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La commedia dell'arte
La "Commedia dell'arte" è un genere di spettacolo teatrale che non si fonda su un'opera scritta, ma su un "canovaccio" che indica le linee di svolgimento dell'azione scenica, i personaggi e i loro caratteri, lasciando agli interpreti, ora veri e propri professionisti, il compito di improvvisare il dialogo e le battute.
Naturalmente gli attori si specializzavano in ruoli particolari ed ognuno finiva con l'imparare a memoria una serie di battute già collaudate di cui si serviva all'occorrenza.
La "Commedia dell'arte" fu dunque detta anche a soggetto (perché il canovaccio definiva solo il soggetto) o improvvisa (perché condotta con l'improvvisazione degli attori).
In essa era essenziale la cosiddetta "vis comica" di plautina memoria, cioè la capacità dell'attore di suscitare continuamente il riso degli spettatori.
Il fatto che ogni attore si specializzasse in un certo tipo di personaggio, portò alla creazione delle maschere.
Il melodramma
Il melodramma è un'opera teatrale in cui si fondano poesia, musica e danza, cioè gli elementi dell'antica tragedia greca.
Questo genere fu messo a punto dalla Camerata dei Bardi (o Camerata fiorentina, fondata a Firenze nel 158O dal Conte Giovanni Lardi di Vernio), della quale facevano parte insigni musicisti (Vincenzo Galilei, Giulio Caccini, Jacopo Peri, ecc.) e poeti (Gerolamo Mei, Pietro Strozzi, Ottavio Rinuccini, ecc.).
Con il tempo la musica prevalse sulla poesia, il cui ruolo fu ripristinato solo nel Settecento ad opera di Apostolo Zeno e Pietro Trapassi detto il Metastasio.
Il primo melodramma ad essere rappresentato fu la Dafne, composta da Ottavio Rinuccini per la musica di Jacopo Peri, ma di più importanti ne seguirono con Claudio Monteverdi.
Il melodramma si affermò validamente nel Settecento con Metastasio ed ebbe il suo massimo splendore, soprattutto per la musica, nell'Ottocento (Verdi, Puccini, Mascagni, Giordano, Leoncavallo, Rossini, tanto per citare solo i maggiori e solo gli Italiani).

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