La favola dei suoni - Galileo Galilei

Attraverso questa pagina narrativa galileo risalta l'incapacità dell'uomo di studiare la varietà dei fenomeni presenti in natura, gli sarà altrettanto difficile con quelli presenti al di fuori della superficie terrestre.
Galilei narra di un uomo solitario con ottime capacità intellettuali, il quale allevava diversi uccelli e rimanendo colpito dai loro canti se ne andava girando per poter osservare precisamente quale potesse essere la natura dei loro suoni, ognuno diverso dall'altro.
Accade una notte che mentre quest'uomo dormiva udì un dolce suono provenire dalla strada, e pensando che fosse un uccello, l'uomo uscì di casa per poterlo prendere , ma arrivato in strada si accorse che il suono proveniva da uno zufolo suonato da un pastore, l'uomo scambiò un vitello con lo zufolo del pastore tornando a casa meravigliato che quei dolci suoni emessi dagli uccelli potessero essere riprodotti in un altro modo.

Il giorno seguente passando per un tugurio udì un suono all'interno del capannone, allora entrò per accertarsi quale fosse la fonte di questo suono pensando che fosse un uccello o uno zufolo, ma quando entrò si accorse che il suono proveniva da un violino suonato da un fanciulletto.
L'uomo rimasto stupito cominciò a credere che in natura ci potessero essere altri oggetti in grado di emettere questi suoni, e così col passar del tempo l'uomo si accorse che gli stessi suoni provenivano da una porta che cigolava, dal movimento di un dito sul bordo di un bicchiere, e dal ronzio di zanzare vespe e mosconi.
Per l'uomo tanto aumentò lo stupore quanto diminuì la certezza del sapere come si generi il suono.
Nessuna esperienza vissuta, nel conoscere la vera origine del suono, sarebbero bastate all'uomo, che arrivò al punto di uccidere una cicala credendo di riuscire a trovare l'origine del suono all'interno di essa.
Da qui l'uomo tenne per certo che la natura del sunon era sconosciuta e imprevedibile.

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