Il poema cavalleresco

La narrativa cavalleresca del Quattrocento affonda le sue radici nella lunga tradizione medievale francese, sviluppatasi nell'area della Provenza e in parte anche dell'Italia settentrionale. Essa trattava di due temi principali:

1 la materia carolingia: narrava la guerra tra paladini e saraceni sotto al regno di Carlo Magno;

2 la materia bretone: narrava le vicende di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda

Più tardi, a partire dal Trecento, il tema cavalleresco viene ripreso nei cantari, componimenti in ottave, che venivano recitati nelle piazze di fronte a pubblici, ignoranti o analfabeti, con scopo didascalico. Facevano parte dunque di una tradizione orale, che si rispecchiava anche nella struttura del componimento stesso, fatto di frasi stereotipate e di elementi che tenessero accesa l'attenzione del pubblico. Ma è nel Quattrocento che si può assistere ad uno sviluppo massivo della tradizione cavalleresca, con il moltiplicarsi di poemi e poemetti in ottave. Autori colti come Matteo Maria Boiardo iniziano a riprendere questo tema, in una forma di poema completamente rielaborato al fine di dilettare un pubblico colto e raffinato. Scompaiono dunque gli epiteti e la trama diventa sempre più fitta e contorta, dando nuovo valore alla narrazione.

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