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Giambattista Basile

Giambattista Basile (1575-1632) nativo di Napoli svolse un’intensa attività di funzionario e di letterato. Dopo aver girato buona parte dell’Italia, si arruolò come mercenario nelle milizie della Repubblica di Venezia. Ritornato a Napoli, la sorella Adriana, celebre cantante, lo inserì nei salotti nobiliari. Basile iniziò allora un’attività di cortigiano e organizzatore di cultura, al servizio di vari signori: il duca d’Alba, vicerè di Napoli, il principe Caracciolo di Avellino, il duca di Mantova, Ferdinando Gonzaga, che lo nominò cavaliere. Compose alcune opere poetiche, ma il suo vivissimo interesse per le tradizioni popolari e per la lingua napoletana lo portò a scrivere nel dialetto della sua città “il Pentamerone” (1632), la più significativa raccolta di fiabe seicentesche. L’opera pubblicata postuma è detta anche “Lo cunto de li cunti overo lo trattenimento de piccerille (La fiaba delle fiabe ovvero il passatempo dei piccoli)” destinata, più che alla lettura, alla conversazione nelle piccole corti napoletane nel momento del dopopranzo. La rielaborazione di un materiale sia colto sia popolare, la vivacità del linguaggio, le bizzarre metafore, lo stravagante elenco di numerosi giochi (Nascondino, Compagno mio sono ferito, Scarica la botte, Salta un palmo, Re di bastoni, Gatto cieco, Scaricabarile, Altalena), testimoniano la capacità di Basile di rivivere le tradizioni locali con grande arte e letteraria. I fratelli Grimm, nell’Ottocento, valorizzeranno l’opera, poi tradotta da Benedetto Croce nel 1925.

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