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Il rapporto con l’antico e la nuova concezione dell’uomo

Il Quattrocento rappresenta un’epoca di grande innovazione e trasformazione nel pensiero intellettuale. Nel secolo precedente con Petrarca si erano anticipati i valori e percorsi culturali che in questo secolo saranno ampiamente realizzati. Il dato più evidente di quella civiltà che prende il nome di Umanesimo è la riscoperta del mondo classico e il mutato rapporto che avevano gli uomini con esso. Il rapporto con l’antico era stato filtrato attraverso la visione del mondo teologica e religiosa. Con Petrarca abbiamo assistito alla nascita di una nuova scienza, la filologia, che ampio sviluppo avrà nell’epoca umanistica. Gli intellettuali vanno alla scoperta di forme originarie dei testi del mondo classico, ma riscoprendo il senso che essi esprimevano rispetto ad una civiltà percepita ora distante. Gli intellettuali dell’umanesimo inaugurarono una nuova visione del mondo in cui acquista centralità anche in senso laico, l’uomo. Egli appare ora responsabile pienamente del suo destino, artefice della propria sorte, conscio della sua intelligenza: è appunto nella civiltà classica che gli umanisti vedono concretizzati i più alti valori morali e civili. Quindi assume valore l’impegno nella vita civile nella quale si esercita la “dignità dell’uomo”: nella Firenze della prima metà del 400 si svilupperà infatti quel filone dell’Umanesimo cosiddetto “civile” che affonda le sue origini nella tradizione comunale della città. La piena realizzazione della società signorile vedrà un allontanamento della vita civile dell’intellettuale. Luoghi per eccellenza per discussioni di tal genere saranno le accademie, dove gli intellettuali si riuniscono per discutere problemi di varia attualità artistica. L’Accademia fiorentina platonica a Firenze, che ebbe tra i suoi più convinti animatori Marsilio Ficino è una delle maggiori associazioni del genere in Italia, animate dalla volontà di approfondire gli studia humanitatis.

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