaggistici sono anche ricchi di valore simbolico. Raramente la natura è fondale neutro ma è quasi sempre percepita tramite la sensibilità dei protagonisti. Lo scontro presente nella liberata è scontro di civiltà, di culture e può essere anche lo scontro tra codice rinascimentale e controriformistico, vissuto in prima persona dal Tasso. Questa crisi verrà poi superata con la totale adesione ai valori contro riformistici con La Gerusalemme conquistata, mentre nella liberata e nell'Aminta il Tasso è in precario equilibrio tra le due correnti: il fascino dei valori laici e degli affetti terreni e la tensione ai valori spirituali e religiosi tipici dell'età nuova. Nella conquistata degli anni successivi, che dovrebbe essere la versione finale rivisitata della liberata, il Tasso amplia gli elementi militari, encomiastici e morali. Lo stile è più monumentale e cupo ed è presente un maggior moralismo.
"Aminta" dramma pastorale composto nel 1573 e presentato nei giardini della villa degli Este a Ferrara, tramite rappresentazione teatrale. L'ambientazione è di ispirazione classica greca, tra le comunità dei pastori. Questi pastori hanno sentimenti delicati che vivono con serenità e in armoniosità con l'ambiente circostante. Nel mondo pastorale vi è l'aspirazione a fuggire dalla realtà non soddisfacente: si trasfigura un ambiente ideale che è la corte. La corte è presentata come luogo dove vive l'armonia, la pace, il rispetto, dove l'arte e la poesia assumono importanza. Si cerca di evadere da una corte non regolata da etica ma da etichetta. Nell'Aminta i protagonisti sono 2: la ninfa insensibile all'amore, Silvia, e Aminta, un giovane pastore innamorato della ninfa. Egli subisce il dolore del rifiuto da lei. I due giovani sono assistiti da due adulti: Tirsi, tutore di Aminta, e Dafne che è tutrice di Silvia. Dietro il personaggio di Tirsi si cela lo stesso Tasso. La tendenza a trasportare la realtà alla letterarietà del racconto è testimoniata da personaggi storici degli Este che si celano dietro personaggi letterari. Tirsi cerca di aiutare Aminta sulle strategie di corteggiamento e Dafne consiglia a Silvia di aprirsi. Silvia viene catturata da un satiro malvagio. Viene liberata da Aminta ma Silvia fugge gettando nello sconforto il giovane pastore. Si sparge per il bosco la notizia che Silvia è morta. Aminta tenta così il suicidio ma, fallendo, si salva. Silvia capisce di amare Aminta e lo bacia. Si colgono segnali di inquietudine in questo ambiente paradisiaco. E' presentato il tema amore/morte. Il satiro cattivo rappresenta la disuguaglianza nella corte, ambiente dove vengono rimarcate le differenze sociali. L'opera è divisa in 5 atti preceduti da un prologo e conclusi con un esodo. Ogni atto è concluso dall'intervento di un coro (ascendenza classica) che commenta la vicenda.
Rime, Madrigali Amorosi: il madrigale è un metro musicale diffuso nel 500 associato ai ritmi di corte dove la poesia era svago. Associabile ai moti dello spirito del Tasso. Più che descrivere le situazioni le dipinge. La poesia del Tasso è una poesia sensoriale.

Autori che hanno contribuito al presente documento: derrylove16, alessandraj10, miri.puleio@yahoo.it, LauraMara, marilu1610, Nebuolsa95, Giorgjo, Trustnt1.

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