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Le Innovazioni del Barocco

Le concezioni dello spazio e del tempo hanno sempre influito sulla produzione letteraria. La scoperta del telescopio rivoluzionò il modo di osservare l’Universo, così come il microscopio modificò la concezione della materia. Nel Seicento l’immensamente grande e l’immensamente piccolo vennero sempre più esplorati. Lo spazio si allargò a dismisura anche perché gli orizzonti si stavano dilatando. Le vaste distese inesplorate del Sudamerica ponevano un allargamento dei confini del pianeta. La concezione del tempo era sempre stata legata alla Bibbia, la quale suggeriva che la creazione fosse avvenuta in un tempo non remotissimo. I nuovi studi archeologici mostravano che la Terra aveva sulle spalle una propria storia lunga miliardi di anni. Questa considerazione sconvolgente mutò la concezione del tempo nell’uomo seicentesco. Fu questo un momento entusiasmante per lo sviluppo della scienza e le reazioni furono molto rilevanti. Nel 1643 venne pubblicato il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico che conteneva affermazioni molto importanti. Il testo di Copernico sconvolse la visione tradizionale del cosmo. Veniva meno la straordinaria compenetrazione che la cosmologia aristotelico-tomistica aveva creato con l’universo cristiano. L’antropocentrismo tramontò di fronte alla scoperta dell’infinità dell’Universo. Avvenne una vera e propria rivoluzione spazio-temporale. Fu una rivoluzione della concezione dello spazio perché l’uomo seicentesco passò dal pensare di essere al centro dell’Universo al ricoprire un ruolo al margine di esso. Fu anche una rivoluzione spaziale perché si passò dalla convinzione di vivere in un periodo piuttosto vicino alle origini al comprendere di vivere miliardi di anni dopo la creazione della Terra.

La natura non dà certezze perché è anch’essa mutevole e si evolve al passare del tempo come tutte le cose del mondo. Nel Seicento sia sul piano spaziale sia su quello temporale si affacciò il concetto di infinito. Questa concezione ai tempi fu sconvolgente perché l’attributo di infinito poteva essere riferito solamente a Dio. Ci si iniziò a interrogare sulla posizione di Dio nei confronti di questa macchina complessa che era l’Universo infinito. Un personaggio fondamentale nel Seicento fu Isaac Newton, il quale diede una descrizione rigorosa e matematica dell’intero cosmo che è visto come una macchina complessa il cui grande orologiaio è Dio. Con Newton, però, la posizione di Dio iniziò a divenire sempre più defilata. Inoltre tutti i rasserenamenti precedenti vennero meno. Infatti le dimensioni infinite dell’Universo rendevano insignificanti la Terra e l’uomo. La reazione a questa concezione fu abbastanza inattesa. Infatti l’uomo, avendo una posizione marginale nell’Universo, riconosceva la propria autonomia. La nuova marginalità dell’uomo viene accolta positivamente perché lo rende indipendente dalle forze celesti.
L’arte portò la testimonianza di questa crisi. I principali atteggiamenti di risposta a questa situazione erano la chiusura in se stessi e la fuga. C’era attenzione per l’introspezione e per la psiche. L’arte fugge dalle nuove concezioni e alcuni letterati le rifiutano a favore delle idee antiche e rassicuranti. Le nuove dimensioni immense e siderali ebbero una progressiva influenza nel linguaggio letterario che iniziò ad assumere nuove metafore. Furono importanti anche le riflessioni di Blaise Pascal, il quale rifiutò nettamente la concezione secondo la quale l’uomo sarebbe il fine ultimo della creazione. Una conseguenza fu che l’uomo non poteva farsi carico dell’estrema complessità dell’Universo. Importante in questo periodo fu il letterato inglese John Donne.

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