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La Scapigliatura (a metà tra Positivismo e Decadentismo)

1700: Illuminismo (ragione)
Fine 1700: Neoclassicismo (ragione) antitetico Preromanticismo (sentimento)
I metà 800: Romanticismo (sentimento)
II metà 800: Positivismo – Realismo (ragione)
Il Positivismo si suddivide in:
Naturalismo (In Francia)
Verismo (In Italia)
Esso deriva dalla Rivoluzione industriale ed è antitetico al Decadentismo (francese, sentimento)

Il termine Scapigliatura(neologismo, milanese) designa una vita sregolata, viene recuperato nell'800 da Arrighi che lo utilizza nel titolo del suo romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio, per designare un gruppo di giovani ribelli che vivono una vita anticonvenzionale e disordinata.
Inizialmente Arrighi intende un modo d'essere, poi il termine passerà a designare un gruppo di artisti di area milanese, indicherà il loro atteggiamento nei confronti dell'arte e della letteratura. La polemica degli scapigliati è condotta contro la società, contro l'ipocrisia di una vita borghese che chiude gli occhi davanti alla realtà inquietante.

E' un fenomeno culturale che interessa il nord Italia (Piemonte e Lombardia) in particolare a Milano. In questa città emergono più forti e distinte le contraddizioni di una cultura spinta verso la modernità. Non è un caso che la Scapigliatura nasca a Milano che in quegli anni elabora il mito della "capitale morale d'Italia". Le grandi trasformazioni sociali sono evidenti, la vita è dominata dal nuovo mito dell'efficienza, dal culto del lavoro e del buon funzionamento delle cose. Qui il 5 maggio 1881 verrà inaugurata la grande Esposizione nazionale delle arti e dell'industria, esaltazione del progresso tecnico e scientifico.

E' un fenomeno composito e disomogeneo, circoscrivibile tra le nuove generazioni di intellettuali che pur appartenendo alla borghesia, ne contestano il conformismo e la logica del profitto. Matura l'interesse nei confronti della nuova poesia del "maledetti" francesi, in particolare di Baudelaire, di cui gli scapigliati accolgono la vocazione al ribellismo e allo scandalo. La Scapigliatura non è un movimento unitario, diversi sono gli atteggiamenti di vita, le scelte stilistiche e le posizioni politico-sociali. Tutti condividono un generico ribellismo, un'esigenza di rompere gli schemi.

Vi è un'eterna protesta dell'artista che rivendica la superiorità dei valori dello spirito su quelli materiali. Tale protesta assume tra gli Scapigliati un valore particolare, essa rifiuta la logica del mondo moderno, fondato sugli interessi economici e la produttività. Essi rivendicano il valore dell'arte contro la logica dell'utile, cercano di mettere a nudo le contraddizioni del mondo moderno. La denuncia è espressa con toni violenti e polemici. In questa realtà l'artista diventa una figura di emarginato: chi decide di perseguire nella sua vita la strada artistica è automaticamente escluso dalle normali forme del contesto sociale. La coscienza di questa emarginazione sociale conduce gli artisti ad una vita da ribelle, al di fuori degli schemi correnti.

La riflessione sull'inutilità dell'artista nel mondo moderno assume tono particolare nell'Italia degli anni 60. La raggiunta unità nazionale viene vissuta in maniera traumatica: sembrano lontanissimi i grandi ideali del Risorgimento. L'intellettuale si sente impotente di fronte ai grandi problemi posti dal nuovo Stato. In molti artisti si fa acuta una crisi di identità che rende sempre più chiaro il senso della propria emarginazione. Gli esponenti della Scapigliatura sono legati da un atteggiamento intellettuale di rivolta verso l'ordine esistente. L'anticonformismo e la ribellione rendono gli Scapigliati vicini agli artisti "maledetti" di area francese.

Gli Scapigliati hanno un legame con alcuni scrittori del primo Ottocento europeo. Si tratta di autori che operano nella dimensione del fantastico e sono attenti al lato irrazionale della profondità umana come Hoffman, Heine e de Nerval. Punto di riferimento sono soprattutto Baudelaire e Edgar Allan Poe dai quali derivano tematiche nuove per la cultura italiana:
il sogno e il demoniaco, scaturiti dall'interesse per tutte le situazioni non riconducibili alla chiarezza della coscienza e da forme di sensibilità morbose ed eccessive. Il culto del bello e della purezza convive con l'ammirazione per le personalità demoniache, che sono un rovesciamento dei valori borghesi;

il tema del doppio, scaturito dall'attrazione per tutto ciò che rimanda alle laceranti contraddizioni della società industrializzata. L'opposizione bene/male, virtù/vizio, ideale/reale esprime la vera e profonda sostanza della vita degli uomini contemporanei, condannati a vivere in una situazione ddi angoscia e disperazione;
la ricerca del "brutto", mossa dall'idea che l'arte debba essere diretta espressione della vita. La fedeltà al vero è sentita come una reazione all'idealizzazione romantica e allo spiritualismo cristiano. Per opporsi al "bello ideale" si cerca di esasperare i risvolti più macabri e morbosi della realtà.

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