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Umanesimo e Rinascimento

Medioevo e Umanesimo: rottura e continuità
Per lungo tempo si è voluto vedere nell'Umanesimo, cioè in quel vasto e complesso processo di rinnovamento e trasformazione della cultura, delle idee, del busto e dei costumi che avviene in Italia e nel resto dell'Europa durante il secolo XV, una rottura netta con la tradizione della società medievale. Questa visione schematica e semplicistica è stata tuttavia rimessa in discussione da tutta una serie di studi che ha messo in luce i profondi e i negabili elementi di continuità tra le due epoche.

Il rinnovamento culturale
Il fatto veramente nuovo del secolo XV è dato dalla laicizzazione della cultura: i suoi centri si identificano sempre meno con le università tradizionali, e sempre più numerosi fioriscono gli studi e le accademie, patrocinati dal mecenatismo dei principi e dei signori: i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano, gli Estensi a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, a Roma sorge l'accademia romana, a Napoli l'accademia Pontaniana e Venezia che diventa un fiorentissimo centro culturale. Rifioriscono le acque della pittura, della scultura e dell'architettura (Brunelleschi, Masaccio, Donatello ecc) e si rinnovano la letteratura sia in Latino e sia in Borghese.

La formazione degli stati moderni
Il secolo XV segna la fine delle due grandi idealità medioevali: l'Impero e il Papato. In tutta l'Europa si affermano forti monarchie nazionali: Francia, Spagna e Inghilterra. Questa unificazione nazionale non era invece raggiunta nell'area del Sacro Romano Impero della nazione germanica, diviso in molteplici popoli e regni. Costantinopoli cadeva nelle mani dei turchi e in Russia nasceva nel granducato di Mosca.

La situazione in Italia: la discesa di Carlo VIII e le scoperte geografiche
In Italia si consolida e si estende una serie di signorie e di stati regionali, tra i quali primeggiano Firenze (Medici) e Venezia, lo stato feudale dei Savoia e il regno di Napoli. Il papato diventa uno stato fra gli stati, con tutte le degradazioni mondane e nepotistiche che gli furono proprie(Alessandro VI Borgia). Il secolo XV si chiude con due avvenimenti molto significativi: la spedizione di Carlo VIII contro il regno di Napoli e quindi la lotta tra le grandi potenze per il predominio in Italia e poi la serie delle grandi scoperte geografiche.

La società nell'età dell'Umanesimo
Condottieri, politici, diplomatici, finanziari, mercanti ed esploratori: sono queste le categorie di persone in cui si esprime la società umanistica cosi diversa e varia rispetto a quella medioevale e accanto a questi si collocano i nuovi uomini di cultura, che si formano con dei tradizionali centri di studio e che coltivano i più disparati interessi, curiosi come sono di ogni forma di conoscenza e di esperienza.

Umanesimo "cosa vuol dire?"
Il periodo iniziale del Rinascimento è stato chiamato Umanesimo a causa del vero e proprio culto per le "humanae letterae" che ha a Firenze il primo e principale centro di irradiazione. Tutta una schiera di dotti e letterali si dedica con passione alla riscoperta dei classici latini e greci. Si frugano i monasteri dell'Italia, della Germania e dell'Oriente, si ricopiano e diffondono i codici, si cerca di stabilire la lezione esatta dei testi. Prende corpo la figura del letterato, cioè dell'uomo che con la sua cultura e la sua arte trascura le lotte quotidiane, identifica la sua dignità e il suo orgoglio nel processo di una vasta erudizione. Nel Rinascimento assistiamo ad un profondo rinnovamento che investe tutti i campi dell'attività umana: comincia a profilarsi in Europa lo stato moderno con confini equatoriali politici, con una salda organizzazione industrializzata a cui vertice sta un potere assoluto, con un sistema burocratico ed eserciti regolari. L'Italia, in ritardo sull'evoluzione politica rispetto agli altri stati europei, è invece all'avanguardia nell'evoluzione e l'espansione delle attività economiche e finanziarie, nello sviluppo della produzione e nell'incremento del commercio e del capitale finanziario. Tutto ciò conferisce una maggiore importanza alla Borghesia attiva e industriosa.

