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Giambattista Marino

Giambattista Marino è il massimo esponente della poesia barocca del XVI secolo. Nato a Napoli il 1569, vive perciò l’inizio del 1600 e ne assorbe inevitabilmente le inquietudini, le incertezze, la stessa ideologia. Viaggiò per molti corti italiane e, come pochi suoi colleghi dell’epoca fu molto ambito in ogni città e corte, tanto da essere conteso, per procacciarsi la sua straordinaria vena poetica. Peculiarità delle sue poesie è naturalmente il carattere encomiastico: numerose raffigurazioni pittoriche ed elogi poetici, garantivano a un casato nobile un maggiore consolidamento del potere. Fu un personaggio particolarmente interessante, per il suo carattere eccessivo nelle adulazioni, la usa superba presunzione e la manifesta superiorità sui suoi colleghi con cui era solito presentarsi e che, non poche volte gli procurarono le inimicizie di molti ambienti intellettuali. La sua grandezza fu talmente smisurata e la notorietà così popolare che, si parla di “marinismo”. Molti poeti dell’epoca, infatti, fecero riferimento ai canoni proposti nelle sue opere che, determinarono la fondazione di una vera e propria scuola poetica. Scrisse parecchie opere, tra le più importanti “La Lira” e “La Sampogna” anche, se compose altri scritti originali in cui il tema amoroso diviene espressione del piacere sensuale e fisico oltre che causa di tormento e sofferenza. Si tratta, ovviamente di un topus classico, che rintraccia le fila nella lirica provenzale. Il tema amoroso, diviene una riflessione artificiale, svuotata di ogni significato e valore culturale.

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