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Il Seicento

In seguito al Trattato di Cateau-Cambrésis (1554) tutti gli Stati italiani furono sottomessi alla Spagna: il Regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna divennero dominio del Re di Spagna, sotto la cui giurisdizione erano anche la Toscana e l'ex-ducato di Milano. Solo Venezia riuscì a tutelare la propria autonomia.
Questa situazione si protrasse per tutto il Seicento, durante il quale l'intera penisola italiana perse ogni prestigio politico. L'avvio del nuovo processo produttivo-industriale, partito dall'Inghilterra e dall'Olanda causò il crollo delle imprese artigiane, base dell'economia italiana. Si diffuse pertanto la tendenza ad investire i capitali nelle proprietà terriere e questo provocò il ricostituirsi di grossi latifondi, quasi sempre nelle mani dell'aristocrazia, ne derivò quel quadro sociale ben descritto dal Manzoni nei "Promessi Sposi". Le guerre, la peste e le ricorrenti carestie completarono il quadro di miseria.
Evidente che in un momento storico così depresso si facesse sentire anche la fiacchezza morale; perciò l'arte in Italia visse un decadimento; le arti figurative e la poesia del Seicento furono giudicati aspramente nei secoli successivi e nell'Ottocento i critici letterari estesero anche alla poesia il termine dispregiativo di "barocco" con cui già era stata bollata l'arte figurativa. Gli storici moderni, però, pur riconoscendo che il Seicento non ha dato all'Italia opere pregevoli, spiegano il fenomeno con l' assenza in quell'epoca di un "genio poetico" e rivendicano invece proprio al Seicento l'affermazione di alcuni principi essenziali per il rinnovamento dell'arte, quali l'affermazione della superiorità dei moderni sugli antichi, il ripudio delle regole retoriche e la proclamazione della libertà dell'artista, una più convinta disponibilità e partecipazione della sensibilità degli artisti ai problemi ed ai progressi della scienza.

Il '600, letterariamente, è degenerazione del '500, in cui trionfa l'effetto più che il gusto, la forma più che il contenuto. Esso riflette la più generale decadenza sociale, politica ed economica della società italiana, soggetta all'egemonia spagnola (dalla pace di Cateau-Cambresis del 1559 con la Francia, alla pace di Utrecht del 1713, che segna il passaggio dal dominio spagnolo a quello austriaco), e all'affermazione della Controriforma cattolica: cosa questa che determinerà il rigido controllo della chiesa su tutta la vita intellettuale e letteraria italiana. La crisi del '600 appartiene alla seconda parte del secolo con la morte di Bruno, Campanella, Galilei, Tassoni, Marino, Sarpi.

Le contraddizioni di un secolo
Nel corso del '600, la corte signorile isolata viene sostituita da un'area culturale più estesa, caratterizzata da una precisa attività intellettuale (si pensi alla nascita delle Accademie) o da un preciso genere letterario (p.es. romanzo a Genova-Venezia, ricerca scientifica in Toscana-Veneto, discipline giuridico-civili a Napoli, letteratura dialettale nel Sud). Tuttavia, la letteratura e la poesia non conosceranno alcun vero nome di spicco nell'arco di tutto il secolo.
Ciò nonostante questo è il secolo nel quale si pongono le basi della scienza moderna sperimentale con la figura maestosa di Galileo, ma nel contempo si diffonde enormemente la superstizione e il culto semplicemente esteriore-formale della religione, nonché l'uso massiccio del tribunale dell'Inquisizione.
Si pone agli intellettuali il problema di un pubblico nuovo, assai più vasto e meno elevato di quello rinascimentale, ma la letteratura che gli intellettuali offrono è spesso di evasione, per un pubblico spesso assai arretrato culturalmente.
Gli intellettuali tendono a considerarsi superiori agli antichi scrittori greci e latini, per cui rifiutano il culto dell'autorità dei modelli classici (come invece nel '400-'500), e tuttavia questa rivendicazione di libertà-autonomia spesso si traduce in una mera preoccupazione a stupire e meravigliare il pubblico (concezione edonistica dell'arte, Marinismo). Nella trattatistica politica si discute molto sulla "ragion di Stato", sul rapporto tra Stato e Chiesa, tra individuo e potere eppure le conclusioni che se ne traggono sono quanto mai negative. In Campanella il filone politico è utopistico (cfr. La città del sole, con cui si anticipano alcune tesi socialiste).