Filosofia, naturalismo e scienza nel Rinascimento: naturalismo e scienze occulte
L'età del Rinascimento può essere considerata come l'età del naturalismo: l'osservazione, la conoscenza della natura e il dominio che l'uomo cerca di esercitare su di essa derivano infatti proprio dall'atteggiamento fondamentale che l'uomo di questo periodo assume di fronte al mondo, dalla sua ansia di rinnovamento e dalla convinzione della sostanziale attività fra l'uomo e il mondo (tra microcosmo e macrocosmo). In questo contesto si può inserire il rapido sviluppo delle cosiddette scienze occulte(magia, alchimia, astrologia ecc) che sembrano particolarmente idonee a svelare i segreti della natura.

L'alchimia
Essa, già coltivata nell'età ellenistica e dagli arabi, si pone il problema di una trasformazione degli elementi avendo come obiettivo la scoperta della pietra filosofale capace di trasformare in oro e in argento i metalli e di fornire la pomacea, cioè il rimedio universale a tutte le malattie dell'uomo. Gli alchimisti costruirono anche degli strumenti per realizzare i loro esperimenti.

L'astrologia
L'astrologia è la conoscenza del cielo, del movimento degli astri e delle leggi che lo governano ed è anche la conoscenza degli influssi e dei condizionamenti che si suppone ne derivano agli eventi naturali e umani soggetti alle congiunzioni e alle opposizioni astrali. Contro quest'ultima eccezione dell'astrologia "Pico della Mirandola" condusse un'aspra polemica.

La magia
La magia, infine, esprime un dominio attivo sulle misteriose forze (spiriti,tenebre ecc) della natura che il mago può assoggettare ai suoi fini comprimendole o scatenandole. Molto celebre fu la figura del mago Paracelso anche per le sue grandi doti terapeutiche.

Le origini della nuova scienza della natura: scienza e tecnica
Numerosi sono gli elementi che concorrono alla nascita di una nuova scienza della natura: le ricerche naturalistiche dei filosofi, l'idea di un ordine necessario della natura elaborato dai filosofi aristotelici, l'applicazione della matematica allo studio della struttura del corpo condotta dal neoplatonismo, la pratica dell'esperimento, dell'osservazione e le tecniche operative praticate dalle scienze occulte del rinascimento. Un contributo fondamentale e una mentalità nata fuori dalle scuole filosofiche tradizionali viene dato dallo sviluppo della tecnica connesso al mutamento delle condizioni sociali, politiche ed economiche di questo periodo, per esempio si pensi all'evoluzione urbanistica e ai relativi problemi di ingegneria ed architettura, allo sviluppo dei trasporti marittimi e alla necessità di escogitare nuove macchine per la guerra. Nelle botteghe degli artisti maturano non solo opere d'arte ma anche tutta una serie di osservazioni e di tecniche che riguardano da un lato la prospettiva, le leggi ottiche della statica, l'applicazione della matematica ad una realtà intesa come una quantità misurabile e dall'altro lato lo studio attento della struttura anatomica degli animali e delle piante.

Contesto sociale
Tra il 1400 e il 1500 l'Italia contava circa 10 milioni di abitanti, la maggior parte cittadini analfabeti. Queste masse rimasero del tutto estranee alla civiltà del Rinascimento che rimase la creazione di una èlite, cioè un gruppo ristretto di artisti, letterati, umanisti e scienziati. Le donne colte erano pochissime perchè la società era sempre dominata dagli uomini. La crescente economia e l'intensificazione dei traffici e dei commerci aveva portato nell'Italia una rivalutazione dei mestieri lucrativi, in particolare quello del mercante. Nel corso del rinascimento fu rivalutato il lavoro dell'artista sul quale gravavano secoli di pregiudizi, si trattava infatti di un lavoro manuale (la cosiddetta "arte meccanica") e quindi indegna di un individuo di condizione elevata. La posizione sociale dell'artista cambiò rispetto a quella degli artigiani, infatti crebbe la remunerazione per le loro opere anche se questo riguardava un piccolo gruppo degli artisti più famosi e ricercati.

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