Torquato Tasso: la vita e le opere, la poetica e lo stile


Torquato Tasso nasce a Sorrento nel 1544 da nobile famiglia bergamasca: il padre Bernardo, è cortigiano e poeta, noto soprattutto per il poema cavalleresco Amadigi. Dopo aver trascorso l’infanzia a Salerno e a Napoli, nel 1554 ha inizio per Tasso una vita errabonda al seguito del padre: dimora a Roma, a Urbino, a Venezia e infine a Padova, dove segue studi giuridici e letterari. Compone intanto le Rime, abbozza il Gierusalemme, poema epico sulla prima crociata, pubblica nel 1562 il poema cavalleresco Rinaldo e scrive i Discorsi dell’arte poetica. Nel 1565 intraprende la carriera di cortigiano al servizio del cardinale Luigi e poi di Alfonso II d’Este. Trasferitosi quindi a Ferrara frequenta letterati di spicco, fra i quali Battista Guarini. Nel 1573 il poeta compone la favola pastorale Aminta; nel 1575 conclude il poema “eroico”, Goffredo (intitolato poi Gerusalemme Liberata). Si manifestano, intanto, i primi segni di squilibrio mentale che pregiudicano i suoi rapporti cn la corte estense. Nel 1577, per aver lanciato un coltello contro un servo, viene rinchiuso nel convento di San Francesco, da cui fugge. Dopo due anni di peregrinazioni ritorna a Ferrara in occasione delle nozze di Alfonso II: qui inveisce contro il duca e la sua corte e per questo viene recluso per sette anni nell’ospedale di Sant’Anna. Mentre Tasso è prigioniero, escono stampe non autorizzate del suo poema con il titolo Gerusalemme liberata. Nel 1586, finalmente libero, si trasferisce a Mantova presso Vincenzo Gonzaga; tuttavia l’anno seguente riprende le peregrinazioni per l’Italia. D’altro canto, la sua attività letteraria rimane intesa: oltre alla tragedia Re Torrismondo e alla Gerusalemme conquistata, rifacimento della Liberata, compone opere di ispirazione religiosa, Monte Oliveto e Le sette giornate del mondo creato. Le condizioni di salute di Tasso restano critiche: muore nel 1595 nel monastero di Sant’Onofrio, mentre si prepara la sua incoronazione poetica a Roma.
La produzione letteraria di Tasso, varia e articolata, è caratterizzata da estrema modernità di poetica, di contenuti e di linguaggio. Da un punto di vista tematico l’autore attua una rivoluzione, ricavando in tutti i generi letterari, dalla lirica amorosa e cortigiana al poema epico, uno spazio per l’introspezione psicologica, l’autobiografismo poetico e l’interpretazione della realtà inquieta e sfuggente, da cui emergono aspetti contraddittori. Sul piano stilistico, Tasso applica uno stile arguto e concettoso, basato su un irrazionale trapasso di immagine in immagine e di sentimento in sentimento.

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