L'insieme delle forme dell'arte del secolo è il cosiddetto Barocco, noto anche come Concettismo. In questo fenomeno la forma vuole essere così raffinata da apparire strana e stupefacente, di contro il contenuto diventa maestoso nella sua veste esteriore. perciò gli intellettuali non possono che avvertire il Rinascimento come giunto al termine, è così perfetto da dover ricercare un'ulteriore perfezione solo nella forma esteriore; di qui i tentativi di rinnovare le parole, rendendole più retoriche e artificiali.
Si inizia così ad abusare dell'immagine o Metafora, priva di sentimento introspettivo; l'arte non è più imitazione ma finzione, che sostituisce la realtà, così complessa da non poter essere fedelmente riprodotta.

Il Marinismo
La ricerca forzata della novità nell'estetica viene chiamata Marinismo (dal nome del poeta Giambattista Marino), per il quale il fine ultimo dell'arte è la meraviglia delle cose eccellenti. Le sue opere non hanno ulla di nuovo, ma utilizzare in maniera stravagante (combinando motivi e immagini fino all'assurdo) i moduli stilistici e gli stilemi della tradizione poetica precedente.

Gli antimarinisti
Di contro alla corrente precedente, troviamo gli antimarinisti, che si rifanno a due poeti classici greci: Pindaro e Anacreonte. Essi pur accettando la poetica della meraviglia, continuano ad utilizzare i toni eroici e sublimi con meno musicalità. La differenza vera e propria è solo nella forma.

La Poetica della meraviglia
La Poetica della meraviglia consiste nel timore delle condanne dell'Inquisizione, che portava ad affrontare una poesia impegnata; nel ritenere che la poesia non abbia altro fine che il diletto; nell'evitare qualunque riproduzione diretta della natura; nell'usare la metafora fino all'accesso.

In tal modo la poesia diventa un gioco per pochi, bizzarro, ricercato, stravagante, molte volte oscuro.

I generi letterari
Letteratura scientifica: con Galilei nasce il metodo induttivo-sperimentale (dal particolare al generale) proprio della scienza moderna. La scienza afferma la propria autonomia di metodo, di contenuto, di mezzi per la ricerca e sperimentazione. Galilei affermava che l'esperienza è più valida della conoscenza di quanto è riportato negli antichi testi; bisogna, perciò, adattare la filosofia (aristotelica) all'esperienza del mondo e della natura; Dio, infatti, parla all'uomo anche attraverso la Natura, per cui ciò che viene dimostrato dall'esperienza non può essere negato dalla Bibbia.
La nuova scienza viene esposta in volgare non in latino, per avere l'appoggio e il sostegno dell'appoggio della borghesia e della collaborazione dei tecnici della nazione. Anche all'estero si cominciano a scrivere testi filosofici e scientifici in volgare.

La commedia dell'arte: genere nuovo inaugurato dalla civiltà barocca. E' detta anche commedia a soggetto o improvvisata. Generalmente una commedia si compone in 3 atti, è eseguita da comici di professione, riuniti in compagnie sotto la direzione di un capocomico, erranti da una città all'altra. L'autore di una commedia stendeva dei canovacci o scenari, di cui gli attori si servivano improvvisando sulla scena il dialogo. Altri elementi tipici erano i lazzi, scene comico-mimiche (quasi mute) intercalate al dialogo, e le maschere tipologiche, nelle quali si erano fissati i tipi comici presenti nella commedia latina e nel teatro rinascimentale (Pulcinella, Arlecchino, Brighella, Pantalone).

Il melodramma: è detto anche dramma musicale, simile alla tragedia greca, accompagnata dalla musica (recitar cantando), sempre superiore al libretto.

Il romanzo: nasce e si diffonde nel '600 come genere più ampio e più complesso della novella, destinato al vasto pubblico. E' una riduzione in prosa del precedente poema d'avventura: appartiene alla letteratura evasiva e patetica, da sostituire a quella cavalleresca ed eroica.

Poema eroicomico: genere inaugurato da Alessandro Tassoni con La secchia rapita (1621). La trama deriva dalla fusione di due guerre tra modenesi e bolognesi. Nella seconda i modenesi, dopo aver sconfitto i bolognesi, tolgono loro, come trofeo di guerra, il secchio di un pozzo. Molti degli eventi narrati non sono storici. L'opera si oppone al municipalismo-campanilismo delle città italiane del tempo e alla moda dei poemi epici. Tuttavia se il Tassoni mise in ridicolo la figura degli eroi, non riuscì a creare dei personaggi più umani e realistici.

Poesia satirica: gli scrittori satirici evitano i temi politici e religiosi ma ridicolizzano i difetti delle corti. Trattano i vizi, senza riferimenti precisi. Salvator Rosa, in particolare, polemizza contro quanti imitano Petrarca e Boccaccio, e quanti usano metafore strampalate.

Storiografia: genere già noto, il cui personaggio rappresentativo dell'epoca è Paolo Sarpi.

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