Tancredi e Clorinda si combattono furiosamente, senza riconoscersi: Tasso vuole dirci che è difficile, se non impossibile, districarsi nel buio del mondo. Il lungo duello, che si consuma al lume incerto di astri che "languiscono" sul fare dell'alba, senza che nulla si sveli con chiarezza, trasmette il senso della dolente interrogazione dell'uomo di fronte al mistero del proprio destino. Tancredi vince, ma a prezzo di uccidere la donna che ama. L'episodio ci rivela la sconsolante relatività di ogni sforzo umano, sia pure nobile ed eroico.
Nella "Liberata", l'oggetto d'amore è inarrivabile. Clorinda può essere posseduta da Tancredi solo attraverso la perdita, la morte. Il contatto fra i due innamorati può realizzarsi soltanto nel duello, immagine rovesciata dell'amplesso amoroso; lo spargimento reciproco di sangue diviene l'unico reale vincolo tra loro. L'amore può apparire solo nella morte, ovvero quando diviene, di fatto, impossibile. Tancredi riconosce la sua Clorinda solo quando ella è agonizzante: solo quando ormai lui stesso l'ha condannata a morire.

Nella conclusione dell'episodio prevale l'insegnamento religioso: la donna chiede perdono a Dio, poi viene battezzata dal rivale-amante, infine muore in pace. Clorinda rinasce in extremis alla vita grazie al battesimo cristiano, che è insieme gesto d'amore, rito d'iniziazione e rito funebre. Infatti la triste liturgia viene celebrata quando è ormai l'alba, l'ora della rinascita, del ritrovamento. L'ultima alba di Clorinda segna la sua fine e insieme il suo inizio, nella vita vera, quella del cielo.

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