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Gerusalemme Liberata, libro 7, ottave 13-22

Parafrasi

13. pur lusingato da una speranza accesa, soffrii per molti anni; ma quando, insieme alla giovinezza, sparirono anche la speranza e la sicurezza, rimpiansi al tranquillità di questa vita umile e sospirai per la mai tranquillità perduta e dissi: corte, addio. e così tornando nei boschi che mi sembravano amici vissi giorni felici.

14. mentre egli parlava così, Erminia lo ascoltava attenta e tranquilla, pendendo dalle sue labbra e quelle sagge parole, che le scendono nel cuore, tranquillizzano un po' le sue preoccupazioni. Dopo aver pensato molto decide di rifugiarsi in quel luogo solitario finchè la sorte non le permetterà di tornare a casa.

15. perciò dice al vecchio: o fortunato, che un giorno sperimentasti il male in prima persona, se il Cielo non ti invidia la tua tranquillità, lasciati convincere dalla pietà per le mie sventure; e prendimi a vivere con te in questo luogo gradito, perchè vivere qui mi fa bene. Forse succederà che il mio cuore, fra le ombre di questo bosco, si liberi del suo peso.

16. perchè se tu desiderassi gemme e oro, che fanno impazzire il popolo, potresti facilmente prenderne quanto ne vuoi fino ad essere soddisfatto, perchè ne ho ancora molto con me. Quindi, piangendo, raccontò le sue peripezie e il pastore pietoso pianse con lei.

17. poi dolcemente la consola e la accoglie come un padre, e la conduce dall'anziana moglie, una donna simile a lui che il cielo gli ha fatto incontrare. la nobile fanciulla si veste di abiti rozzi e si avvolge i capelli in un velo ruvido. Ma dai movimenti e dall'atteggiamento si vede che non è una donna dei boschi.

18. l'abito semplice non riesce a nascondere la sua nobiltà e quello che in lei c'è di regale e raffinato, e la sua maestà traspare dai gesti anche quando fa lavori umili. Porta le pecore al pascolo e le riporta all'ovile guidandole con il bastone, munge il latte dalle mammelle coperte di pelo ispido e poi lo raccoglie spremendolo per fare il formaggio.

19. spesso, mentre le pecore riposano all'ombra sotto il caldo estivo, intagliò il nome dell'uomo amato nella corteccia dei faggi e degli allori, mille e mille volte, incise in molte piante i successi dei suoi infelici amori e poi pianse, rileggendo quel che aveva scritto.

20. quindi diceva piangendo: conservate nei vostri tronchi questa triste storia, amiche piante, perchè se per caso un amante fedele si stenderà sotto la vostra ombra si senta pungere il cuore di pietà per le mie infelici vicende e dica" Ah, Amore e fato hanno ripagato troppo duramente chi fu così fedele al suo amore"

21. forse succederà persino, se il Cielo ascolta le preghiere dei mortali, che passerà di qui anche colui che non si cura minimamente di me; e guardando alla tomba dove giacerà il mio corpo fragile conceda alle mie sofferenze almeno la ricompensa di qualche lacrima o sospiro.

22. così se mentre vivevo il cuore fu misero, che almeno sia felice il mio spirito dopo la morte e le mie ceneri fredde godano quello che adesso non può godersi il mio corpo. Così parla ai tronchi che non le rispondono e piange. Tancredi intanto se ne va lontano per cercarla là dove lo porta la sorte.

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