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La produzione in versi

Naturalmente resta viva la produzione in versi per tutto il Quattrocento sia in volgare, secondo il modello petrarchesco, che in latino. Al tempo dei Medici, nel periodo del carnevale, le strade di Firenze si animavano di carri che intonavano con accompagnamento musicale, componimenti caratterizzati dalla struttura metrica della ballata, detti “canti carnascialeschi” il quale fu praticato anche dalle più grandi personalità politiche. In realtà fu proprio il Magnifico che amava organizzare spettacoli e feste per guadagnarsi le simpatie del popolo e conferire splendore alla sua città, a favorire e rivitalizzare il genere, che aveva ormai assunto caratteri sempre più stereotipati e stantii. Tra i canti carnascialeschi composti da Lorenzo ricordiamo il Trionfo di Bacco e Arianna. L’opera accompagnava e illustrava uno dei carri destinati a sfilare per le vie di Firenze, ispirato a figure mitologiche: il corteo si apriva con Bacco, il dio del piacere accompagnato dalla sua sposa Arianna. Dietro a questo impulso edonistico si cela la malinconia per l’inesorabile trascorrere del tempo, che consuma la bellezza e la giovinezza. Lorenzo arriva al trono quando Firenze era ancora una repubblica e si sarebbe trasformata in una signoria solo nel 500. Anche lui esercita il mecenatismo circondandosi di persone famose come Leonardo, Michelangelo o filosofi come Pico della Mirandola e letterati.

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