Un'età di rinnovamento

La crisi culturale che aveva imperversato alla fine del rinascimento si era ormai consumata senza produrre un'opera che esprimesse l'intimo travaglio e l'ansia di rinnovamento di una società sempre più consapevole della sua decadenza materiale e spirituale.
L'unica prospettiva capace di impostare i mutati rapporti con la realtà, la nuova dimensione della vita fu offerta dalla scienza.
Il metodo scientifico Galileiano poneva le basi di una nuova misura della realtà, sostituendo al possesso della verità, la ricerca della verità, alla certezza della fede la necessità della conoscenza.
Il metodo, i risultati e i principi informatori della speculazione scientifica del '600 furono esportati in Europa dove ebbero terreno fertile, rispondendo alle esigenze materiali e culturali della civiltà contemporanea.
La grande protagonista di questo periodo è la borghesia che ha fondato la società, civiltà moderna con il suo spirito di iniziativa e la sua spregiudicatezza, lottando contro le forze del passato che ormai simboleggiavano la vecchia cultura composta solo da autorità e principi astratti.

Le borghesie nazionali affermano e consolidano nuove forme di organizzazione statale e nuove istituzioni civili.
Gli strumenti di allora e di affermazione della borghesia sono elaborati e fondati sul piano della cultura e si trasformano in modo di vivere e di pensare. La forma di vita e di attività rappresentata dalla borghesia esprime il rifiuto dell'autorità e dell'astrattezza attraverso la scienza che consente la vera conoscenza della natura per sfruttarne le leggi e le risorse, e la filosofia che concepisce la verità come spirito di ricerca razionale e una concezione della vita che identifica nella libertà i diritti e la dignità dell'uomo.
Le scoperte Galileiane cadono in un clima culturale molto favorevole, avviato nelle stesse direzioni e maturo per coglierle e svilupparle.
L'ansia di novità e il bisogno di svecchiamento letterario e culturale che uniscono il barocco e la scienza galileiane, consentono agli intellettuali italiani di cogliere l'ondata di novità nella cultura europea e di assimilarne le sollecitazioni in tutti i campi, dalla scienza, alla meditazione sulla storia, sulla politica e sulle istituzioni civili, alla coscienza letteraria, consapevole dei suoi limiti poetici e del suo valore di formazione e promozione culturale e sociale.
L'indirizzo culturale del tempo gravita tutto sulla ragione, si rifiutano tesi preconcette accettando solo l'evidenza della realtà, tutto ciò determinò un indirizzo razionalistico nel pensiero, il cui massimo esponente il francese Cartesio (contribuì al rinnovamento culturale nella penisola).
In Italia il rinnovamento culturale che si sviluppò può essere diviso in due settori e articolato in due momenti, l'Arcadia promosse il rinnovamento della poesia, alla quale seguì più tardi l'Illuminismo, fautore di un più profondo rinnovamento nelle lettere e nella vita civile.
Tutti e due i movimenti si fondano sulla ragione ma nel primo caso significa chiarezza e semplicità di idee, schiettezza nei sentimenti, linearità e ordine nell'espressione, mentre nel secondo significa metodo scientifico per affrontare i problemi economici, politici, sociali e civili della società contemporanea.
L'Arcadia portò un rinnovamento in gran parte formale ed esteriore, una specie di restaurazione del gusto in nome della ragione e delle sue innate doti di chiarezza e semplicità contro la fantasia e i suoi assurdi e illogici eccessi. Buon gusto in senso classicistico.
L'Arcadia non poté rinnovare la nostra poesia, perché era l'espressione di un mondo frivolo, salottiero di dame e damigelle ormai svuotato di un vero impegno nei confronti della vita e della società.
Il rinnovamento venne invece dalla borghesia, sensibile alle esigenze della società che si andava modificando.
La nuova corrente culturale si chiamò Illuminismo, perché si pensò di rivolgersi alla ragione per trarne trovare i “lumi” che guidassero l'uomo a riparare errori di secoli e ad avviare il progresso in tutti i campi.
Il passaggio dall'Arcadia all'Illuminismo è segnato da una crisi interna della cultura italiana.
La prima fase arcadico – razionalistica della letteratura settecentesca è impegnata a rinnovare la poesia ma solo su un piano estetico – formale, mentre l'aspirazione a un rinnovamento della società è affidata a un ritorno all'ingenuità e alla semplicità della vita di natura, che però finisce in un gusto idillico e morbido e salottiero: Metastasio.
Lo sviluppo del razionalistico in illuminismo mise in evidenza quel gusto idillico che sembrava essere sempre più evasivo rispetto ai veri problemi contemporanei, di cui invece se ne occupava la borghesia.
L'accentuato interesse per gli studi storici, per l'erudizione, e il contributo dei viaggi e dai contatti con gli illuministi influì moltissimo sullo svecchiamento della nostra cultura.
Lo svecchiamento prodotto dall'illuminismo nella società aristocratica riflette il fatto che ora la poesia scivola dall'Arcadia verso la grazia classicheggiante e raffinata del Rococò.
Metastasio rappresenta la poesia arcadica.
Goldoni si muove metà fra le esigenze delle riforme illuministiche e la garbata e sorridente del saggio e fiducioso razionalismo della migliore Arcadia. Parini esprime le istanze della cultura illuministica riportandola nella zona più intima e distaccata della forma classicheggiante aperta all'imminente neoclassicismo. Alfieri riassorbe l'Illuminismo e lo supera con una sensibilità già intensamente e drammaticamente romantica.

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