Qual rugiada o qual pianto di Torquato Tasso


È una poesia d’amore, scritta a fine Cinquecento da uno dei più grandi poeti italiani, Torquato Tasso. Una delle caratteristiche fondamentali di Tasso è quella di essere una persona sensibilissima, che riesce a trasmettere i suoi sentimenti e le sue emozioni, ancor prima che attraverso il significato delle parole, attraverso il loro suono. Anche qui viene concentrato l’aspetto fonico di questa elegante poesia (è un madrigale, una forma metrica considerata particolarmente armoniosa e che spesso veniva composta proprio per essere musicata). Quello che viene proposto in questa poesia è di applicare la stessa indagine sulla musicalità dei suoni fatta nel Carmen arvale non più a un testo di cui non si capiscono le parole, ma a uno le cui parole sono per noi ben comprensibili, per vedere fino a che punto il modo di usare i suoni anticipa (cioè fa intuire, ancora prima di afferrarlo razionalmente) e conferma il significato delle parole.
Viene descritta una silenziosa notte stellata; la straordinaria sensibilità del poeta avverte l’intera natura come un essere vivente, animato e percettivo: la rugiada che si posa sui prati sembra il misterioso pianto della notte e delle stelle; la brezza notturna sembra lamentarsi e aggirarsi inquieta “intorno intorno”, come un leggero fantasma.
Tasso trasferisce i suoi sentimenti e la sua sensibilità negli elementi naturali, al punto tale che cielo, terra e venti vengono trasformati “per magia” in esseri dotati di vita. Il finale è un omaggio galante che alleggerisce la tensione del componimento: le lacrime del cielo, il miracolo delle gocce di rugiada colpite dalla luna, i sospiri della brezza notturna sono stati un presagio della partenza della donna amata.
Forma metrica: Madrigale (endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB, CDDC, EE, FF).
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