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La poesia lirica e il poema eroico: Marino, i marinisti, gli antimarinisti

Il gusto barocco nella lirica si afferma nei primi trenta anni del ‘600. Coincide con la pubblicazione della raccolta di liriche di G.Marino “La Lira”. Si estremizza la tendenza del nuovo, i canzonieri non raccontano più una storia unitaria, ma sono organizzati in maniera tematica, ma disorganica e casuale; si afferma il madrigale. La ricerca del nuovo modo di stupire il lettore porta all’affermazione delle mode. Si sviluppa la poesia figurata, attraverso colori e disposizioni (calligrammi). Le poesie vengono dedicate a piccoli particolari del corpo femminile, con particolare riguardo al brutto e all’osceno.
La poetica barocca esprime il rifiuto per le regole del mondo classico e si adegua al bisogno di novità attraverso l’effetto di stupore e meraviglia, che è del tutto temporale e in continuo cambiamento; per ottenerlo ci si affida alla produzione di metafore e concetti. Il poeta barocco cerca di indurre il lettore a collegamenti strani e bizzarri.
Marino fu l’autore che ebbe maggio successo. Si distinguono diverse correnti : il marinismo, l’antimarinismo (che condivide il nuovo gusto ma rifiuta di riconoscersi in Marino), e i barocchi moderati (marinisti che fecero un uso temperato di metafora e concettismo). Tuttavia a Firenze e Roma resistette un filone classico.

Giambattista Marino
Nacque a Napoli nel 1569, adolescente fu aiutato da Manso (biografo di Tasso) che lo influenzò notevolmente. Lasciò la città natale per accuse di immoralità, risiedette a Roma, Ravenna, Torino (qui visse 7 anni e passò diversi mesi in carcere, scrisse la Lira) alla corte dei Savoia. E a Parigi fu chiamato da Maria de’ Medici, quando Luigi XIII giunse al potere, M. attraversò un periodo difficile, ma riuscì presto ad ingraziarsi il sovrano, pubblicando un poema a lui dedicato, l’Adone (il più lungo della letteratura italiana). Nel 1625, dopo essere tornato a Napoli, muore per ragioni di salute. Altre sue opere sono delle lettere, la Sampogna. L’unico criterio estetico che rispetta è il successo, stabilito dal numero dei libri venduti.

La Lira
Pubblicata nel 1614, è divisa in 3 parti, le prime due contengono i testi già presenti nelle Rime. È suddivisa per generi e temi e l’attenzione è centrata su dati esterni, prevale un atteggiamento visivo, piuttosto che psicologico, e non esiste partecipazione sentimentale. Introduce neologismi e parole desunte dal volgare e dal latino.
L’Adone

Fu pubblicato a Parigi nel 1623, con una prefazione in francese di Jean Chapelain e una dedica dell’autore al re di Francia Luigi XII. Marino vi lavorò tutta la vita. È un poemetto idillico-mitologico; formalmente appartiene al genere epico, ma il poema tratta di più la pace che la guerra, trattando maggiormente argomenti interiori, ma si limita a qualche concessione esteriore per evitare la censura, sottolineando ad esempio che perseguire piaceri eccessivi è un male). Ma ciò non bastò, e infatti la Chiesa lo pose all’indice.
L’opera non segue un ordine narrativo consequenziale e rigoroso, ma procede per digressioni ed episodi secondati. La varietà e la molteplicità del poema ben riflettono la nuova prospettiva policentrica e multiforme. Quanto al linguaggio esso si rifà alla lingua comune, arricchita con neologismi, latinismi e dialettalismi.
È il poema più lungo della letteratura italiana, e per quanto concerne la trama possiamo suddividere i 20 canti in 4 blocchi.
La storia narra dell’innamoramento di Venere e Adone per merito di Cupido (che lo fa per vendicarsi della madre Venere). Adone dovrà superare numerose peripezie e anche una partita a scacchi che gli farà ottenere la signoria di Cipro, che rifiuterà, e infine Adone muore e Venere parte.

Il poema eroicomico
Nel Seicento il genere epico entra in crisi. Il poema eroico tende a porre in primo piano gli aspetti privati, pacifici e amorosi (l’Adone di Marino), o assume l’aspetto del poema sacro, oppure ancora assume caratteri comici o parodici. Nasce il poema eroicomico e l’iniziatore è Alessandro Tassoni con la secchia rapita; egli rappresenta la spregiudicatezza di una nobiltà laica, curiosa e intraprendente. Il poema (e il genere) rispetta i principi di unità e verosimiglianza aristotelici, strutturato secondo i procedimenti dell’epica. L’autore mescola episodi storici diversi e lontani e inoltre le cause del conflitto sono motivazioni futili, che rendono il poema apparentemente reale.

Il trattato letterario, morale e filosofico
Nel corso del Settecento il trattato tende a diventare un’esposizione logicamente argomentata di una varietà personale e parziale che viene espressa in forme rigorose e scientifiche, avvicinandosi al saggio moderno.
Alla fine del Seicento si diffonde a Napoli il movimento del Giusnaturalismo meridionale, a cui si collega Pietro Giannone (Istoria civile del Regno di Napoli).

Autobiografia e Giovan Battista Vico
Anche l’autobiografia si rinnova e viene vista come resoconto storiografico. La straordinaria novità di Vico sta nel suo porsi come fondatore di una scienza nuova, che si occupa di stabilire un nesso tra storicismo e interpretazione. Egli nasce nel 1668 a Napoli, compie gli studi presso i gesuiti e ottiene una cattedra di eloquenza all’università. Passa una vita appartata, lontano dall’attività pubblica, e muore nel 1744.
Scrive l’Autobiografia, il De antiquissima italorum sapientia, il Diritto Universale e la Scienza Nuova, a cui lavorò per oltre 20 anni della sua vita, sino alla morte, si può suddividere in 5 libri in cui inserisce le degnità (aforismi o assiomi), la spiegazione della nascita del linguaggio poetico, dei riti e delle istituzioni civili, la questione omerica, il percorso delle civiltà attraverso tre età (degli dei, degli eroi e degli uomini), e l’esposizione della teoria dei corsi e ricorsi storici.

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