Nacque a Napoli nel 1569 e a vent’anni abbandonò gli studi legali per dedicarsi all’attività letteraria.
Fu incarcerato due volte, ma nel 1600 evase e si rifugiò a Roma.
Con la pubblicazione delle Rime nel 1604 ottenne un impiego presso il cardinale Pietro Aldobrandini.
Le lodi verso il duca di Savoia lo portarono ad ottenere il titolo di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro . -> Poesia encomiastica; bisogna elogiare il signore per ottenere protezione e onore.
Questo riconoscimento creò invidia da parte del segretario del duca, il poeta Gasparo Murtola. Tra Marino Murtola ci fu uno scambio di versi polemici e satirici, anche se Marino trionfò ottenendo tramite il duca l’annullamento della condanna da parte di Murtola e il suo posto di segretario ducale nel 1610.
Anche Marino cadde in disgrazia: restò in carcere dall’aprile 1611 al giugno 1612.
Nel 1614 pubblicò la “Lira”, la prima raccolta di liriche che dimostra la sua volontà di voler affrontare un argomento poetabile.

Nel 1615 fu accolto alla corte parigina di Maria de’ Medici, dove si dedicò a molte opere tra cui la Galera, la Sampogna (raccolta di 12 idilli mitologici e pastorali) e l’Adone (poema lirico di impianto mitologico).
Tornò in Italia ormai ricco e affermato nel 1623 e trascorse a Napoli gli ultimi anni. Morì nel 1625.

Sull’esempio di Marino, tutta la poesia barocca presenta una varietà di temi, anche se l’innovazione si fa più evidente nella poesia d’amore; vengono infatti ampliate le descrizioni di figure femminili, le quali erano tradizionalmente delineate con pochi tratti stereotipati (capelli biondi, occhi celesti).
Il poeta barocco celebra invece donne che si distinguono nei particolari non riconducibili a un canone estetico di armonia ( vecchia, zoppa, sdentata..) e nei gesti banali che nella tradizione erano stati esclusi dalla rappresentazione.
Gli oggetti legati alla donna diventano particolari preziosi; con la metafora, il poeta riesce a far corrispondere gli oggetti quotidiani alla figura umana.
Marino riutilizza materiali tratti dalla produzione lirica di Tasso e dei suoi emuli, ma non vuole imitare i modelli, bensì creare un processo di variazione ingegnosa, volta a riutilizzare tutto il materiale letterario disponibile (preferendo sempre i più contemporanei) per inglobarlo in un’opera nuova.

Onde Dorate

Sonetto : due quartine e due terzine; il tema è la donna intenta in occupazioni quotidiane, come quella di pettinarsi.
1° quartina: Presenta una metafora tra i capelli della donna e le onde del mare; questo tipo di metafora già l’avevamo vista con Petrarca, anche se Marino ne costruisce intorno un componimento completo.

La donna è intenta nell’atto di pettinarsi ( pettine = navicella d’avorio); con la sua mano bianca come l’avorio. Conduce il pettine attraverso questi movimenti preziosi.
2° quartina: Mentre il pettine crea dei solchi attraverso i capelli increspati e belli, l'Amore raccoglie l'oro di quelli spezzati, per formare catene per coloro i quali non sono abbagliati dalla sua bellezza.
1° terzina: Il cuore del poeta muore alla vista di questo mare dorato (aureo mar = metafora, capelli dorati), che si apre il suo biondo tesoro in tempesta.
2° terzina: Il naufragio in cui l'autore sta morendo è prezioso, perché durante la sua tempesta (Il suo tumulto) lo scoglio è di diamante e il golfo d'oro

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