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Poesia latina “minore” del ‘400


Caratteri della poesia umanistica. Poesia latina “minore” del ‘400: La retorica dell’imitazione e dell’emulazione dei classici caratterizza la poesia umanistica latina: una lirica giocata sull’allusione a modelli linguistici e letterari antichi in combinazione con esperienze private ed intime; oppure, nel caso della poesia cortigiana-encomiastica, testi che proiettano quegli esempi eccellenti su principi e mecenati contemporanei.
Giovanni Marrasio, nato a Noto all’inizio del ‘400, studiò nella spensierata Siena (1420-29) del Panormita e del Piccolomini coi quali strinse amicizia. A Siena si innamorò di Angelina Piccolomini, e per lei scrisse la raccolta di versi che gli diede la fama, l’”Angelinetum”, sette elegie d’amore appassionato che risentono del modello petrarchesco e dei grandi poeti d’amore latini (Properzio e Ovidio); dopo aver vissuto a Firenze, Padova, Ferrara e Napoli, e aver composto altri “Carmina varia”, tornò in Sicilia, dove morì nel 1452 (Caltanissetta).

Poesia latina “minore” del ‘400. Marullo e Sannazzaro: Tito Vespasiano Strozzi (Ferrara 1424-1505), visse nella corte estense, occupando anche cariche istituzionali, e a Ferrara morì nel 1505. Compose elegie d’amore: negli “Eroticon libri” descrisse la sua storia d’amore con Anzia sul modello degli Amores di Ovidio.
Giovannantonio Campano (Capua - Siena 1477) compose 8 libri di “Carmina” erotici e autobiografici, sulla natura ed encomiastici. Ugolino Vento (Firenze 1438 - 1516) raccolse le sue elegie nella “Flammetta”: un amore infelice cantato in toni ovidiani.
Battista Spagnoli (Mantova 1447 - 1516), priore dei Carmelitani, trattò temi religiosi in forme classicheggianti: apocalittici nel “De calamitatibus temporum”, mariologici e agiografici nelle “Parthenicae”.
Michele Marullo (Costantinopoli 1453 – Cecina 1500) in Italia esercitò la professione di soldato mercenario. A Firenze scrisse gli “Epigrammi”, raccolta polimetrica di brevi componimenti di raffinato gusto alessandrino.
A Napoli Marullo si era legato a Pontano e Iacopo Sannazaro. Quest’ultimo (Napoli 1456-1530), fu autore del famoso romanzo pastorale “Arcadia”, scritto in volgare, ma la maggior parte della sua produzione è in versi latini. Compose Elegiae e Epigrammi di vario argomento. L’opera latina più famosa rimane il “De partu Virginis”, elegante e raffinato poemetto di ispirazione religiosa e virgiliana sulla miracolosa nascita di Cristo.

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